31 luglio 2016

La fotografia del XX secolo nel Sud Africa

Questo articolo fa parte della rubrica: La Storia della Fotografia da Aristotele ai giorni nostri

La fotografia è stata praticata in Sud Africa fin dai primi giorni del mezzo fotografico. Secondo lo studioso Karel Schoeman, proprio come è diventata popolare all'estero, le immagini in lastra di vetro, dagherrotipi e ambrotipi, così come le immagini di carta vennero realizzate anche in Sud Africa da amatori e artisti in viaggio, dal 1846 si sviluppò il campo della fotografia commerciale in studio.

Le convenzioni per i modelli e il loro abbigliamento seguirono quelli dell'Europa Vittoriana. Notevole anche per questo periodo sono stati gli studi antropometrici sulle persone di Khoi-San fatti da Wilhelm Bleek, la cui attenzione era più rivolta agli aspetti della descrizione fisica e agli articoli di abbigliamento degli indigeni. 

South Africa Gold Miners from the Carpenter Collection, ca. 1890-1923

Dal 1890 le cartoline furono prodotte anche in Africa del Sud, principalmente per il consumo turistico, descrivevano scene nelle miniere d'oro e di diamanti, l'ascesa delle grandi città come Città del Capo, Durban, Port Elizabeth e Johannesburg, meraviglie tecnologiche come la ferrovia, ma anche gli orrori come il genocidio avvenuto durante la guerra Boera o le immagini degli africani che eseguivano punizioni corporali su altri africani.

La fotografia era inoltre utilizzata in Sud Africa come propaganda dai missionari, in particolare era molto impiegata la tecnica del "prima e dopo" degli indigeni convertiti vestiti in abiti occidentali. Inoltre, in Mozambico l'antropologo Henri-Alexandre Junod utilizzò la fotografia per presentare una visione della "primitiva" società Thonga che era vicina alla natura confrontandola con la società europea che stava sperimentando il trauma della industrializzazione.

Con la spartizione del continente africano tra le potenze europee dopo il 1884, quindi al culmine dell'impresa coloniale, i biglietti di auguri fotografici diventarono sempre più popolari, iniziarono a essere prodotti come stampe litografiche, includendo successivamente anche stampe fotografiche, quando la produzione divenne di massa venne utilizzato il processo della retinatura.

SA SOUTH AFRICA - CAPE TOWN - THE CASTLE - SALLO EPSTEIN & CO publisher

Christraud Geary osserva che nel 1900, Sallo Epstein era diventato il più grande editore di cartoline in Sud Africa. Epstein e altre case commerciali, così come i singoli artisti, hanno lavorato a lungo secondo le stesse linee guida in altri territori africani, riproducendo stereotipi molto simili tra loro sui nativi, come ad esempio quello del maschio guerriero solitario e del seducente ed erotico gruppo di donne.

È interessante notare che le immagini degli amaZulu erano particolarmente richieste all'estero, a causa della famosa resistenza della loro nazione contro le ambizioni territoriali europee sotto leader come Shaka, Dingane, e Cetshwayo.

Mentre sia in fotografia etnografica che commerciale, gli africani erano considerati essere parte della flora del paese, un piccolo numero di studi, come  H. F. Fine a Johannesburg, Deale a Bloemfontein, ed i fotografi ritrattisti viaggiatori hanno fotografato la classe media e piccolo borghese, realizzando foto molto diverse e lontane dagli stereotipi sui nativi. Queste immagini sono state per lo più dimenticate in magazzino durante gli anni dell'apartheid dal 1948 al 1994, ma sono state recentemente portate alla luce come parte del "Santu Mofokeng’s (1991–2000) conceptual archival project, The Black Photo Album/Look At Me 1890–1950".

The Black Photo Album / Look at Me: 1890-1950

The Black Photo Album / Look at Me: 1890-1950

Questi ritratti di famiglie nere danno un'immagine molto diversa rispetto alle fantasie che gli occidentali avevano sui nativi, affrontano la fotocamera con dignità e indossano abiti in stile vittoriano. All'altra estremità dello spettro è stata la pluriennale, "6000 image documentary project on native "types" di Alfred Martin Duggan-Cronin.

A.M. Duggan-Cronin
A Morolong Youth
South Africa, early twentieth century
A.M. Duggan-Cronin
Bomvana Initiates
1930

A.M. Duggan-Cronin
Ovambo (Ogandjera) Woman
1936

Le sue categorizzazioni tribali sono casuali e arbitrarie, ma le sue immagini hanno il vantaggio di dare dignità ai soggetti fotografati. Il suo pseudo-etnologico volume "The Bantu Tribes of Southern Africa (1928–1954)", tuttavia, sarebbe stato utilizzato in seguito dagli architetti dell'apartheid come Daniel Malan e Hendrik Verwoerd come prova della separazione naturale delle razze ed etnie.

Più vicini alla fotografia d'arte sono stati i molti ritratti degli amaNdebele scattati da Constance Stuart Larrabee nel corso del 1930 e 1940. Gli amaNdebele era un popolo le cui terre erano state prese nel corso del XIX secolo e vivevano sparsi nelle fattorie bianche a breve distanza dallo studio di Stuart a Pretoria.

Foto di Constance Stuart Larrabee

Foto di Constance Stuart Larrabee
Inoltre fu anche la prima donna corrispondente di guerra del Sud Africa durante la Seconda Guerra Mondiale.

Con gli anni 1950 e 1960 e il radicamento dell'apartheid nascono riviste come Drum e Zonk, che si dedicarono principalmente alla politica e alla vita sociale. Drum in seguito sarebbe stata stampata anche in Africa Occidentale e nei Caraibi, portando così immagini di vita del Sud Africa ad altre parti dell'Africa. In un momento di crescente animosità razziale, l'attivismo di Nelson Mandela e dell'African National Congress e la repressione del governo, sono stati fotografi di Drum magazine: Alf Khumalo, Jürgen Schadeberg, Peter Magubane, Ranjith Kally, G.R. Naidoo, and Bob Gosani.

