11 febbraio 2011

Dalla Phos-theoria del V sec. a.C. fino alla Phos-graphos del 1839 - Storia della fotografia

In questo articolo tratteremo di storia della fotografia, nata ufficialmente nel 1839 quando nel giro di poche settimane accadono due eventi chiave: a Parigi il 7 gennaio François Arago presenta all’Accademia di Francia i dettagli del processo dagherrotipico e Herschel suggerisce la parola fotografia , in una lettera del 28 febbraio indirizzata a William Henry Fox Talbot fondendo le parole greche phos (luce) e grapho (scrittura), come alternativa al termine eliografia di Niépce.

Tuttavia la sua storia nasce alcuni millenni prima, in Grecia, o forse in Asia....

La fotografia è nata per caso, ma inevitabilmente. Ed è figlia delle osservazioni sulla luce e sull’ottica di Pitagora, Aristotele ed Euclide.

Aristotele (IV sec. A.C.) osserva che i raggi del sole che passano per una piccola apertura producono un’immagine circolare.


"Ma la fotografia è stata inventata da Mo-Ti, per gli occidentali Mencius, nel V secolo assai prima del nostro fantasioso calcolo del tempo, l’era degli Stati Guerrieri in Cina", cito testuali parole di Giuliana Scimè, autrice del libro "Il fotografo mestiere d'arte", c'è da precisare che Mo-Ti non scoprì ovviamente la fotografia come la intendiamo noi oggi (per esempio le varie osservazioni e scoperte sulla luce ecc..), credo che questa notizia sia ancora work in progress.

Difatti aggiunge lei: "Uno scoop che mi riservo di svelare in un libro, quando la pigrizia, e il mondo perduto delle mie di­vagazioni quotidiane, riuscirò a ricacciare. Un pensiero ricorrente, ho, tuttavia: quante invenzioni, quante scoperte sono andate perdute nel corso dei secoli e dei millenni, per essere ri-inventate e ri-scoperte come fossero novità da strabilio."

Ad essa, però, si è giunti dopo lunghi periodi contraddistinti da una lenta evoluzione tecnologica contrapposta ad una formidabile spinta della scienza, dell’arte e dell’architettura. Fin dal ponderoso De Architectura di Vitruvio (I sec. A.C.), è il tema della prospettiva che avvicina matematici ed architetti.

Nel 1267 il monaco inglese Ruggero Bacone descrive la camera obscura e l’uso dello specchio da anteporre al "forame" per raddrizzare le immagini. Inoltre dal Quattrocento gli artisti mostrano uno spiccato interesse per l’ottica, ma solo come tecnica per gestire la prospettiva dei loro quadri. Nel 1515, alla camera obscura si riferisce Leonardo da Vinci, scopritore già nel 1472 della natura multicolore della luce.

Tra l’osservazione ad occhio nudo e l’osservazione meccanica il passo è breve tanto che la camera obscura si diffonde a cavallo del Cinquecento e del Seicento più di quanto non si possa immaginare.


Chi inventò la camera oscura "moderna"? Di sicuro, c’è il disegno dell’olandese Rainer Frisius (1545) che illustra la grande camera oscura utilizzata per l’osservazione dell’eclissi di sole dell’anno precedente.

Girolamo Cardano, invece, nel 1550 elabora la lente convessa applicandola al foro della camera obscura ed ottiene un’immagine più luminosa, mentre Daniele Barbaro scopre che adottando un diaframma più piccolo della lente si riducono le aberrazioni.


Giovanni Battista della Porta descrive il principio della camera oscura con foro stenopeico come ausilio al disegno ma il salto di qualità arriva quando il monaco Johann Zahn (1685), progetta una camera oscura con specchio a 45° dietro la lente per rinviare l’immagine verso l’alto e consentire un più facile ricalco sul vetro smerigliato. La camera oscura reflex con schermo smerigliato e portatile è nata.

Il Settecento è l'anno degli esperimenti chimici sull'assorbimento luminoso.

Schultze scopre nel 1725 che l’annerimento dei sali d’argento è dovuto all’azione della luce e poi Giovanni Battista Beccaria dimostra che l’annerimento dei sali d’argento è dovuto all’azione della luce e non dell’aria.

Il primo tentativo di fissare un’immagine su un supporto alla luce della scoperta di Schultze, fu quello di Thomas Wedgwood, con grande insuccesso poichè le immagini erano visibili pochi minuti, a lume di candela.

1819. Herschel scopre che l’iposolfito di sodio scioglie i sali d’argento. Il fissaggio nasce prima della fotografia.

Falliti gli esperimenti di Wedgwood, è il francese Joseph-Nicéphore Niépce a dare impulso alla soluzione del problema sfruttando la camera oscura per impressionare una lastra da incisori, nel 1826 ottiene la riproduzione su peltro di una stampa del cardinale George d’Amboise e successivamente riesce con un esposizione di 8 ore nell'impresa di realizzare la prima immagine fotografica: espone nella camera obscura una lastra per eliografia, chiamata "Veduta dalla finestra di Gras" (qui in basso).



Louis Mandé Daguerre, un pittore che stava facendo fortuna col un grande spettacolo ad effetti con giochi di luci e fondali mobili (detto Diorama) che lui stesso dipingeva con l’ausilio della camera oscura, entra in contato con Niépce e fanno società. Dal loro contributo reciproco, nascerà il dagherrotipo, con il quale Daguerre fotografa il Boulevard du Temple di Parigi nel 1838 e fissa la prima immagine umana: un gentiluomo fermo dal lustrascarpe.



Oltre ai due francesi, anche in Inghilterra qualcuno lavorava attorno alla stessa idea. é William Henry Fox Talbot che nel 1833 usando un apparecchio soprannominato "trappola per topi", Ottiene su carta al nitrato e cloruro d’argento l’immagine negativa (6x6cm circa) di una finestra. Chiama l’immagine "disegno fotogenico".



Il suo procedimento di negativo-positivo verrà indicato come calotipico, scontrandosi duramente con quello dagherrotipico, per il primato fotografico.

Articolo scritto da Andrea Cogumelo