4 agosto 2016

La fotografia del XX secolo nell'Africa centrale e occidentale

Questo articolo fa parte della rubrica: La Storia della Fotografia da Aristotele ai giorni nostri

Il mezzo fotografico ha raggiunto le città costiere dell'Africa occidentale subito dopo la sua invenzione e gli operatori africani erano attivi già dal 1860. La fine del XIX secolo ha visto la diffusione di studi commerciali dalla costa fino ai centri abitati dell'interno. Le politiche di regolamentazione della fotografia da parte delle autorità coloniali variava molto a seconda della zona e non sempre favoriva lo sviluppo di fotografi indigeni. All'inizio del ventesimo secolo gli studi fotografici parteciparono al mercato internazionale della cartolina, fornendo immagini agli editori europei e distribuendo il lavoro a livello regionale per gli occidentali (ma raramente agli africani). 

Foto di Fancoise Edmond Fortier

Il più importante produttore locale di cartoline è stato il francese Edmond Fortier, attivo in Senegal. Il grande progetto di Fortier è stato descritto da David Prochaska nel suo articolo sull'arte africana "Fantasia of the Phototheque: French Postcard Views of Colonial Senegal'' (1991).

La spinosa questione se i fotografi africani avessero una visione diversa rispetto ai loro omologhi europei è considerata da Christraud Geary nel suo libro "Delivering Views: Distant Cultures in Early Postcards" dove si offre una risposta sfumata, riconoscendo sia la potenza delle convenzioni occidentali sia la possibilità di una particolare visione africana. Dopo la seconda guerra mondiale si ebbe un boom di studi fotografici di ritratto gestiti dagli indigeni per rispondere alla crescente domanda di una classe media africana in crescita.

Foto di Mama Casset
Foto di Seydou Keïta

Foto di Seydou Keïta

Nel 1940 i fratelli Mama e Salla Casset furono pionieri della fotografia in Senegal con il loro studio a Dakar.

La fotografia di ritratto in Africa occidentale raccolse molta attenzione in occidente grazie alla spinta del fotografo malese di fama internazionale di Seydou Keïta che ha iniziò a lavorare a Bamako, in Mali.

In genere i modelli di Keïta si avvalevano di costumi e oggetti di scena per avere un'aspetto moderno, l'affascinante migrazione del suo lavoro dal contesto del Mali al canone della fotografia d'arte occidentale è stata esplorata nell'articolo "Issues of Authorship in the Portrait Photographs of Seydou Keita" di Elizabeth Bigham.

Malick Sidibé

Philippe Koudjina

La nuova generazione di ritrattisti attivi dopo l'indipendenza nazionale, come il malese Malick Sidibé e il nigeriano Philippe Koudjina, evitarono la formalità del lavoro di Keïta, portando spesso la fotocamera fuori dallo studio per fotografare il tempo libero di una fiorente cultura giovanile.

Samuel Fosso, un'operatore di studio nella Repubblica Centrafricana, ha infranto le tradizionali convenzioni in studio nel 1970 con una serie di teatrali autoritratti.

Foto di Samuel Fosso

Nel 1980 con l'arrivo della fotografia a colori iniziarono a scomparire dalla scena i fotografi di studio. Un'eccezione è costituita da Phillip Kwame Apagya che lavorò a Shama, Ghana dal 1982, basandosi su fondali dipinti per creare ambienti fantasiosi per i suoi modelli.

Foto di Phillip Kwame Apagya

Foto di Phillip Kwame Apagya

L'uso di fotografie come documenti antropologici ed etnografici è un altro oggetto di studio contemporaneo. L'etnografia coloniale è inevitabilmente associata con la potenza coloniale, la sua fotografia rivela i rapporti irregolari di potere al centro di questo sforzo.

D'altra parte, le spedizioni occidentali hanno spesso mantenuto uno stock di immagini con cui impressionare gli indigeni, che forniscono involontariamente agli indigeni stessi un mezzo per scrutare l'Occidente.