Europeans Only - Foto di Peter Magubane

I fotografi neri furono trattati con particolare durezza da parte delle autorità. Nel 1969 Peter Magubane è stato rinchiuso in isolamento per due anni e gli fu vietato di scattare fotografie per altri cinque. In seguito ha lavorato per Time e ha pubblicato diversi importanti libri sulla rivolta nel 1976 degli studenti di Soweto e sulla lotta rivoluzionaria nel 1980.


Ernest Cole (1940 – 1990)
"I ragazzi neri fanno l'elemosina ai bianchi. Possono ricevere una moneta o, come in questo caso, si possono prendere uno schiaffo in faccia"
©The Ernest Cole Family Trust Courtesy of the Hasselblad Foundation, Gothenburg, Sweden

Il suo collega Ernest Cole è stato meno fortunato. Il libro di Cole "House of Bondage" fu pubblicato nel 1967 per un pubblico internazionale poiché fu vietato in Sud Africa, ma delle copie furono fatte circolare illegalmente all'interno del paese e il lavoro di Cole influenzò diverse generazioni successive di fotografi in bianco e nero. Incapace di vivere in Sud Africa dopo la pubblicazione del suo libro, Cole andò in esilio e, infine, morì senza un soldo per le strade di Manhattan.

David Goldblat, Miss Lovely Legs Competition, 1979-1980, Johannesburg South Africa

Foto di David Goldblatt - Nelson Mandela, Houghton, Johannesburg, Aprile 1994.

Un altro grande maestro del metodo documentario è stato David Goldblatt, che dal 1960 ha pubblicato numerosi impressionanti ritratti in una serie di opere tra cui Some Afrikaners Photographed e The Transported of KwaNdebele (1989). Goldblatt è stato anche il fondatore della scuola di fotografia "Market Photography Workshop".

Nel 1980 furono pubblicati due importanti libri fotografici: "South Africa: The Cordoned Heart", un saggio di venti fotografi africani e "Beyond the Barricades: Popular Resistance in South Africa", un progetto realizzato dal collettivo fotografico attivista Afrapix.

The Cordoned Heart racconta il sottosviluppo del Sud Africa nero. Esso contiene scene domestiche per lo più semplici e alcune immagini di raduni politici, l'unica immagine dello Stato è alla fine: in una foto di Omar Badsha, in cui si vede la polizia all'aeroporto intenta a scortare un prigioniero politico recentemente rilasciato. Al contrario, Beyond the Barricades è più duramente realistico, poiché include scene di agitazioni popolari e la violenza della polizia che permeava la vita del Sud Africa durante gli anni '80. Foto di poliziotti, manifestanti, striscioni e sangue sono ovunque in questo libro, ma ci sono anche le sezioni solo testuali in cui si chiarisce che la fotografia è stata utilizzata anche da parte dello Stato come strumento di sorveglianza.

I fotogiornalisti sono stati fondamentali per la documentazione delle atrocità commesse dalle forze di occupazione del Sud Africa in Namibia. Allo stesso modo in Mozambico, Ricardo Rangel istituì un istituto di formazione fotografica e di archivio per il lavoro anti-coloniale, il Centro de Formacao Fotografica a Maputo.

Poco prima delle prime elezioni democratiche in Sud Africa nel 1994, i fotografi di reportage erano molto richiesti dalle agenzie di stampa straniere, si ricordano una serie di fotogiornalisti intrepidi, tra cui Ken Oosterbroek, Mike Marinovich, Joao Silva e Ken Carter.

Dopo le elezioni e il più ampio accesso alle mostre internazionali dal 1990 ai primi anni 2000 si è anche assistito alla produzione di approcci più concettuali e sperimentali alla tecnica fotografica compreso l'uso di composizioni in serie disposte (Mofokeng e Abrie Fourie), la griglia (Hentie van der Merwe), stampe a colori a grandezza naturale (Zwelethu Mthethwa), media digitali (Minette Vari) e composizioni still-life (Lien Botha).

Foto di Berni Searle

Ad oggi in Sud Africa la fotografia tratta anche altre tematiche come il sovraffollamento e il degrado urbano, l'AIDS, lo stile di vita gay ecc... Fotografi come Andrew Tshabangu, Tracey Rose, Jean Brundrit, Berni Searle sono alcuni dei fotografi più noti nell'era post-apartheid.

Articoli correlati:


30 luglio 2016

Questo software può trasformare qualsiasi singolo JPEG in una GIF animata


Plotagraph Pro è un nuovo ed incredibile programma che può trasformare qualsiasi immagine fissa in un'animazione, generando un bel file di loop GIF o video. Non c'è bisogno di girare un video o catturare più fotogrammi, basta un'unica immagine in formato JPEG.

Plotagraph Pro è stato creato dal fotografo e artista Troy Plota, ed è sostanzialmente commercializzato come una semplice alternativa a Cinemagraph.

Ogni singolo JPEG può essere trasformato in un'animazione fluida ed esportato come GIF, MP4, MOV.

Il fotografo Trey Ratcliff ha animato alcune sue foto ottenendo risultati impressionanti che potete vedere nelle immagini qui in basso.



Plotagraph Pro è già stato utilizzato da aziende di grosso calibro come Chevrolet, Coca-Cola, Pepsi, e Airbnb. Adesso Plotagraph Pro è ora disponibile come beta pre-release ad un numero limitato di utenti.

Se volete vedere altri esempi di immagini trasformate con Plotagraph potete vedere l'account Instagram della società.

27 luglio 2016

Nikon lancia il Nikkor AF-S 105mm F1.4E ED dedicato al ritratto fotografico


Nikon ha lanciato il suo nuovo AF-S 105mm F1.4E ED, aggiungendo così un'altra ottica alla propria gamma di obiettivi a lunghezza focale fissa f/1.4 in formato FX. Inoltre è l'unico obiettivo autofocus da 105mm sul mercato con apertura massima f/1.4.

