4 ottobre 2013

Mimmo Jodice. Uno sguardo moderno su un passato lontano


Mimmo Jodice è uno di quei fotografi che, pur amando le novità della tecnologia, riesce sempre a mantenere nei suoi scatti un forte attaccamento alle origini. Ma non si tratta solo delle proprie origini, quelle della città di Napoli, ma di un passato comune a tutti noi, di una cultura che indiscutibilmente, per quanto dimenticata, ci appartiene nel profondo.

Il mondo mediterraneo e l'immaginario antico ad esso legato emergono nell'opera di Jodice, che più che fotografo forse dovremmo definire artista. Si, perchè attaverso il mezzo fotografico egli incarna il duplice ruolo di testimone e portavoce di una realtà, ma quella realtà poi la reinventa grazie all'obbiettivo, distorcendola e conferendole nuovi significati.

Così il mondo classico è protagonista indiscusso di molte delle sue fotografie, ma è ricreato con l'aiuto della modernità. Jodice imprime nella pellicola figure che sembrano uscite da un tempio antico: bellissime statue greco-romane, che però vivono nel presente, attualissime grazie al ritocco digitale.

Tutte rigorosamente in bianco e nero, sono immagini inquietanti e metafisiche, che presentano volti che spesso sembrano emergere appena da un buio assoluto, che ne alimenta il mistero e l'ambiguità. Quasi sempre volti in primo piano che occupano claustrofobicamente lo spazio della foto, o più raramente personaggi a figura intera che si stagliano in penombra nell'atto di muoversi, con questi scatti Mimmo Jodice ci riporta 2000 anni indietro e ci fa rivivere la magia di un passato glorioso, ma attualizzato in un'atmosfera enigmatica e soprannaturale, dalla quale anche lo sviluppo tecnologico ci ha allontanati.


Tuttavia, nonostante i secoli trascorsi, il lavoro di questo fotografo pienamente “mediterraneo” ci ricorda che il classico fa parte di noi, e che attraverso la fotografia possiamo creare nuovi spunti di interpretazione.

Le sculture, spesso smembrate, raccontate dalla mano di Jodice, giocano molto su un piano emozionale: la mancanza di una collocazione in uno spazio preciso, l'oscurità che le circonda, il primissimo piano, le espressioni spesso fisse verso lo spettatore contribuiscono ad alimentare il senso di un mondo criptico che sta lottando per riemergere.

Ma anche i grandi movimenti artistici del Novecento non sono dimenticati dal fotografo, che in alcuni scatti propone composizioni che si ispirano chiaramente al Surrealismo, in particolare a Magritte.

È il caso ad esempio di una scultura femminile a mezzo busto della quale vediamo solo la metà del volto, di cui è anche accentuata l'atemporalità attraverso la posa e lo sfondo.


Tra Giorgio de Chirico, René Magritte e la statuaria antica dunque, Mimmo Jodice, più che portare noi nel passato, pare riportare questo mondo lontano ai giorni nostri.

Lea Ficca
www.ilmuromag.it