Tra le opere scientifiche contemporanee che analizzano  la fotografia etnografica ne troviamo due che trattano di importanti spedizioni in Congo prima del primo conflitto mondiale: gli sforzi della spedizione di cui era a capo Emil Torday e del fotografo M. W. Hilton Simpson sono considerati da Jan Vansina in "Photographs of the Sankuru and Kasai River Basin Expedition Undertaken by Emil Torday (1876–1931) and M. W. Hilton Simpson (1881–1936)", mentre il lavoro di Herbert Lang è discusso da Enid Schildkrout in "The Spectacle of Africa Through the Lens of Herbert Lang: Belgian Congo Photographs, 1909–1915".

L'opera di Casimir Zagourski, "A pole active in the Belgian Congo between the wars", le cui fotografie sono raccolte in una serie dal titolo L'afrique qui disparaît, mostra come le cartoline e gli album servirono come mezzi importanti alla distribuzione delle immagini etnografiche.

Fotografia originariamente utilizzata per mostrare il potere dominante coloniale mantenuto in Africa.

I progetti fotografici coloniali sponsorizzati dal governo erano spesso strutturati attraverso opposizioni binarie tra "civili" (europei o africani occidentalizzati) e "selvaggi" (segmenti '' illuminati della popolazione). Christraud Geary nel suo libro "In and out of Focus: Images from Central Africa, 1885–1960" racconta la lunga storia della produzione delle immagini coloniali in Congo, le quali circolavano in Europa come cartoline e attraverso periodici illustrati come "L’Illustration Congolaise" (1924–1940), le fotografie erano propaganda visiva per la tutela e lo sviluppo morale dei nativi, solo a tratti contestate dai riformatori, le cui fotografie misero a nudo la brutalità del regime coloniale.

La consapevolezza politica africana di una autorappresentazione nel periodo coloniale si è verificata nelle immagini del re Ibrahim Njoya di Bamum, in Camerun.

Le immagini di Christraud Geary sono raccolte nel volume "Images from Bamum: German Colonial Photography at the Court of King Njoya".

Eccezioni precedenti a parte, gli anni immediatamente successivi all'indipendenza nazionale negli anni 1950 e 1960 hanno visto la massima fioritura della promozione fotografica da parte di programmi politici africani.

Agenzie di stampa ufficiali come Syli-Photo in Guinea, Congopresse nella Repubblica Democratica del Congo e ANIM in Mali, furono realizzate da personaggi pubblici e da capi carismatici dell'epoca. Tra i molti fotografi impegnati in questo sforzo vi era Keïta, che ha lavorato sodo per il governo del Mali dal 1962 al 1971. Il momento dell'indipendenza nazionale ha visto anche la fioritura dei mass-media indipendenti, come Drum, rivista che come ho scritto in questo articolo "La fotografia del XX secolo nel Sud Africa" è nata in Sud Africa ed ha pubblicato edizioni anche in Ghana e in Nigeria.

Rotimi Fani-Kayode, Adebiyi, 1989

Foto di Iké Udé - SARTORIAL ANARCHY

Collage di Godfried Donkor

Tra gli artisti contemporanei dell'Africa Occidentale è degno di nota il fotografo Rotimi Fani-Kayode, che ha esplorato, in collaborazione con il fotografo inglese Alex Hirst, il collegamento tra il corpo e un'identità, che nel suo caso era nero, africano e omosessuale. Vanno ricordati anche i fotografi Iké Udé e Godfried Donkor, il primo è un fotografo nigeriano-americano conosciuto per i suoi ritratti fotografici concettuali che esplorano temi della rappresentazione e sessuali, culturali e di identità stilistica. Udé attualmente vive e lavora a New York City, mentre il secondo è conosciuto principalmente per il suo lavoro di collage, ed è stato descritto come simile a Keith Piper e Isaac Julien. Alcune delle sue opere raffigurano pugili, come ad esempio Jack Johnson e Muhammad Ali. Ha effettuato numerose mostre personali, sia negli Stati Uniti e in Europa, ed è stato il rappresentante del Ghana alla Biennale di Venezia 2001. Il lavoro di Donkor è nella collezione del Museo Nazionale d'Arte Africana allo Smithsonian Institution.

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