Il Nikkor AF-S 105mm F1.4E ED è il degno erede del famoso obiettivo NIKKOR 105mm f/2.5, si caratterizza per un nuovissimo schema ottico che garantisce un'eccezionale nitidezza da bordo a bordo e un bellissimo effetto bokeh, sia in condizioni di luce naturale che in studio. La lunghezza focale di 105mm e la ridottissima distanza di messa a fuoco di 1m consentono, inoltre, di realizzare ritratti a pieno fotogramma senza necessità di ritaglio.

Per garantire risultati ottimali nel modo del ritratto, i tecnici Nikon hanno rivolto particolare attenzione alla risoluzione anche sulle aree esterne del fotogramma ottenendo, come risultato, il flare di coma sagittale drasticamente ridotto ed una conseguente ottima riproduzione delle sorgenti di illuminazione puntiformi come piccoli punti arrotondati, anche ai bordi dell'immagine. La caduta di luce periferica viene controllata in modo efficiente per mantenere la luminosità nell'intero fotogramma durante le riprese con apertura massima, anche con la messa a fuoco impostata su infinito. Grazie all'esclusivo design ottico, l'intensità di "image blur" dell'immagine consente di avere un effetto bokeh straordinariamente uniforme e uno sfocato fluido. La resa delle immagini è caratterizzata da profondità e volume di livello professionale.

Nikon ha affermato: "L'obiettivo AF-S NIKKOR 105mm f/1.4E ED è un'entusiasmante aggiunta alla famosissima linea f/1.4 di Nikon. Avendo ereditato la storica eccellenza dei modelli precedenti, a partire dai primi obiettivi con innesto a baionetta F-Mount di Nikon, garantisce prestazioni ottiche e una risoluzione di altissimo livello, superiore persino a quelle degli obiettivi per ritratti da 85mm Nikon di fascia alta. Dai dettagli più minuti dei tessuti alle sfumature di colore dei capelli di un soggetto, questo eccezionale obiettivo consentirà ai fotografi di apporre il loro tratto distintivo in ogni ritratto realizzato".

Il diaframma a 9 lamelle arrotondate riduce la diffrazione, consentendo la fedele riproduzione degli elementi di una scena. Il meccanismo di apertura elettromagnetico contribuisce a ottenere un'eccezionale stabilità del controllo dell'esposizione, anche durante una ripresa in sequenza ad alta velocità. L'autofocus è fluido, discreto e rapido grazie al motore Silent Wave (SWM) di Nikon.

26 luglio 2016

Verizon sarà il nuovo proprietario di Flickr


Verizon sarà il nuovo proprietario di Flickr. Il gigante delle telecomunicazioni ha annunciato l'acquisizione di Yahoo tra cui Flickr e Tumblr per 4,83 miliardi di dollari.

Verizon raccogliere 1 miliardo di utenti attivi al mese - di cui 600 milioni di utenti mensili di telefonia mobile - attraverso questa acquisizione è diventato un giocatore importante nel settore dei media mobile.

Flickr vanta oltre 112 milioni di utenti, è stato originariamente acquisito da Yahoo nel marzo 2005 per qualcosa come 25 milioni di dollari e ha avuto i suoi alti e bassi sotto la sua gestione.

Un difetto di Flickr è sempre stato il non sapersi adeguare ai tempi, mancando di innovazione per rimanere un passo avanti ai concorrenti nel settore dei social network di immagini come 500px e Instagram.

Questa acquisizione di Verizon dimostra quanto sia in declino Yahoo rispetto ai suoi giorni di gloria, quando era considerato una delle prime gemme del Web. Al suo apice nel gennaio 2000 Yahoo è stato valutato 140 miliardi di dollari. Nel febbraio 2008 la società ha respinto l'offerta di acquisizione di Microsoft per 44,6 miliardi dollari. Yahoo ha adesso accettato un'offerta di 39.77 miliardi di dollari in meno.

Yahoo con annessi i suoi servizi più popolari, Flickr e Tumblr, sono destinati a diventare ufficialmente proprietà di Verizon quando l'affare si concluderà nei primi mesi del 2017.

24 luglio 2016

La fotografia del XX secolo nel Nord Africa

Questo articolo fa parte della rubrica: La Storia della Fotografia da Aristotele ai giorni nostri

La storia della fotografia del XX secolo nel Nord Africa si è svolta prevalentemente dal periodo coloniale fino alla lotta per la liberazione nazionale. Forse, a causa di una maggiore immigrazione europea e l'integrazione nell'economia globale nel XIX secolo la fotografia da e per la classe coloniale ebbe uno sviluppo molto rapido nella prima metà del ventesimo secolo, le autorità coloniali in questo periodo crearono un vasto archivio di fotografie. Daly, M.W. e Forbes pubblicarono "The Sudan: photographs from the Sudan Archive, Durham University Library" e notarono che le fotografie, scattate principalmente da funzionari e turisti, ma anche dai fotografi commerciali e corrispondenti della stampa, furono inizialmente raccolte al servizio dell'intelligence militare.

Durand-Evrard e Martini hanno fatto conoscere al pubblico le fotografie dell'archivio Franco Algerino insieme ad altri documenti testuali e visivi. Tematicamente organizzate attorno ad argomenti quali l'agricoltura, le scuole e le esplorazioni del Sahara, il libro pone la fotografia in un contesto più ampio della produzione della conoscenza coloniale.

Di particolare interesse sono le immagini di sorveglianza prese dalla polizia segreta. Nel 1960 durante la guerra d'Algeria, Marc Garanger, all'epoca fotografo del reggimento, fu costretto a fotografare gli abitanti di un villaggio per produrre delle carte di identità, tra essi vi erano molte donne che dovevano essere fotografate senza velo, Garanger tempo dopo dichiarò:

"Potevo rifiutare e andare in prigione oppure accettare. Ho capito la mia fortuna: dovevo essere un testimone per far trasparire nelle mie immagini la mia opposizione alla guerra. Ho visto che potevo usare quello per cui sono stato costretto, le immagini dicevano il contrario di ciò che le autorità volevano far loro raccontare.

In dieci giorni ho realizzato duemila ritratti, duecento al giorno. Le donne non avevano scelta. Il loro unico modo di protestare era attraverso il loro aspetto."

Marc Garanger - Donne Algerine nel 1960

Marc Garanger - Donne Algerine nel 1960

Marc Garanger - Donne Algerine nel 1960

Marc Garanger - Donne Algerine nel 1960

In Medio Oriente il velo è come una seconda pelle, esso può essere tolto solo nel segreto delle mura domestiche, tra le donne o tra marito e moglie, ma mai pubblicamente, i ritratti di Garanger simboleggiano la collisione di due civiltà, islamica e occidentale, fanno da metafora per la colonizzazione. Queste donne offrono sguardi di sfida che resistono agli effetti coercitivi della fotocamera e può essere interpretato come un "malocchio" che gettano per proteggere se stesse e maledire i loro nemici.

Cinquant'anni dopo l'indipendenza dell'Algeria i ritratti di Garanger non hanno perso la loro forza. Quando tornò in Algeria nel 2004 per incontrare coloro che aveva fotografato, scoprì che le foto che aveva scattato erano state le uniche che le donne avessero mai avuto di se stesse, infatti accolsero positivamente il suo ritorno: era divenuto il custode della loro memoria.

Sempre in Algeria un altro fotografo degno di nota è Hocine Zaourar, che fotografò la cosiddetta "dirty war" tra il governo e i ribelli Islamisti, realizzò una foto diventata iconica di quel periodo, la quale è intitolata la Madonna di Bentalha, nell'immagine vi è una donna in lutto dopo il massacro avvenuto nel 1997. 

Hocine Zaourar - Madonna di Bentalha

I decenni della prima guerra mondiale sono stati un periodo d'oro per la fotografia commerciale nel Nord Africa, le foto trasformate in cartoline diventarono molto popolari all'epoca.

L'ingiunzione coranica contro immagini realistiche impedì lo sviluppo degli studi commerciali e di ritratto di proprietà dei nativi, sono stati quindi spesso gestiti da europei e dagli armeni.

Recentemente, un certo numero di pubblicazioni hanno offerto selezioni specifiche di cartoline per ciascun paese, anche se purtroppo con riproduzioni di scarsa qualità.

Si segnalano diversi importanti studi commerciali attivi in ​​epoca coloniale, la famiglia Bonfils, con sede in Libano e in Egitto, ha prodotto una grande quantità di fotografie alla fine del XIX secolo, le qualli hanno avuto diffusione commerciale all'inizio del XX.

Arabo con la pipa, foto di Félix Bonfils.

Jules Gervais-Courtellemont, un francese convertitosi all'Islam pubblicò sulla rivista illustrata L'Algérie Artistique et Pittoresque e creò migliaia di piastre a colori Autochrome spesso riprodotte nella stampa popolare. 

Servitori bambini intenti a raccogliere le forniture per una cena araba in Algeria, foto di Jules Gervais-Courtellemont, febbraio 1928

Il fotografo austriaco Rudolf Franz Lehnert e il manager tedesco Ernst Heinrich Landrock lavorarono insieme a Tunisi tra il 1904 e il 1914 e al Cairo dal 1924 al 1930.

Lehnert & Landrock

Lehnert & Landrock

I due produssero una vasta gamma di immagini, tra cui romantici panorami sahariani e ritratti erotici, distribuiti attraverso monografie e stampe originali, litografie e cartoline.

Lehnert & Landrock - Carovana Tunisina

Nella fotografia antropologica in Nord Africa è pioniere il sociologo finlandese Edward Westermarck, le cui fotografie del Marocco negli anni precedenti la prima guerra mondiale sono state realizzate in diapositive per illustrare le sue lezioni e come documenti utilitaristici, erano spesso di qualità tecnica molto discutibile. Al contrario, il lavoro di Harry Burton, nella fotografia archeologica, era di sufficiente valore estetico da giustificare una mostra nel 2001 presso il Metropolitan Museum of Art di New York.

Burton era un fotografo della spedizione archeologica in Egitto per il Metropolitan e per Howard Carter e Lord Carnavon, scopritori della tomba di Tutankhamon.

Harry Burton - Unbroken Seal on the Third Shrine

La seconda guerra mondiale è stata combattuta in tutto il Nord Africa, esistono numerose testimonianze fotografiche di essa ma purtroppo queste immagini sono solitamente pubblicate in libri rivolti ad appassionati di storia militare, quindi le immagini presentano poco del contesto in cui sono state scattate, il quale è di particolare interesse per gli storici dell'arte.

La storia della fotografia artistica in Nord Africa è, tuttavia, poco studiata. La prima mostra fotografica si è tenuta in Egitto nel 1923; la secondo, nel 1933, ha caratterizzato 600 fotografie di circa 130 fotografi, di cui più della metà di origine egiziana. 

Nabil Boutros - Egyptian Nocturnes

I fotografi africani contemporanei sono anche apparsi in mostre d'arte africana in occidente. Una delle quali è la mostra avvenuta nel 1996 presso il museo Solomon R. Guggenheim di New York intitolata "In/sight: African Photographers, 1940 to the Present", in questa mostra esposero, per esempio, il fotografo egiziano Nabil Boutros con le sue immagine documentarie della vita nottura del Cairo e il fotografo tunisino Touhami Ennadre il quale ha immortalato il momento della morte e della nascita di un essere umano.

Articoli correlati:


20 luglio 2016

La fotografia del XX secolo in Africa orientale

Questo articolo fa parte della rubrica: La Storia della Fotografia da Aristotele ai giorni nostri

Nel corso del XX secolo le immagini fotografiche dell'Africa orientale che ebbero una massima diffusione in Occidente sono state quelle relative ai safari ed ai disastri, mentre all'interno della regione la fotografia di ritratto fiorì e si integrò nella vita politica e sociale.

Con i suoi animali esotici l'Africa orientale era ed è considerata come una meraviglia della natura. Già nel 1850 gli occidentali usarono la fotografia per documentare scientificamente animali e immortalare ricordi riguardanti la caccia grossa nelle attuali nazioni del Kenya, Tanzania e Sudan. Il teleobiettivo e altri sviluppi tecnici avvenuti tra il 1880 e il 1890 hanno reso possibile "cacciare" con la macchina fotografica piuttosto che con il fucile.

Arthur Radclyffe Dugmore scrisse nel 1910 della sfida di tali cacce "sparare agli animali è molto più facile che tentare di fotografarli", il libro di Dugmore include 140 fotografie, in gran parte di animali selvatici, il testo di accompagnamento narra della realizzazione delle foto e offre informazioni pratiche sull'organizzazione e l'allestimento per un viaggio nell'Africa Orientale Britannica.

Oltre a lui va ricordato Carl Georg Schillings il quale ha il merito di aver fotografato per la prima volta la fauna libera e selvaggia. Egli è considerato uno dei pionieri della conservazione della natura e della fotografia naturalistica.

Il libro di James Ryan "Picturing Empire: Photography and the Visualization of the British Empire" discute le basi ideologiche di questi primi libri fotografici sulla fauna selvatica e li colloca nel contesto della costruzione visiva dell'imperialismo britannico. I foto safari rimangono tuttora popolari e nonostante i progressi tecnologici gli archetipi stabiliti dai fotografi un secolo fa rimangono ancora attuali.


L'importanza delle immagini dell'Africa orientale nei mezzi di informazione mondiali è, in generale, uno sviluppo dell'ultimo quarto del XX secolo, anche se l'incoronazione dell'imperatore di Etiopia Hailé Selassié nel 1930 era coperta da periodici illustrati europei, Alfred Eisenstaedt fotografò l'invasione del paese ad opera dell'Italia nel 1935.

1935 Etiopia | Piedi di un soldato, foto di Alfred Eisenstaedt

Carestia in Etiopia nel 1984 - GETTY IMAGES

Le foto della devastante carestia del 1984 in Etiopia generarono a livello mediatico uno degli eventi più significativi del secolo, la documentazione più importante fu un video prodotto dal giornalista sudafricano Michael Buerk insieme al suo cameraman Mohammed Amin originario del Kenya. Amin fu il co-fondatore di un'agenzia a Nairobi chiamata "Camerapix" nel 1969, è stato uno dei fotogiornalisti più attivi e celebri della regione fino alla sua morte nel 1996. In generale comunque lo sviluppo del fotogiornalismo indigeno è stato sempre abbastanza limitato.

Di solito, la copertura di crisi nell'Africa orientale nei media occidentali è stata spesso intrapresa da fotografi stranieri, ad esempio, nel 1993 la carestia in Sudan è stata fotografata da sudafricano Kevin Carter e il genocidio ruandese del 1994 dal francese Gilles Peress.

Foto di Kevin Carter sulla carestia in Sudan, comprata dal New York Times nel 1993. Gli valse il Pulitzer nel 1994.

Foto di Gilles Peress, un campo profughi in Ruanda, 1994

Il ruolo politico della fotografia nella regione si estende alle ere coloniali e postcoloniali. Forse l'interazione più infame tra l'autorità coloniale e la rappresentazione fotografica è avvenuta in Ruanda e Burundi, sotto il controllo tedesco e in seguito belga, le fotografie furono usate per sottolineare teorie antropologiche europee circa le distinzioni razziali tra le popolazioni indigene.

Le elite dei nativi in ​​Madagascar ed Etiopia hanno riconosciuto la rilevanza politica del ritratto fotografico, in Madagascar la fotografia ha fornito un mezzo di auto-rappresentazione e di costruzione dello Stato per i governanti del regno di Merina prima della conquista francese nel 1896, il ruolo della fotografia nella vita pubblica è continuato nelle epoche coloniali e post-coloniali attraverso le agenzie fotografiche ufficiali FTM e ANTA.

In Etiopia (sopravvissuta come stato indipendente attraverso la maggior parte del periodo coloniale) la fotografia ha svolto un ruolo fondamentale nella politica interna, Richard Pankhurst spiega come la fotografia divenne un'arma nelle lotte politiche interne del paese nei primi anni del XX secolo, nel suo articolo intitolato "The Political Image: The Impact of the Camera in an Ancient Independent African State", discute dell'utilizzo di falsi fotografici per screditare l'imperatore Hailé Selassié nel periodo del suo rovesciamento nel 1974.

In Africa orientale, la fotografia commerciale di ritratto procedeva dalle coste verso l'interno. Il dagherrotipo è arrivato a Mauritius già nel 1840 e nel 1843 fu aperto il primo studio fotografico. Joseph Razaka fu il primo fotografo indigeno del Madagascar e aprì il suo studio nel 1889, lavorò con esso fino alla sua morte avvenuta nel 1939.

Gli studi commerciali arrivarono presto sulla costa continentale, tra essi ricordiamo i Coutinho Brothers e A.C. Gomes and Son, entrambi attivi a Zanzibar.

Coutinho Brothers - Zanzibar Native Market

Coutinho Brothers - Zanzibar Native Market

A.C. Gomes and Son - Bu-Bu-Bu Express,1908

"Full dress Swahilies". Zanzibar. 1920. || Vintage postcard; A.C.Gomes and Son.

L'inglese William D. Young gestì uno studio fotografico in Kenya e fu il fotografo ufficiale freelance per la costruzione della ferrovia dell'Uganda. In Etiopia, gli studi fotografici sono stati inizialmente gestiti dagli armeni, compresi i Boyadjian, una dinastia di fotografi reali di corte. Alla fine del secolo gli studi fotografici in Etiopia furono gestiti prevalentemente da fotografi indigeni che hanno continuato a produrre immagini per lo più formali, come immagini di riti tra cui matrimoni e battesimi. Importanti fotografi di studio in Etiopia furono Negash Wolde Amanuel e Ato Kebede Guebre Mariam, le loro fotografie avevano un profondo significato culturale nel campo delle relazioni familiari.

Articoli correlati:


18 luglio 2016

Differenze tra la Fujifilm X-Pro2 e la X-T2, ecco quale comprare


Fujifilm X-T2 e X-Pro2, due fotocamere di punta che hanno molto in comune, ma sono progettate per scopi leggermente diversi.

La più grande differenza tra le due è il comparto video, la X-T2 offre video 4K mentre la X-Pro2 solo standard HD.

Fuji X-Pro 2 - LCD fisso non articolato

Fuji X-T2 - LCD articolato

La X-Pro2 ha un semplice LCD posteriore fisso, al contrario la X-T2 è dotata di uno schermo multi-articolato che consente una facile inquadratura da tutte le angolazioni. In entrambe le fotocamere non vi è il touchscreen. Tra i due LCD vi è una differenza di risoluzione, quello della X-Pro2 è di 1,6 milioni di punti mentre quello della X-T2 è di 1.040.000 milioni di punti.

Le specifiche del mirino elettronico della X-Pro2 e della X-T2 sono molto simili. Entrambi i mirini usano lo stesso display OLED da 2.360.000 punti, ma il mirino elettronico della X-T2 è il migliore tra i due, per i seguenti motivi:

  • L'aggiunta della  modalità burst alla X-T2 aumenta la frequenza di aggiornamento dell'immagine live view nel mirino della fotocamera a 100fps.
  • Il mirino della X-T2 ha un rapporto di ingrandimento di 0.77X e il 100% di copertura del fotogramma contro la copertura del 92% e un fattore di ingrandimento di 0.60X della X-Pro2. La X-Pro2 ha un importante caratteristica a suo favore, il mirino ibrido, che offre anche una vista stile telemetro ottico.

Le due fotocamere sono ergonomicamente molto diverse tra loro. Il mirino stile telemetro della X-Pro2 è posizionato alla sinistra della macchina fotografica mentre quello della X-T2 si trova in in linea con l'asse della lente stile fotocamera reflex.

La X-T2 è sicuramente la più veloce, è stata progettata per soddisfare le esigenze dei fotografi sportivi e d'azione, vanta una velocità di scatto continuo di 8 fps con autofocus continuo che può essere aumentato a 11 fps in modalità boost con il grip opzionale montato. Il framerate più veloce con il live view è più basso, 5 fps, ma è comunque sempre molto veloce per la maggior parte dei soggetti, nella modalità di scatto elettronico, il massimo framerate è di 14 fps.

La X-Pro2, al contrario, è limitata a 8 fps con autofocus e soli 3 fps con live view mantenuto dal mirino.


La X-T2 vanta anche un'interfaccia USB 3.0 che permette di avere maggiore velocità di trasferimento dati rispetto all'interfaccia USB 2.0 della X-Pro 2. Inoltre entrambi gli slot per schede SD della X-T2 sono compatibili con le schede UHS-II, mentre solo il primo slot della X-Pro2 è compatibile con esse.


Oltre ad aumentare la velocità di scatto della X-T2 e a duplicare i suoi controlli per le riprese in formato verticale, l'accessorio opzionale "power booster grip"  triplica anche la durata della batteria della fotocamera.

L'X-Pro2 manca di un'attacco per gli accessori e non è quindi possibile utilizzare su di essa questa questo prodotto.

La X-T2 incorpora il sistema autofocus più avanzato di Fujifilm. Vanta 325 punti AF (169 dei quali a rilevazione di fase) con un sistema di messa a fuoco automatica ibrido. Attualmente è superiore al sistema AF nella X-Pro2, la società però ha dichiarato che il sistema di messa a fuoco automatica della X-Pro2 sarà portato al pari di quello della X-T2 in termini di prestazioni di base, questo grazia a un aggiornamento del firmware.

Le opzioni di personalizzazione della messa a fuoco, AF-C, sulla X-T2 rimarrà una funziona unica per questo modello, il che significa che la X-T2 rimarrà una scelta migliore se le prestazioni AF sono la vostra priorità.

Quale comprare?

In contrast, the faster, more action-oriented X-T2 is a better all-rounder. It can take pictures more quickly, its viewfinder can refresh more quickly, the rear LCD articulates in useful ways, and with the optional power booster grip attached, it offers a vastly better battery life. It's also much more comfortable to use with Fujifilm's heavier zoom lenses than the boxier X-Pro2.

Did we miss anything? Let us know in the comments.

Sia la X-Pro2 che la X-T2 hanno un sensore da 24MP APS-C, in modalità video, entrambi i modelli sono anni luce avanti rispetto alla serie X di precedente generazione. Se per voi i video sono molto importanti la X-T2 è sicuramente la scelta più adatta per via della possibilità di registrare video in 4K.

Se si pratica fotografia sportiva o di azione la X-T2 rimane ancora la scelta migliore ed è anche più confortevole nell'utilizzo di ottiche zoom pesanti rispetto alla più squadrata X-Pro2.

La X-Pro2 invece è più adatta per chi pratica reportage, street photography e tutti quei generi fotografici dove non è richiesta un'elevata velocità AF, come la fotografia in studio, è particolarmente adatta per chi ama le ottiche fisse. Personalmente trovo una grave pecca non avere uno schermo articolato su questa fotocamera.

16 luglio 2016

La fotografia del XX secolo in Africa

Questo articolo fa parte della rubrica: La Storia della Fotografia da Aristotele ai giorni nostri

La fotografia del XX secolo in Africa comprende una vasta gamma di generi e pratiche. Mesi dopo la sua invenzione nel 1839, la fotografia si diffuse inizialmente in Egitto per poi arrivare rapidamente alle città costiere e più lentamente alle zone rurali e all'interno. La prima metà del ventesimo secolo ha visto la fotografia in studio praticata dagli africani in tutto il continente, anche se il divieto di realizzare immagini nel Nord Africa islamico rese più lento lo sviluppo della fotografia in questa parte del continente.

Allo stesso tempo gli europei documentavano la vita colonialista in Africa, etnografi europei ed americani viaggiavano lungo il continente al fine di fotografare e classificare le tribù africane. Foto paesaggistiche, di animali e di piante esotiche furono i tre tipi principali di fotografia praticata soprattutto da occidentali per pubblicazioni come il National Geographic e altre riviste.

National Geographic - Woman and antelope. East Africa, 1909

Dal 1950 e soprattutto dopo l'indipendenza della maggior parte delle nazioni africane nel 1960, il fotogiornalismo africano fiorì insieme alla fotografia di ritratto in studio. Alcune culture africane, come gli Yoruba e i Bini incorporarono la fotografia in secolari riti politici e religiosi.

Negli ultimi decenni, la fotografia come pratica artistica contemporanea è diventata molto popolare, tanto da far emergere fotografi con una reputazione nel mondo dell'arte a livello internazionale dal Marocco al Sudafrica, molti di questi fotografi però ora lavorano a Parigi, Londra e New York.

A causa della varietà di pratiche che si sono sviluppate in tempi diversi nelle varie regioni, molti studiosi oggi si riferiscono a "fotografie" in Africa intendendo più varietà di fotografia e storie differenti, con il termine "Africa" che qui costituisce una definizione geografica non si deve intendere una identità culturale monolitica.

A parte la violenta oppressione del colonialismo europeo e la successiva indipendenza della maggior parte delle nazioni nel corso del 1960, che colora la storia di tutti i paesi Africani tranne l'Etiopia e la Liberia, è difficile generalizzare su somiglianze a livello continentale riguardo cultura, politica, storia, tradizioni e le influenze della modernità, tra cui la fotografia.

Quindi non esiste uno stile fotografico coerente che si verifica in tutto il continente. Due dei fotografi più noti del Sud Africa, David Goldblatt e Peter Magubane, pubblicarono libri sull'apartheid già negli anni 1970 e 1980. L'ondata di interesse mondiale nel campo della fotografia africana e successive pubblicazioni sul tema può essere datato più vicino alla metà degli anni 1990.

Foto di David Goldblatt - Nelson Mandela, Houghton, Johannesburg, Aprile 1994.

Foto di Peter Magubane

Diversi anni dopo l'esposizione del 1991 "Africa Explores: 20th Century African Art" presso il Museum of African Art di New York in era stato esposto l'anonimo fotografo di Mali Seydou Keïta e le sue impressionanti foto di ritratto in bianco e nero, vennero "scoperti" sia lui che il suo connazionale Malick Sidibé da Andre Magnin che scrisse le loro monografie.

Foto di Seydou Keïta

Foto di Malick Sidibé

Mostre personali e collettive, così come i libri, articoli di riviste e cataloghi, da allora hanno fornito preziose nuove informazioni sui singoli fotografi africani così come sulle pratiche fotografiche comuni in molte parti dell'Africa.

A Bamako, Mali, la prima biennale fotografica africana, Rencontres de la Photographie Africaine, fu organizzata nel 1994 dal direttore della rivista Revue Noire, Simon Njami, giornale che da allora iniziò a pubblicare anche i lavori di un certo numero di fotografi africani.

Il curatore nigeriano Okwui Enwezor è stato determinante nel far conoscere l'arte e la fotografia africana ad un pubblico più vasto. Con Salah Hassan e Olu Oguibe fondò Nka, un giornale di arte contemporanea africana.

Enwezor fu il co-curato della storica mostra al Guggenheim di New York nel 1996, In/sight: African Photographers, 1940 to the Present, che ha presentato fotografi di studio, artisti contemporanei e i giornalisti - fotografi di Drum, una rivista sudafricana molto popolare.

Viene ricordata anche la mostra The Short Century (2001-2002), anche questa curata da Enwezor, per aver aumentato la consapevolezza verso la fotografia, l'arte e la storia politica africana ad un pubblico più vasto.

Nel 1900 il dominio coloniale fu fortemente stabilito nella maggior parte delle nazioni africane, e questo vasto tentativo di riorganizzazione e controllo dell società africana e dei terreni a vantaggio del profitto dei paesi europei è stata spesso documentato e celebrato dai colonizzatori attraverso fotografie che oggi appaiono orribili e brutali, ma le stesse fotografie furono però anche utilizzate dai movimenti anti-colonialismo europei.

L'uomo nell'immagine era arrivato alla missione portando un involto con i resti di sua figlia, una bambina di cinque anni. Era stata uccisa e smembrata come punizione, poiché il suo villaggio non era stato in grado di produrre la quantità di gomma richiesta dal regime imperiale. - Foto di Alice Seeley Harris. The Harris Lantern Slide Show - Copyright Anti-Slavery International / Autograph ABP

Foto di Alice Seeley Harris. Copyright Anti-Slavery International / Autograph ABP

Un ragazzo disabile. Una sentinella della piantagione di caucciù in cui lavorava gli ha sparato al polso e alla mano. Foto risalente ai primi anni del Novecento. - Foto di Alice Seeley Harris. Copyright Anti-Slavery International / Autograph ABP

Queste fotografie sono state realizzate da Alice Seeley Harris, un missionaria inglese e fotografa documentarista, le sue foto hanno contribuito a far conoscere le violazioni dei diritti umani nello Stato Libero del Congo  (ora Repubblica Democratica del Congo) sotto il regime di Leopoldo II, re del Belgio, le sue foto insieme ad altre hanno portato sia Europa che negli Stati Uniti ad una diffusa condanna del suo comportamento. Di conseguenza, nel 1908, il Parlamento belga ne proclamò l'annessione ufficiale dello e la fine delle persecuzioni nei confronti dei nativi; la colonia assunse in seguito il nome di Congo Belga.

Questo esempio precoce dell'uso del fotogiornalismo nella lotta contro il colonialismo si ripeterà in molti altri paesi durante le lotte per l'indipendenza del 1960, e ancora nel 1990 in Sud Africa, in cui l'apartheid si concluse nel 1994.

I fotografi sudafricani bianchi seguirono la tendenza generale della fotografia europea, ma con meno interesse per l'innovazione artistica radicale, qui la fotografia di ritratto divenne popolare tra tutte le etnie, come altrove in Africa.

Va ricordata la fotografia della rivista Drum, particolarmente nota ancora oggi per il suo fotogiornalismo di qualità, sotto il regime dell'apartheid la presenza di questa rivista era profondamente politico, anche se non poteva manifestare apertamente il suo dissenso, quando possibile giornalisti e fotografi della rivista si spinsero ai limiti della censura, ad esempio, Drum pubblicò a puntate il romanzo di Alan Paton, Cry the Beloved Country (1948), che descrive lo scontro tra un ministro nero e un coltivatore bianco razzista. Tuttavia, il proprietario di Drum, Jim Bailey, si rifiutò di pubblicare le foto del fotogiornalista inglese Ian Berry del massacro di Sharpeville, nel 1960; quando Berry inviò le stampe a Londra fece scoppiare un'ondata di indignazione internazionale.

Foto di Ian Berry - SUD AFRICA. Transvaal, Sharpeville. Lunedi, 21 marzo 1960. Gli abitanti del villaggio fuggono dal centro del paese, dove la polizia ha aperto il fuoco su di loro.

Molti paesi stabilirono in Africa agenzie governative fotografiche, sia durante il colonialismo sia dopo l'indipendenza. Agenzie in Madagascar, Angola e Guinea sono state introdotte sotto il colonialismo e il cui nome è cambiato dopo l'indipendenza. Altre agenzie post coloniali basate su organizzazioni ex colonialiste includono AMAP in Mali e ONICEP in Nigeria. Gli archivi di alcune di queste agenzie non sono disponibili al pubblico; per esempio, il lavoro di Seydou Keïta per il governo del Mali non è stato ancora reso pubblico. I generi fotografici di queste organizzazioni erano vari, anche se la maggior parte delle foto riguardavano la politica.

Anche se generalmente i fotografi delle agenzie dovevano documentare il processo politico e le attività di governo in un modo che era stato illegale prima dell'indipendenza, hanno lavorato al servizio ed entro i confini delle ideologie dei nuovi Stati. 

La produzione di immagini fotografiche è diventato un modo per i nuovi governi di far valere la loro autenticità, ma spesso a discapito della verità. In molti paesi il pubblico alla fine è venuto a dubitare della veridicità della fotografie ufficiali, la fotografia è stata spesso censurata dai governi post-coloniali corrotti. 

Dalla fine del secolo fino al 1960 la fotografia commerciale in studio, in cui si producevano prevalentemente ritratti in bianco e nero era molto popolare e diffusa nell'Africa sub-sahariana. Anche se la fotografia in studio è stata introdotta dagli europei, gli africani hanno cominciato ad aprire i propri studi per la clientela già a partire dal 1880, in un primo momento disponibile solo per un tipo di clientela composta esclusivamente da ricchi, che erano di solito funzionari che lavoravano per i governi coloniali, successivamente, a partire dal 1930, la fotografia divenne accessibile alle crescenti classi medie in molte parti dell'Africa. 

La fotografia di ritratto è stata usata per commemorare le occasioni speciali e celebrative, in cui il modello di solito posava col suo abbigliamento migliore. Le fotografie venivano appese nei salotti e inserite in album fotografici che venivano mostrati agli ospiti, inoltre, venivano spedite dai migranti urbani alle loro famiglie rurali. 

Questo tipo di fotografie erano generalmente realizzate direttamente da stampe a contatto, quindi senza l'ausilio di un'ingranditore, per questo motivo erano generalmente foto molto piccole. Di solito, un fotografo che assumeva la direzione di un altro studio ereditava pure i negativi dell'ex proprietario. Alcuni tratti stilistici riconoscibili si sono sviluppati in determinate aree, come lo sfondo fantasia o i ritratti di due modelli che indossano lo stesso abbigliamento.

Seydou Keïta, 1956. Contemporary African Art Collection (CAAC).
© Seydou Keïta / SKPEAC

La fotografia in studio rimase popolare anche dopo l'indipendenza, ma l'introduzione dei laboratori di stampa a colori a partire dalla fine del 1960 fino al 1980 ha ridotto drasticamente il numero degli studi e la loro capacità di sopravvivere economicamente. La nuova tecnologia sembra aver contribuito al declino del fotografo in studio e la maggiore importanza del fotografo itinerante, dando inizio così a una nuova estetica. 

I fotografi itineranti sono stati criticati duramente dai vecchi fotografi che scattavano in studio, poiché secondo loro non avevano un'adeguata formazione fotografica, infatti, questa nuova tipologia di fotografo era costituita prevalentemente da giovani che prima di allono non avevano nessuna esperienza in studio. 

Si contano poche donne tra i fotografi africani, almeno fino ad oggi, ma Stephen Sprague ha registrato le donne a lavoro come fotografe di studio in Nigeria nel 1970, e Heike Behrend ha recentemente documentato le donne che praticano fotografia a Mombasa, in Kenya.

Your Sadness is Drunk - Foto di Zarina Bhimji

Foto di Santu Mofokeng

Attualmente, Jo Ractliffe e Penny Siopsis del Sud Africa, Zarina Bhimji dell'Uganda, e Lamia Naji del Marocco stanno lavorando a livello internazionale come fotografe d'arte contemporanea, invece, uomini famosi nel campo della fotografia d'arte contemporanea a livello internazionale oggi includono Zwelethu Mthethwa e Santu Mofokeng del Sud Africa, Samuel Fosso della Repubblica Centrafricana, Philip Kwame Apagya del Ghana, e Tahoumi Ennadre del Marocco.

Articoli correlati: