22 marzo 2009

Tecnica fotografica: Otturatore, tempi ed esposizione

ATTENZIONE DI QUESTO ARTICOLO E' USCITA LA VERSIONE AGGIORNATA CHE POTETE LEGGERE QUI: ISO, diaframmi, profondità di campo e tempi di esposizione - Corso di Fotografia - Lezione 20

Otturatore, tempi ed esposizione - parte prima

L'otturatore
è solitamente composto da una tendina metallica sottilissima e delicatissima ( non dovrete mai toccarla! ) che alzandosi fa entrare la luce ( come la tenda di casa alle finestre ) e richiudendosi fa finire il flusso di luce. In alcune reflex digitali e in alcune compatte, non è presente un otturatore, ma viene acceso/spento il sensore per simularne il funzionamento.

Adesso che sappiamo cos'è vediamo a cosa ci serve!
I tempi d'esposizione, o più brevemente il tempo, è l'altro parametro con cui possiamo dosare la luce, a parità di diaframma un tempo lento farà passare più luce rispetto ad un tempo più rapido, riprendendo l'esempio del rubinetto e della vasca da bagno, se lasciamo aperto il rubinetto per più tempo ( tempo d'esposizione più lungo ) entrerà molta acqua ( luce ) nella nostra vasca, mentre se apriamo il rubinetto per poco tempo ne entrerà meno. Per avere la nostra esposizione corretta dobbiamo aprire il rubinetto abbastanza per avere avere la giusta quantità di acqua, nel tempo che vogliamo attendere per il riempimento. In questi tre disegni vediamo come a parità di diaframma entri diversa acqua/luce a seconda del tempo di apertura del rubinetto/otturatore:
Solitamente i tempi vengono indicati in frazioni di secondo, tempi tipici ( in secondi ) sono:

4 - 2 - 1 - 1/2 - 1/4 - 1/8 - 1/15 - 1/30 - 1/60 - 1/125 - 1/250 - 1/500 - 1/1000 - 1/2000 – 1/4000

le fotocamere permettono di usare anche frazioni intermedie per cui possiamo avere un tempo di 1/100 come anche quello di 1/750.
Spesso i tempi utilizzati sono le frazioni di secondo, quindi frequentemente negli schermi e nei mirini si omette l' 1/ e si scrive il numero senza indicare la frazione, una gran brutta abitudine! Raramente gli otturatori riescono a fornire tempi più brevi di 1/4000 di secondo, mentre tutte le reflex utilizzano la posa B o T che permette l'uso di tempi nell'ordine di secondi, minuti o anche ore, che tornano utilissime in alcuni generi fotografici come la fotografia notturna.

Scegliamo il tempo corretto
Vediamo ora come scegliere il tempo d'esposizione che ci serve!
se dobbiamo fotografare un soggetto veloce, ci servirà un tempo rapido, per fermarlo.



1/500 @ f4

Mentre per un soggetto lento basta un tempo più lento.


1/15 @ f22

Una buona regola di base per la scelta del tempo d'esposizione è:
Per fotografare a mano libera scegliere un tempo che sia almeno l'inverso della focale in uso.
Per esempio: se stiamo fotografando con un 300mm a mano libera dovremo usare almeno un tempo di 1/300, se invece usiamo un 28mm a mano libera dobbiamo usare un tempo di 1/30.
Questa regoletta funziona con soggetti fermi o comunque piuttosto lenti, nel caso in cui il soggetto si muova velocemente o diagonalmente le cose si complicano, e specie per i primi tempi è meglio usare sempre il tempo più veloce che possiamo permetterci.
Se usiamo una digitale con sensore a formato ridotto come un APS-C il tempo non varia.
Se ci serve un tempo troppo lento, come evitiamo di fare una foto mossa?
Se non possiamo aprire il diaframma, e non possiamo aumentare gli ISO per far diminuire il tempo possiamo comunque ricorrere a varie alternative, la classica è l'utilizzo di un cavalletto o di un monopiede oppure ci si può appoggiare ad un muretto, ad un albero o qualunque altro sostegno che ci renda più stabili.

ISO
L'ultimo importante parametro su cui possiamo agire è la sensibilità del sensore/pellicola.
L'International Standard Organization più brevemente ISO, è l'unità di misura della sensibilità della pellicola, ad ogni raddoppio del valore corrisponde un raddoppio della sensibilità alla luce e viceversa ad ogni dimezzamento del valore si ha un dimezzamento di sensibilità.
Partiamo con una considerazione: maggiore è il numero di ISO meno luce serve per fotografare, ma il rumore ( la grana della foto ) diventa più evidente, viceversa, minore è la sensibilità ( valori ISO più piccoli ) più luce serve per fare la fotografia, però la qualità è maggiore! ogni volta dovremo scegliere da che parte tirare la nostra coperta per trovare un compromesso.
Detto questo una regoletta pratica per i primi tempi potrebbe essere, usa sempre il valore ISO minimo per quello che vuoi fotografare, così otterrai sempre la massima qualità della foto.
L'impostazione degli ISO si potrebbe lasciare in automatico, però non è detto che la fotocamera imposti il valore che serve a noi. Se stiamo fotografando a mano libera sarà necessario usare un tempo sufficiente per non fare la foto mossa, spesso la fotocamera ci viene in aiuto aprendo il diaframma, ma potremmo non volere un diaframma più aperto, perché vogliamo sfruttare la profondità di campo! tra i vari parametri su cui possiamo agire c'è appunto la sensibilità ISO, ogni raddoppio del valore corrisponde ad 1 EV in più, viceversa ad ogni dimezzamento del valore corrisponde 1 EV in meno. Vediamo di capirci con un esempio:
con un 50mm abbiamo un tempo di 1/30 il diaframma è già all'apertura massima di f2,8 e la sensibilità è impostata su 200ISO, in queste condizioni per la nota regola del tempo di sicurezza avremmo una foto mossa, accettando una minima perdita di qualità, passiamo da 200ISO a 400ISO ( che è il valore successivo ) ed il tempo passa da 1/30 ad 1/60 ( abbiamo aggiunto 1 EV ), se invece abbiamo un cavalletto su cui montare la fotocamera potremmo voler usare una sensibilità minore per avere una maggiore qualità, per cui portiamo gli ISO da 200 a 100ISO ( il valore inferiore ) ed il tempo cala così da 1/30 ad 1/15 ( -1 EV ).
Quanti ISO deve avere la fotocamera? È importante che abbia una sensibilità minima di almeno 100 o 200 ISO ed una massima il più alta possibile, per poter fotografare senza flash nelle condizioni di luce più scarse, orientativamente una reflex parte dai 100 ed arriva almeno fino ai 1600ISO, alcuni recenti modelli anche a 26500ISO, naturalmente ai valori più elevati la qualità cala vistosamente, producendo spesso foto inutilizzabili!

Cos'è l'esposimetro?
L'esposimetro è il dispositivo che misura la luce della scena e ci dice che coppia tempo/diaframma usare in base agli ISO impostati, ed è importante avere un idea del suo funzionamento per capire quando e come usarlo e soprattutto quando non fidarci di lui!
Vediamo brevemente come funziona, come si può notare ad occhio un foglio bianco riflette molto la luce mentre un foglio nero ne riflette poca, dato che ogni colore riflette diversamente la luce si è deciso di usare come riferimento un grigio neutro con riflettanza del 18%, a cosa ci serve saperlo? Se in una scena sono presenti troppi elementi chiari l'esposimetro fornirà una coppia tempo/diaframma tale da scurirli, viceversa se sono presenti troppi elementi scuri, tenderà a schiarirli, e qui sta il nocciolo della faccenda, se inquadro un abito bianco, l'esposimetro farà il possibile per farmelo venire fuori grigio, viceversa se inquadro un abito nero, l'esposimetro mi indicherà come schiarirlo, ignorando che l'abito bianco deve restare bianco e l'abito nero deve restare nero! In casi estremi come questo conviene puntare la fotocamera su un soggetto di tinta più neutra posto vicino al soggetto che vogliamo fotografare, leggere l'esposizione su quello ed usare quei dati per il nostro soggetto, oppure compensare manualmente l'esposizione, ad esempio diminuendo il tempo d'esposizione nel caso di un soggetto chiaro o aumentandolo per un soggetto scuro.

Gli esposimetri incorporati nelle reflex per misurare la luce si servono solitamente di 5 metodi abbastanza standard, ma solo nei modelli più costosi si riescono a trovare tutti assieme, vediamoli:

1)Media a prevalenza centrale: come dice il nome la luce viene misurata in tutta la scena inquadrata ma si da più peso alla parte centrale, in cui si presuppone ci sia il soggetto, per anni è stata la modalità d'esposizione più diffusa, ed ancora oggi è apprezzata, basta ricordarsi di mettere il soggetto al centro, io la prediligo nei ritratti, specie nei primi piani.

2)Multizona o valutativa: la scena viene divisa in zone ( alcuni multizona arrivano a 35 zone distinte! ) la luce viene misurata e mediata secondo delle scene standard memorizzate nella fotocamera, è una modalità di misurazione che si rivela vincente nella quasi totalità dei casi. A seconda delle case produttrici prende un nome diverso.

3)Spot: la misurazione avviene in una piccolissima fetta dell'immagine indicativamente 3°, a causa di questa sua particolarità risulta difficile calcolare l'esposizione per l'intera scena, perché l'esposimetro fornisce la coppia tempo/diaframma solo per quella piccolissima porzione inquadrata ignorando il resto! può toglierci d'impaccio nelle situazioni più complesse, ma richiede una certa dimestichezza nel uso.

4)Semispot: e simile alla spot, ma l'angolo inquadrato è più ampio indicativamente 9°, risulta più gestibile della predente, ma comunque complessa per chi è alle prime armi, e non solo per loro.

5)Multispot: invece di lasciare decidere al sistema multizona quali sono le parti importanti della scena, siamo noi a sceglierle inquadrando successivamente in modalità spot tutte le parti che ci interessano ( di solito si arriva fino a 9 letture spot ), sarà poi la fotocamera a fare la media per trovare l'esposizione corretta.

Diamo ora uno sguardo alle varie modalità d'esposizione:

1)Manuale: siamo noi a scegliere tempo e diaframma, è la modalità che lascia più controllo al fotografo, la fotocamera ci avverte quando l'esposizione è corretta o di quanto stiamo sbagliando, solitamente con una barra colorata.

2)Priorità dei tempi: noi scegliamo il tempo e la fotocamera imposta il diaframma, utile quando il soggetto è veloce o utilizziamo un teleobiettivo o il flash è non vogliamo andare sotto il tempo di sicurezza

3)Priorità dei diaframmi: noi scegliamo il diaframma e la fotocamera imposta il tempo, il mio preferito Smile, permette di giocare con la PDC senza preoccuparsi del tempo.

4)Programmi vari: la fotocamera imposta tempo e diaframma ed eventualmente anche il flash in modo del tutto automatico seguendo dei canoni standard per il tipo di programma scelto. Solitamente imposta un tempo sufficientemente veloce per non muovere la foto a mano libera, eventualmente attivando il flash.

Esistono una miriade di programmi dedicati ad ogni cosa, vediamone i principali:

a)Automatico o Program: in base ad una serie di informazioni memorizzate nella fotocamera sceglie tempo/diaframma tentando di riconoscere la scena, e si adatta di conseguenza, per cui il suo funzionamento ricalca spesso i programmi dedicati.

b)Ritratto: imposta sempre il diaframma più aperto, e predilige la messa a fuoco del soggetto più vicino

c)Sport: imposta sempre il tempo più veloce, spesso si accoppia con la funzione di inseguimento del sistema autofocus.

d)Profondità di campo: l'autofocus rileva il soggetto più vicino e quello più lontano impostando il diaframma più chiuso in modo che siano entrambi a fuoco.

e)Paesaggi: imposta diaframmi chiusi e predilige la messa a fuoco del soggetto più lontano.

f)Macro: imposta diaframmi chiusi e mette a fuoco il soggetto più vicino.

g)Ritratto notturno: come il ritratto però la fotocamera imposta un tempo lento per esporre correttamente lo sfondo ed usa un colpo di flash per esporre il soggetto in primo piano, questa tecnica è detta slow-sync.
Dato che volete imparare ad usare la reflex, evitateli, c'è sempre tempo per impigrirsi.

Messa a fuoco manuale ed autofocus
In questa sede non ci interessa sapere come funziona, ma solo come utilizzarlo. Le moderne reflex hanno solitamente 4 modalità di messa a fuoco, i cui nomi cambiano da ditta a ditta, ma la cui sostanza rimane uguale, vediamoli:

1)AF one shot: messa a fuoco del soggetto solo premendo il pulsante di scatto, ideale per soggetti fermi, come persone in posa o cose.

2)AF predittivo: la fotocamera sa di avere a che fare con un soggetto in movimento e corregge la messa a fuoco stimando lo spostamento del soggetto nel breve intervallo di tempo dello scatto, è l'ideale per soggetti in movimento.

3)AF intelligente: la fotocamera commuta tra i due metodi precedenti a seconda del soggetto.

4)Manuale: il fotografo deve disattivare l'autofocus e ruotare la ghiera dell'obiettivo fino a che l'immagine non appare nitida. Nelle vecchie reflex che avevano solo la messa a fuoco manuale, nel mirino si vedeva una corona di quadratini ( corona di microprismi ) ed al centro un immagine spezzata ( telemetro ad immagine spezzata ), per avere la messa a fuoco bastava ruotare la ghiera dell'obiettivo finché l'immagine appariva nitida sulla corona o equivalentemente l'immagine spezzata diventava intera.
Da notare che la fotocamera mette a fuoco il soggetto solo se questo si trova in corrispondenza di uno dei sensori dell'autofocus, solitamente indicati con un punto che s'illumina quando aggancia un soggetto. Le moderne reflex hanno dai 5 ai 45 punti di messa a fuoco, per individuare da sole il soggetto nella scena, ma è sempre possibile scegliere il punto di messa a fuoco, nel caso in cui l'autofocus voglia mettere a fuoco il soggetto sbagliato!

Otturatore, tempi ed esposizione - parte seconda
Questa parte deve essere letta solo dopo aver ben compreso la prima parte, contiene nozioni che possono esservi utili, in alcuni casi particolari. Potete fotografare tranquillamente anche senza leggerla, ma vi consiglio di non ignorarla completamente.

Latitudine di posa o gamma dinamica
Ogni dispositivo, sia esso una pellicola, un sensore o lo stesso occhio umano, ha una capacità limitata di distinguere nella stessa scena i dettagli di un soggetto troppo chiaro e di uno troppo scuro. Sarà capitato a tutti entrare in una stanza buia e dopo un po di tempo iniziare a vedere un pochino, ma appena accendiamo la luce, non vediamo più nulla e finiamo abbagliati! finché l'occhio non si riabitua. Un altro caso è quando incrociamo di notte un automobilista con i fari abbaglianti accesi, e noi non vediamo più la strada, ma ecco che accendendo a nostra volta i fari abbaglianti, ricominciamo a vedere. In entrambi i casi abbiamo superato la gamma dinamica dell'occhio finendo abbagliati, a sensori e pellicola accade lo stesso, ma al contrario del nostro occhio loro non possono compensare come nel primo caso, ma è però possibile farlo nel secondo, accendendo un'altra luce si diminuisce la differenza tra zone chiare e zone scure. La latitudine di posa è appunto la capacità di registrare correttamente una scena in cui ci sono zone chiare e scure, rendendo i dettagli di entrambe. In fotografia questo viene espresso in stop o in EV, immaginiamo una scena tipica, vogliamo fotografare una pianta illuminata dal sole. La parte colpita dal sole è molto chiara perché riflette la luce del sole, mentre il tronco ed i rami saranno più scuri perché all'ombra dei rami sovrastanti, se prendessimo l'esposizione sul tronco potremmo leggere 1/15@f8 mentre sulle foglie al sole potrebbe essere 1/500@f8 un salto di ben 5EV (1/15-1/30-1/60-1/125-1/250-1/500) il sensore di una digitale non riuscirebbe a registrare correttamente la scena, anche una diapositiva fallirebbe, mentre una negativa potrebbe tranquillamente rendere la foto.
Un'altra alternativa sarebbe usare una luce (ad esempio un flash) per illuminare il tronco in modo da ridurre il divario di esposizione.
Per darvi un ordine di idee, le negative a colori arrivano anche a 6 stop (+/- 3 stop), quelle in bianco e nero a 8 stop (+/- 4stop) mentre le diapositive al massimo a circa 2 stop (+/- 1 stop), nei sensori la latitudine è minore di quella delle diapositive. Quindi i sensori tollerano meno gli errori di esposizione rispetto alle pellicole. La tecnica dell' HDR (High Dynamic Range) era nata proprio per aumentare in post produzione la scarsa latitudine dei sensori, anche se adesso è spesso utilizzata per ottenere fotografie dai colori palesemente falsi, ma pittoreschi.

HDR ( High Dynamic Range )
Per compensare la scarsa latitudine di posa dei sensori si è ricorsi a questo artificio, talmente efficace quanto semplice: si scattano varie foto del soggetto esponendo per avere dettagli nelle ombre e nelle alte luci, tramite un software queste foto vengono sovrapposte alla foto normale ottenendo una compensazione selettiva. Nella foto finale le parti in ombra saranno quelle della foto fatta per le ombre, le alte luci saranno quelle della foto fatta per le alte luci, così si estende artificialmente la gamma dinamica della foto. In commercio esistono vari software per fare questo ricordo solo i principali come Photoshop CS3 e Photomatix, vi rimando al loro sito di quest'ultimo per avere degli esempi di come utilizzare questa tecnica e di cosa attendervi da essa: http://www.hdrsoft.com/

La posa B deriva il suo nome dal Bulb, una pompetta che serviva per far scattare l'otturatore a distanza tramite un cavo pneumatico, e mantenerlo aperto. Impostando la posa B, l'otturatore viene aperto quando si preme il pulsante di scatto e viene chiuso quando, il pulsante viene lasciato! Risulta evidente che muovere la fotocamera tenendo premuto il tasto sarebbe relativamente facile e porterebbe ad una foto mossa, per questo si è soliti usare un telecomando a filo o infrarossi per far scattare l'otturatore e tenerlo aperto. La posa T è simile alla B, quando viene premuto il tasto inizia l'esposizione, che termina quando viene ripremuto! Una cosa decisamente più comoda rispetto al tenerlo premuto tutto il tempo, come in posa B, per fortuna che hanno inventato i telecomandi con il blocca tasto! Wink

Tempi di sicurezza con i sensori ridotti tipo APS-C e non solo
Alcune considerazioni sulla regola del tempo di sicurezza, secondo la quale per non fare foto mosse a mano libera basta usare un tempo pari ad 1/ focale utilizzata, questa nasce da considerazioni pratiche, legate all'angolo di ripresa dell'obiettivo in uso ed anche al peso dello stesso. Per esempio se stiamo usando un 50mm sul formato pieno ( 24x36mm ) abbiamo un angolo di campo di circa 45° mentre montandolo su una fotocamera in formato APS-C l'angolo diventa di circa 30°, ma l'angolo dell'ottica è sempre 45° siamo noi che riprendiamo solo una fetta più piccola. Trattandosi di una regola pratica, non va presa per oro colato, ma solo come un punto di partenza! Chi ha una mano più ferma potrà usare tempi più lunghi, viceversa chi ha una mano più ballerina userà tempi più brevi.

Tempi di sicurezza
Tabella di riferimento per una focale di 50mm
Tempi di otturazione con soggetto in movimento perpendicolare alla fotocamera, quindi il soggetto viene diritto verso di noi o si allontana lasciandoci alle spalle.

Velocità del soggetto Distanza dal soggetto
fino a 3m 6m 10m 20m
fino a 5km/h 1/125 1/60 1/30 1/15
fino a 10km/h 1/250 1/125 1/60 1/30
fino a 20km/h 1/500 1/250 1/125 1/60
fino a 80km/h 1/2000 1/1000 1/250 1/125
fino a 200km/h 1/4000 1/2000 1/500 1/250

Se la focale raddoppia il tempo si dimezza.
Ad esempio dalla tabella leggiamo che con il 50mm a 3m serve 1/125 mentre per un 100mm a 3m, serve un 1/250.
I tempi scelti devono essere compatibili con la regola anti-mosso di prima.
Il tempo minimo deve essere almeno 1/focale, quindi con un 50mm ci serve almeno un 1/50 o il tempo più vicino 1/60, con un 500mm ci serve almeno un 1/500, con un 24mm ci basta un 1/24 o meglio un 1/30... se usiamo il cavalletto il problema del mosso ( a causa nostra ) non si presenta, quindi basta tenere conto solo del movimento del soggetto! Very Happy
I tempi di otturazione variano anche in funzione dell'angolo con cui si muove il soggetto rispetto alla fotocamera:

1) Il soggetto si muove dritto verso di noi, o fugge da noi ( ma sempre diritto a noi ) allora i tempi sono quelli della tabella.

2) Il soggetto si muove parallelamente a noi, esempio classico: siamo sul marciapiedi e vogliamo “congelare” le automobili che passano in strada, siamo nel caso peggiore i tempi vanno almeno raddoppiati.

3) Il soggetto si muove in diagonale allontanandosi da noi, ci servono tempi doppi rispetto la tabella per fermarlo, mentre se si muove in diagonale verso di noi bastano i tempi della tabella o poco di più.
Naturalmente l'attendibilità della tabella va calando con l'aumentare della velocità del soggetto. Potete considerarli tempi minimi sotto i quali non andare Wink
Si potrebbe stilare una intera casistica, ma non servirebbe a molto.

Cosa sono gli EV ( Exposition Value )?
Indicano la quantità di luce che arriva al sensore/pellicola con la scelta coppia/diaframma.
Il calcolo non è certo banale bisogna calcolare il logaritmo in base 2 del rapporto fra il quadrato del diaframma ed il tempo.
EV = log( diaframma * diaframma / tempo) / log2
per esempio f8 @ 1/125 equivale a f5.6 @ 1/250 cioè a 13EV.
Fortunatamente passare da un valore EV al successivo comporta un salto di 1 EV.

Esempio:
da f8 @ 1/125 +1EV significa passare a f5.6 @ 1/125 oppure a f8 @ 1/60,
stesso discorso per -1EV, f8 @ 1/125 -1EV significa f11 @ 1/125 oppure f8 @ 1/250.

Difetto di reciprocità o effetto Schwarzchild
Nelle fotocamere digitali questo difetto non esiste!
La pellicola non ha un comportamento lineare per ogni tempo, con tempi troppo brevi come 1/8000 o più lunghi di 30 secondi, la conversione tra le coppie tempo/diaframma non è più possibile, e si devono introdurre delle modifiche, per vedere come variano vi rimando al tutorial sulla Fotografia Notturna.

Grigio Medio al 18%
Cos'è l'abbiamo già visto, quello che ancora non vi ho detto è che potete trovare questo misterioso oggetto in vendita nei negozi. Vi starete chiedendo a cosa potrà mai servire? L'esposimetro riconosce come colore neutro solo questo particolare grigio, quindi nel caso vi troviate a dover valutare l'esposizione su un soggetto colorato potete sostituire il soggetto con il cartoncino e misurare da molto vicino l'esposizione sul cartoncino, toglierlo e scattare la vostra foto! Bisogna usare alcuni accorgimenti come leggere la luce in spot sul cartoncino, oppure leggere la luce riempendo con esso l'intera inquadratura. Assicurandoci sempre che la luce sul cartoncino sia la stessa che poi colpirà il soggetto. Se non disponiamo del grigio meido, possiamo usare un sistema più approssimato, ma che talvolta può toglierci d'impaccio: leggiamo l'esposizione sul palmo della mano! sapendo che andrà compensato di 1EV perché più chiaro del cartoncino, per inciso dovete togliere 1EV .

Tipi di esposimetri
Esistono due tipi di esposimetro, anzi due modi diversi per leggere la luce! gli esposimetri a luce riflessa e quelli a luce incidente.
Gli esposimetri a luce riflessa leggono la luce riflessa dal soggetto, sono quindi influenzati dai colori del soggetto, in quanto ogni colore riflette una diversa quantità di luce, per esempio il giallo riflette più luce del blu, come valore medio si usa il grigio di cui abbiamo già parlato.
Nelle reflex si usano esposimetri a luce riflessa, per questo quando il soggetto non ha un colore simile al grigio, finiscono ingannati!
Gli esposimetri a luce incidente, non vanno puntati contro il soggetto come la reflex, ma dando le spalle al soggetto in modo da leggere la luce che colpisce il soggetto, non facendosi così ingannare dal suo colore, solitamente vengono venduti come esposimetri separati, richiedono una certa dimestichezza per essere usati.

Tipi di autofocus
Per comodità gli autofocus si dividono in attivi e passivi:
Gli autofocus attivi, mandano un raggio solitamente infrarosso contro il soggetto e calcolando il tempo di ritorno del raggio riflesso stimano la distanza, questo sistema presenta due svantaggi il primo è la necessita di un raggio che arrivi a colpire il soggetto, che quindi deve essere vicino! il secondo è più di natura tecnica, implementare il sistema per ogni distanza renderebbe il meccanismo costoso, quindi si divide in zone lo spazio davanti alla fotocamere e si fa una stima approssimata, giocando sulla PDC. Funzionano benissimo anche con scarsa luce ma possono essere tratti in inganno dal sole troppo forte, o da fonti di calore. Questo sistema viene comunemente utilizzato nelle compatte.
Gli autofocus passivi, si dividono in due tipi:
1.Rilevamento di fase: si basa su un idea tanto semplice quanto geniale, se un punto non è a fuoco questo appare come un disco se invece è a fuoco appare come un punto! disponendo due sensori sul piano della pellicola/sensore e comparandoli si può misurare quando effettivamente la messa a fuoco è corretta, il tutto si riduce alla ricerca della posizione in cui il punto è più piccolo. Attualmente è il sistema migliore.
2.Misurazione del contrasto: quando l'immagine è a fuoco il contrasto è massimo, in questo caso il sensore si limita a spostare la messa a fuoco fino a trovare il massimo contrasto.

L'unica pecca dei sistemi passivi è che in presenza di soggetti con scarso contrasto o con poca luce, non riescono a mettere a fuoco, il vantaggio è che non sono tenuti a calcolare la distanza del soggetto, anche se poi lo fanno comunque per ottimizzare altre funzioni.
Nelle moderne reflex oltre ad un sistema passivo, è sempre presente anche un sistema attivo, accoppiato al flash incorporato ( o più raramente ad un emettitore IR ) o a quelli acquistabili separatamente, il principio è simile, uno o più lampi illuminano la scena per la frazione di secondo che serve all'autofocus per funzionare, talvolta viene letta anche la quantità di luce riflessa ed il suo tempo di ritorno, questo dato viene usato per stimare in modo ancora più preciso la distanza del soggetto, e l'esposizione che quasi certamente richiederà anche l'uso del flash.

Curiosità
Nelle fotocamere usa e getta e nei fotocellulari spesso si mette un solo diaframma chiuso per sfruttare l'iperfocale e risparmiare sull'autofocus e si usa un obiettivo con focale tendente al grandangolo per usare bassi tempi d'esposizione, solitamente ottenuti spegnendo ed accendendo il sensore senza l'utilizzo di un vero otturatore.

Articolo scritto da Marco Mambrelli alias MambASoft

LEGGI GLI ARTICOLI SULLA TECNICA FOTOGRAFICA QUI: Tecnica Fotografica e teoria della Fotografia

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20 marzo 2009

Tecnica di fotoritocco: fotomontaggio professionale, come sostituire il volto di un'immagine col proprio - tutorial per Photoshop


Era da parecchio tempo che mi chiedevo come poter sostituire il volto della gioconda col mio, il problema principale era come rendere la mia pelle identica a quella della gioconda, finalmente ci sono riuscito grazie all'aiuto di una mia amica di nome Emanuela, questa è una tecnica di fotomontaggio professionale e la mia immagine ( la Mona Crupi ) è solo un esempio, il procedimento è applicabile anche ad altre immagini.

Prima di cominciare voglio chiedere perdono a Leonardo da Vinci che in questo momento si starà rigirando nella tomba.

PASSAGGI DA ESEGUIRE:

1°) Aprire la propria fotografia, aprire l'immagine della gioconda e duplicare il livello dell'immagine della Mona Lisa ( la quale servirà solo alla fine per gli ultimi ritocchi con il timbro )

2°) Iniziare a lavorare sulla propria fotografia, selezionare il pennello e regolare la durezza a zero, ora selezionare la maschera veloce ( il rettangolino col cerchio dentro ), cliccate 2 volte sulla maschera veloce, si aprirà una finestrella, ora impostate "il colore indica" su "Aree selezionate", fatto questo colorate col pennello il vostro viso. Se non sapete cosa sia la Maschera veloce guardate prima questo tutorial: http://marcocrupifoto.blogspot.com/2010/01/la-maschera-veloce-tutorial-photoshop.html

3°) Togliete la maschera veloce ( cliccate sul rettangolino accanto a quello della maschera veloce ), il colore del pennello scomparirà e vedremo una seleziona sul nostro volto, premere copia e incollare la selezione del nostro volto sul viso della gioconda.

4°) Modifica la grandezza del tuo viso, cliccando su "modifica" e su "trasformazione libera", applica la trasformazione. Regola il colore ( vai su bilanciamento colore ) la luminosità e il contrasto per cercare di imitare il colore e la luminosità del viso della gioconda.

5°) Ora viene la parte più seccante e più difficile da spiegare, selezionate lo strumento "timbro clone" e andiamo sul livello duplicato della Gioconda.
Prendete un punto ben preciso sulla copia della gioconda tenendo premuto ALT e cliccando con il timbro, io ho usato come punto di riferimento la linea che si vede sulla fronte della mona lisa, poi andate sul livello contente il nostro volto e cliccate sul punto esatto che avete scelto nel livello duplicato, in parole povere si devono colorare le parti del proprio viso servendosi del viso della gioconda con il timbro ( o parti di esso ), in alcuni punti dovrete regolare l'opacita al 40% o 50% per non copiare parti della gioconda che non ci servono sulla nostra faccia, regolando l'opacità in questo modo si darà l'impressione che le nostre ciglia, i nostri occhi, il nostro naso e la nostra bocca facciano parte del tutto.

I MIGLIORI TUTORIAL PER PHOTOSHOP QUI:  Tutorial per Photoshop tecniche avanzate di fotoritocco Professionale

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15 marzo 2009

Come fotografare le gocce d'acqua e riflettere al loro interno delle faccine


Questa fotografia non è un fotomontaggio realizzato con Photoshop ma lo splendido lavoro di una fotografa professionista di nome Margherita.

La spiegazione per realizzare questa immagine è stata data da Margherita stessa a un altro utente di Panoramio (sito ormai chiuso), riporto qui la parte di risposta che ci interessa:

Su un foglio A3 componi un viso, con fiori o quant'altro. La goccia fa da lente, allora ricordati di appendere la figura al rovescio a circa 40cm dietro le gocce. La velocità di scatto deve essere molto alta 1/6000 – 1/8000, usa una focale molto lunga che abbisogna di tanta luce. Preparati una fonte di gocce regolabile come intensità e che le gocce nascano in 6-8 punti. Fai serie di scatti da 50 pose e poi cambi scena, ripeti la scena per 20 - 25 volte e vedrai degli ottimi risultati.


Tecnica fotografica: Il ritratto, l'ausilio del flash singolo e multiplo

L'AUSILIO DI UN FLASH
 
Come abbiamo visto, spesso la luce naturale è ampiamente più che sufficiente per eseguire una gamma molto ampia di ritratti, con effetti e risultati molto diversi e validi per tante situazioni; ciò non toglie che la possibilità di controllare meglio la luce offra possibilità diverse di espressione e, soprattutto, risolve con relativa semplicità problemi che richiederebbero altrimenti complessi sistemi di pannelli e bandiere taglia luce.

In questa sede esaminiamo l'uso di un singolo flash, di quelli definiti "a cobra", da montare nella slitta flash della propria fotocamera oppure di quelli incorporati sopra il pentaprisma.
Prima di iniziare a descriverne l'uso è bene capire come funzionano i moderni flash TTL ed invece l'uso in manuale di flash più datati. Il flash altro non fa che accumulare, in fase di ricarica, una certa quantità di energia in un condensatore, al momento dello scatto questa corrente viene rilasciata istantaneamente e viene usata per far partire il lampo che illuminerà la scena, la chiave nell'uso del flash sta nel dosaggio di tale luce. Intanto chiariamo un aspetto: il lampo flash è sempre così rapido che il tempo di esposizione non influenza la quantità di luce flash registrata, un lampo a piena potenza con un tempo di esposizione di 1/250 a f/8 oppure di 1/60 a f/8 darà un soggetto illuminato sempre nello stesso modo (a meno che il soggetto non sia illuminato da altre fonti), viceversa il diaframma è il primo strumento per il dosaggio della luce flash, scattare ad 1/250 f/8 oppure 1/250 f/2,8 darà risultati radicalmente diversi. Inoltre, essendo l'apertura di diaframma un valore relativo all'ottica usata, un esposimetro per luce flash ci indicherà sempre il corretto diaframma di lavoro a prescindere dall'ottica usata. Infine, utilizzando un flash, potremo evitare di preoccuparci del rischio mosso nei nostri scatti, il lampo è così rapido da congelare il movimento del nostro soggetto, quindi a meno di altre fonti di luce, un tempo di scatto lento nell'ordine di 1/60 o 1/90 ( obbligato in certe fotocamere ) non sarà un problema neppure con soggetti in rapido movimento.

Nell'uso quotidiano e non specialistico i moderni flash TTL usati in automatismo risolvono molti problemi, non dobbiamo calcolare nulla e sarà il flash a leggere, attraverso l'ottica usata, la luce emessa e ad interrompere l'emissione non appena la giusta illuminazione è stata raggiunta. Con un flash più datato e non TTL invece questo non accade, il sistema migliore per regolarne la luce sarà l'uso di un esposimetro esterno per luce flash: si fa partire il lampo e si legge il diaframma di lavoro sull'esposimetro, si imposta il diaframma sull'ottica e si scatta.

Quanto detto non ha certo la pretesa di esaurire l'argomento tecnico relativo ai flash, ma semplicisticamente può essere sufficiente a capire come andare ad usare il flash nei nostri ritratti.
L'uso primario del flash singolo nel ritratto è quello di luce di riempimento: in una situazione di illuminazione naturale, diretta o indiretta, in esterni o all'interno, il flash consente di andare a riempire le zone d'ombra, quelle che risulterebbero troppo scure e poco leggibili, o ancora con contrasti troppo marcati tra luce ed ombra. Ciò a cui dobbiamo prestare attenzione però sono le ombre che il flash va a generare e l'appiattimento che potrebbe causare la luce flash diretta.

Come abbiamo visto, infatti, un flash in automatismo andrà ad autoregolarsi in base alla lettura della corretta esposizione come se il flash fosse l'unica fonte di luce ed andrà a sovrascrivere qualsiasi altra luce, vanificando tutte le nostre ricerche di una buona luce ambiente per lo scatto, inoltre le ombre generate dal flash saranno dure e nette, creando un alone di ombra alle spalle del nostro soggetto. Per evitare tutti questi problemi nell'uso del flash la prima operazione da compiere è quella della compensazione della luce lampo: quello che desideriamo per il nostro scatto è mantenere l'esposizione misurata per la luce naturale e questa manterremo, per il flash invece dovremo impostare un'illuminazione che si occupi di riempire solo le ombre, qualsiasi flash o fotocamera permette di regolare l'intensità pur senza sapere la potenza usata ma ragionando in termini di valori EV in più o in meno; nel nostro caso l'operazione da compiere è quella di una compensazione negativa, cioè dovremo abbassare l'emissione che il flash considererà corretta di un certo numero di stop, solitamente la quantità dipende dalle condizioni ambientali di maggiore o minore luminosità e da fattori vari come il colore dell'abbigliamento, in linea di massima io compenso tra -1EV e -2EV, valori che consentono di schiarire efficacemente le ombre e nello stesso tempo di mantenere le differenze tonali dell'illuminazione primaria, che danno dimensione al soggetto, inoltre una compensazione con tali valori rende le ombre generate dal flash molto leggere e non fastidiose, spesso impercettibili. In linea di massima, ma come detto poi le variabili sono molte, maggiore è la situazione di controluce e minore dovrà essere la compensazione, fino a raggiungere l'esposizione non compensata in caso di controluce pieno.

Per ammorbidire la luce emessa molti flash sono dotati di un diffusore, così come in commercio ci sono molti modelli di diffusori adattabili a quasi tutti i flash, in linea di massima sono efficaci nel controllo migliore delle ombre ma il loro uso non evita la compensazione, la lettura TTL infatti registra la luce che effettivamente raggiunge la pellicola o il sensore quindi in caso di diffusore che assorbe parte della potenza del flash, il flash emetterà più luce per compensare la perdita dovuta al diffusore stesso.

Qualora si stia scattando in interni, e pareti e soffitto della stanza dedicata a sala posa siano bianchi, con un flash a cobra potremo anche regolare la parabola in modo da indirizzarla verso l'alto o verso una parete, in tal modo altro non facciamo che utilizzare il soffitto o una parete come pannello riflettente per la luce flash, diffondendola e rendendola più morbida, aggiungendo tale luce al nostro scatto ancora una volta andremo a schiarire le zone di ombra causate dalla luce naturale primaria che stiamo utilizzando per il nostro ritratto; l'uso del flash, in questo caso, comporta però una maggiore accortezza nel dosaggio del lampo, non è detto infatti che la potenza del flash sia sufficiente per ottenere un'illuminazione riflessa che correttamente riempia le ombre come desideriamo, poter disporre di una macchina digitale e la possibilità di fare qualche prova senz'altro si rivela la strategia vincente in questi casi, a meno di non poter disporre del solito esposimetro esterno per luce flash incidente che ci permetterà, in base al diaframma di lavoro scelto, di capire se la luce flash è sufficiente e quanto andrà eventualmente compensata.

Una delle caratteristiche che maggiormente apprezzo nell'uso del flash è il punto luce che viene riflesso negli occhi del soggetto. Un punto luce negli occhi del soggetto consente di dare a questi una vivacità che diversamente avrebbero con più difficoltà, ma non sempre è facile ottenerlo, nel caso in cui la parabola fosse diretta lateralmente o sopra il soggetto, infatti, il punto luce scomparirebbe: in questo caso è indispensabile l'uso di un cartoncino bianco inserito posteriormente alla parabola flash. Alcuni flash ne hanno uno di serie estraibile ma in mancanza di questo si rimedia facilmente con un cartoncino bristol sagomato a misura del flash; non sottovalutiamo questo elemento, gli occhi sono la chiave di un ritratto riuscito e saperli valorizzare è indispensabile.

Il singolo flash può essere utilizzato anche per scopi più "creativi". Per iniziare ad usarlo diversamente è indispensabile poterlo sganciare dalla posizione fissa sopra il pentaprisma, per fare ciò i sistemi sono molteplici. Se abbiamo una macchina con un flash incorporato potremo tranquillamente sganciare il flash a cobra a patto di dotarlo di una semplice servo-cellula, ce ne sono di molto economiche a partire dai 20 euro ed assolvono magnificamente allo scopo, in caso non disponiamo di un flash incorporato dovremo invece dotarci di un cavetto di prolunga, ogni produttore di fotocamere ne ha diversi modelli in catalogo con la possibilità di trasmettere più o meno automatismi; nelle più recenti fotocamere troveremo inoltre la possibilità di controllare in remoto più flash, purché compatibili, con estrema semplicità e senza dover acquistare nulla.

Poter lavorare con un flash distante dalla fotocamera ci permetterà di disporre quest'ultimo in una posizione più funzionale all'effetto che desideriamo ottenere, supponendo di avere una luce naturale primaria che proviene dall'alto e da destra, disporre il flash in basso a sinistra consentirà di controllare le ombre in modo molto efficace ed il giusto dosaggio del lampo permetterà di mantenere comunque i passaggi di tono che daranno corposità al soggetto. Inoltre il flash separato dalla fotocamera sarà il primo passo per pensare di scattare ritratti con la sola luce flash, potendolo direzionare, infatti, eliminiamo il problema della resa piatta di una luce frontale. Utilizzare un singolo flash come unica fonte di illuminazione è un'idea meno strana di quanto si possa pensare e spesso utilizzata dai professionisti per ottenere effetti molto interessanti. La luce del singolo flash, infatti, è una luce molto direzionata e dura, che crea contrasti marcati ed ombre nette, ottime se vogliamo ottenere un effetto deciso e drammatico nei nostri scatti, l'uso di un pannello di schiarita opposto al flash consentirà di ammorbidire la resa mantenendo comunque una buona dose di "drammaticità"; addirittura ci sono schemi classici di illuminazione, come la luce "Rembrandt", che prevedono proprio l'uso di un singolo flash e spesso neppure ammorbidito.

Naturalmente avremo sempre a disposizione la consueta gamma di opzioni di schiarita e riflessione del lampo che ci permetteranno di adottare una luce più morbida ed avvolgente per ottenere ritratti dai caratteri più dolci: io scatto spesso con un singolo flash laterale puntato, invece che contro il soggetto, contro due pannelli di polistirolo disposti a V che assumono loro il compito di far rimbalzare la luce verso il soggetto, in questo modo la luce riflessa dai pannelli risulterà più dolce e le ombre saranno molto meno marcate, avvicinando o allontanando i pannelli dal soggetto riusciremo ad intensificare o attenuare la potenza della luce ed a modificarne la durezza (più sono vicini e più la luce sarà dura e potente), inoltre modificando l'apertura dei due pannelli otterremo l'effetto ulteriore di ammorbidirne o meno la resa, una V più aperta restituirà una luce più morbida, una V più chiusa offrirà una luce più dura. Circa l'esposizione, qualora il sistema lo consenta, mettere il flash in TTL compensato a -1/2 EV è in linea di massima la scelta migliore e più rapida, viceversa ricorreremo ancora all'esposimetro esterno a luce incidente oppure ai calcoli in relazione al numero guida del flash e le distanze, tenendo presente che avremo sempre un risultato approssimato ed in tal caso ricorrere a più scatti a forcella è indispensabile, naturalmente una macchina digitale ci permetterà di vedere subito il risultato operando gli aggiustamenti del caso.


Per finire, senza la pretesa di esaurire un argomento così vasto, una semplice nota sulla temperatura colore: la luce flash ha una temperatura colore pari a quella del sole nelle ore centrali della giornata e facilmente sfruttabile con le pellicole daylight, quelle che compriamo abitualmente, tuttavia se scattiamo all'alba o al tramonto ed usiamo il flash come luce di riempimento dovremo tenere presente che la luce solare sarà molto più calda e la luce flash risulterà invece molto fredda sul nostro soggetto, sebbene in qualche caso questo effetto possa essere sfruttato a fini creativi, la regola vede la luce flash filtrata da apposite gelatine che la riportano alla giusta temperatura, in linea di massima potremo adottare i filtri per la luce "tungsten", cioè la luce emessa dalle normali lampadine di casa, ci sono in commercio set di filtri per il flash con gelatine tarate (per portare la luce a temperature colore ben precise) e colorate, provateli, non sempre gli effetti saranno gradevoli, anzi, quasi mai, ma in qualche occasione una nota di colore, magari proiettata sullo sfondo quando l'illuminazione principale è assolta dal sole, potrebbe dare il tocco in più ad uno scatto.

Una volta che avremo staccato il flash dalla fotocamera ed avremo iniziato ad esplorare il mondo dell'illuminazione flash, il limite alle nostre possibilità sarà determinato solo dalla nostra fantasia, voglia di sperimentare e, non ultimo, dalle disponibilità economiche che avremo per comprare tutti i flash di cui riterremo di aver bisogno, ciò che è sicuro è che dovremo iniziare a cambiare atteggiamento mentale nei confronti della fotografia, non più una visione creativa per estrapolare dal mondo uno scatto che racconti qualcosa ma una vera e propria creazione dell'immagine per comunicare ciò che desideriamo, come dico sempre, ma la frase non è mia, ci sono fotografi che le fotografie le cercano e le trovano, altri che le creano, entrambi sono stimabili ed apprezzabili, ma fanno due cose diverse.

Per finire due esempi di uso del flash come ausilio all'illuminazione. Nel primo caso la luce flash fornisce di fatto l'illuminazione del soggetto mentre la luce naturale del sole si occupa di definirne il contorno, la scelta di scattare al tramonto ha permesso la tonalità dorata tra i capelli.

PRIMO CASO



SECONDO CASO



LA LUCE MULTI FLASH
Potendo disporre di più di un flash le possibilità che si aprono nella fotografia di ritratto sono virtualmente infinite, non c'è situazione non riproducibile in studio con le opportune potenze flash e gli accorgimenti del caso, l'attrezzatura, come al solito però, dovrà essere solo quella parte di strumentazione, ben conosciuta e compresa nel suo funzionamento, che permetterà di esprimere al meglio le potenzialità nostre e del nostro soggetto.

La prima cosa basilare da capire nell'illuminazione multi-flash è che i normali parametri di esposizione con i quali lavoriamo vanno del tutto dimenticati.
Introduciamo una nuova informazione: i flash, quasi tutti almeno, possono emettere lampi a potenze diverse e regolabili, il più delle volte regolabili manualmente o con una serie di parametri relativi, la regolazione della potenza influisce in realtà sulla durata della luce emessa, un flash a piena potenza avrà un lampo della durata circa doppia rispetto al lampo emesso dallo stesso flash a mezza potenza; la durata del lampo, in linea generale, è solitamente davvero breve, un vecchio flash, potente ed a piena potenza potrebbe avere una durata del lampo nell'ordine di 1/500 di secondo, un moderno flash di buona potenza ha una durata del lampo a piena potenza ancora più breve. Da qui si capisce facilmente che nell'esposizione in luce flash la variabile tempo impostata in macchina non ha alcuna influenza sull'esposizione del fotogramma, tenere l'otturatore aperto per 1/30 o per 1/250 di secondo quando la durata dell'illuminazione che espone la scena è enormemente più breve non cambierà nulla, vale la pena impostare il tempo più rapido consentito di sincro-flash per evitare contaminazioni luminose della luce ambiente e per evitare un rumore maggiore in caso di fotocamere digitali.

La seconda variabile che abitualmente consideriamo nella valutazione esposimetrica è il valore di apertura del diaframma. Il diaframma influisce realmente sull'esposizione flash però abbiamo le mani legate: se vogliamo ottenere una decisa sfocatura o un tutto a fuoco dovremo impostare il diaframma ad un valore ben preciso e non variabile.

In sostanza la nostra fotocamera diventa una scatola contenente il supporto sensibile con un foro di ingresso della luce ben preciso, senza alcuna possibilità di variare alcunché, come esporre correttamente quindi? L'unico parametro sul quale possiamo agire in macchina è la sensibilità ISO, anche qui con diverse limitazioni, se desideriamo una qualità ottima la scelta di pellicola o sensibilità del sensore si ferma presto a valori molto bassi.
La strada da percorrere è un'altra: variare l'intensità della luce sui singoli flash per ottenere la corretta esposizione e tutti gli effetti desiderati.
Il come fare è questione non banale, ma neppure impossibile da affrontare; il procedimento illustrato sarà valido per qualsiasi tipo di macchina fotografica ma se abbiamo la possibilità di lavorare in digitale, anche con una compatta con il flash impostabile manualmente e magari solo per fare le prove luci, il tutto sarà molto più semplice e privo di tanti calcoli.

Intanto disporremo i vari flash, pannelli e supporti secondo lo schema che riterremo opportuno, i flash dovranno avere la possibilità di dialogare tra di loro, che sia via servo-cellula o via cavo sincro non cambia nulla, i sistemi moderni hanno una serie di telecomandi e radiocomandi che sincronizzano i flash tramite onde radio in frequenza o brevissimi lampi impercettibili di comunicazione secondo un loro codice proprietario, il tutto dipendente dal nostro pulsante di scatto della fotocamera. Sistemati i flash li imposteremo in base al tipo di illuminazione che vogliamo ottenere, per semplicità ipotizziamo un flash principale a destra a piena potenza ed un secondo a sinistra di schiarita ad 1/4 della potenza. A questo punto fa il suo ingresso in scena l'esposimetro a luce incidente per luce flash; questo tipo di esposimetro ha la capacità di leggere appunto la luce flash che colpisce il soggetto nei vari punti (un punto ogni lettura) ed una presa sincro per comandare il primo dei flash usati, supponendo che gli altri dipendano via servocellule o via cavo dal flash principale. Impostato il valore ISO sull'esposimetro lo posizioneremo in prossimità della zona del volto di cui vogliamo leggere l'esposizione, supponiamo la zona illuminata dal flash di destra, quello principale, e facciamo scattare i flash. L'esposimetro ci restituirà un valore di diaframma, cioè il valore di diaframma che in teoria dovremmo impostare in macchina per una corretta esposizione; abbiamo detto però che il nostro valore di diaframma non è variabile, quindi come fare? Andremo a variare la potenza del flash in funzione del valore che ci è stato dato. Tornando al nostro esempio, supponiamo di avere impostato un diaframma f/2,8 per ottenere una bella sfocatura e che l'esposimetro ci dia una lettura di f/5,6, essendoci 2 stop di differenza tra il diaframma impostato e quello necessario andremo a variare la potenza del lampo di due stop, cioè porteremo il flash primario da piena potenza ad 1/4 e quello secondario da 1/4 ad 1/16. Se vogliamo una lettura più certa anche sulla zona di schiarita potremo ripetere l'operazione posizionando l'esposimetro in prossimità della seconda zona del volto, quella in ombra, facendo scattare i flash nuovamente verificheremo che il valore di diaframma indicato sia due stop più aperto di quello di lavoro (cioè la zona di lettura è due stop più chiusa rispetto all'esposizione ottimale che ci indica l'esposimetro).

Fatto questo saremo pronti a scattare una bella serie di immagini delle quali saremo gli artefici in tutto e per tutto.

Lavorare in digitale che vantaggi porta? Intanto che potremo fare a meno dell'esposimetro esterno, scatteremo una prima immagine e valuteremo a monitor le luci, come si faceva una volta, e come alcuni fanno ancora, con le polaroid, regoleremo le potenze delle luci e scatteremo nuovamente, via via che non raggiungeremo il risultato voluto.
Sul mercato oggi possiamo trovare sistemi di gestione flash davvero complessi e completi, iniziando dai sistemi Canon e Nikon dove è possibile comandare in remoto da un flash principale le potenze di tutti gli altri, usarli a gruppi con impostazioni diverse e potenze regolate in TTL con vari gradi di compensazione, o addirittura direttamente dal dorso della propria fotocamera, fino a giungere ai sistemi da studio controllabili tramite software specifico dal proprio computer portatile, tuttavia il concetto alla base di tutti questi sistemi è sempre la regolazione manuale dei singoli flash in modo da dosare la luce in modo da ottenere l'illuminazione cercata.

Cosa possiamo fare con un sistema di illuminazione multi-flash? Sostanzialmente tutto, la vera discriminante è la potenza in gioco, con i flash a cobra installabili in slitta solitamente abbiamo una potenza appena sufficiente ad illuminare correttamente un volto se desideriamo un'illuminazione morbida e riflessa da una serie di pannelli, ciò non toglie che sia un ottimo sistema per iniziare ad impadronirsi della tecnica, certamente non aspettiamoci di poterli usare se decidiamo di lavorare a diaframmi molto chiusi, già pensare di lavorare a f/5,6 a 100 ISO potrebbe non essere così semplice, il passo successivo è dotarsi di un paio di flash da studio di potenza adeguata, ci sono in commercio kit già pronti con gli stativi e gli ombrellini riflettenti compresi con monotorce da 400W e prezzi non del tutto fuori dal mondo, anche qui comunque non pensate di essere arrivati, se pensiamo che ad ogni stop di chiusura del diaframma la luce dei flash in gioco va raddoppiata ed un bank diffusore può sottrarre un paio di stop, scopriamo in fretta che gli scatti di moda che vediamo sulle riviste fatti a f/11 o f/16 richiedono facilmente potenze nell'ordine di migliaia e migliaia di Watt.
A fronte di tutti questi svantaggi, economici e di gestione delle potenze luminose in gioco, perché usare solo la luce flash per scattare un ritratto? Perché la luce flash è perfettamente controllabile, in potenza, direzione, colore, ampiezza e durezza; possiamo decidere l'esatto angolo con il quale la luce colpirà il nostro soggetto per avere una luce radente che mostri e nasconda ogni particolare che vogliamo, possiamo decidere che tonalità dare alla luce, se evidenziare un particolare con uno spot stretto o proiettare un ombra significativa in un punto preciso, possiamo con poche regolazioni passare dalla luce diffusa simile a quella che troveremmo in esterni ad un'illuminazione direzionata e decisa, in sostanza avremo il vero controllo sulla nostra immagine, indipendentemente dall'ora e dalle condizioni atmosferiche; c'è da dire che solitamente la luce flash viene usata per ottenere risultati d'impatto, con una forte carica emotiva, ombre decise e luci ben aperte, ma è solo lo stile che la moda ha imposto in questi ultimi anni, nessuno ci vieta di usare i nostri flash per ottenere risultati morbidi e delicati, basta solo sapere come fare, ma questo si impara solo con l'esperienza.

Per quanto riguarda me e le mie fotografie di ritratto, da circa tre anni sono passato quasi del tutto a scattare in digitale con sistemi Nikon, il che mi ha facilmente portato ad adottare il loro sistema CLS dove, con un numero tutto sommato piccolo di flash SB600 ed SB800 si riescono ad ottenere ottimi risultati con il vantaggio di una gestione praticissima dei singoli flash direttamente dal dorso delle mie macchine o di un SB800 montato in slitta, il tutto senza cavi e senza i tempi dell'allestimento di un set completo e con il vantaggio di poter trasportare tutto facilmente ovunque, anche in un campo arato; viceversa i sistemi di flash da studio con monotorce, ombrelli e bank li riservo allo still-life dove solitamente servono diaframmi molto chiusi e potenze maggiori di illuminazione, dove non c'è gente in giro per il set e dove le modifiche alle luci da fare sono più limitate visto che il soggetto è assolutamente statico.

Articolo scritto da Attilio.

p.s.

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Tecnica fotografica: Il ritratto, la luce naturale

Questo è un articolo scritto da Attilio.

Ciò che dà carattere ad ogni fotografia è sempre la luce. In uno scatto potremo apprezzare molti elementi come la composizione, la situazione ripresa, l'unicità di un avvenimento, un'espressione colta al volo, la solennità di un panorama o di un edificio, il degrado o lo splendore di un luogo, di una condizione umana, la bellezza e l'azione di un animale o ancora molti altri elementi che non ho citato, ma mai, in nessun caso, uno qualsiasi di questi elementi sarà efficacemente rappresentato se la luce che caratterizza il nostro scatto è brutta e di cattiva qualità.

Questo non significa dover disporre sempre di luce in abbondanza, anzi, ma sicuramente significa che la ricerca del corretto modo di sfruttare la luce disponibile nel migliore dei modi è il punto essenziale della ricerca fotografica.

Il ritratto non fa eccezione a questa regola, al contrario ne è, insieme allo still-life, il genere principe dove la ricerca della luce giusta permette di esprimersi al meglio. Nel ritratto, infatti, non potremo contare su altri elementi scenografici che non siano il nostro soggetto, non potremo contare sull'emozione e lo stupore che suscita un magnifico e grandioso panorama, non avremo l'animale raro colto in azione, non avremo in pratica "stampelle scenografiche" che faranno da sostegno ad una carenza sul fronte dell'illuminazione. Al contrario, la luce dovrà essere il primo mezzo con il quale confrontarsi e dal quale attingere spunti per meglio interpretare il nostro soggetto, per meglio rappresentare ciò che del nostro soggetto vogliamo mettere in evidenza.

La luce che più facilmente avremo a disposizione è, naturalmente, quella fornita dal sole;,la luce solare per sua natura, non è la più facilmente gestibile, varia di intensità nel corso della giornata, varia di colore e di inclinazione, eppure permette, grazie alla sua intensità, di essere efficacemente sfruttata e modellata per raggiungere quasi ogni scelta di illuminazione che desideriamo per il nostro soggetto. La prima considerazione da fare sulla luce naturale è relativa al luogo di scatto, se in interni oppure in esterni.

In un ambiente chiuso la luce solare ci arriva attraverso le finestre, in questo caso avremo una luce fortemente direzionata che illuminerà con decisione una parte del nostro soggetto, lasciando in ombra la parte opposta: questo effetto, sebbene ricercato in alcuni casi, potrebbe essere fin troppo marcato per un ritratto classico e generare ombre nette e chiuse, in tal caso un primo passo per ottenere una luce qualitativamente migliore è poter disporre di una tenda bianca davanti alla finestra, in tal modo avremo il risultato di poter usare una luce sensibilmente più morbida per via dell'effetto di diffusione che la tenda genera. In questa situazione la differenza di illuminazione, tra il lato alla luce del soggetto ed il lato in ombra, sarà molto meno marcata ed il risultato fotografico sarà quello di un ritratto meno "drammatico". L'inconveniente nell'uso di una finestra schermata consiste nel calo di luce disponibile, la tenda, infatti, assorbirà molta della luce e, diffondendola, abbasserà ulteriormente il livello di luminosità della scena. Il vantaggio principale, invece, consiste nel costo zero della luce, come vedremo un aspetto non trascurabile. Come ulteriore vantaggio, la finestra, preferibilmente esposta a sud per godere di più luce e per un numero maggiore di ore, ha la possibilità di controllo del colore e di alcuni effetti particolari.

Utilizzare infatti una tenda trasparente di colore arancione permette di dare allo scatto una tonalità calda senza dover ricorrere alla luce del tramonto o dell'alba, allo stesso modo saremo in grado di dare colori diversi alla luce in funzione del colore che diamo alla nostra tenda-diffusore. Infine, ricercando un effetto grafico, potremo utilizzare tende con motivi geometrici più o meno regolari, che proietteranno sul nostro soggetto morbide trame grafiche; attenzione però, se usiamo una tenda colorata per introdurre una tonalità nella luce, accertiamoci che sia proprio la tonalità che desideriamo, viceversa introdurremmo nel nostro scatto una dominante di colore difficilmente eliminabile e controllabile, dovremo valutare non solo la resa cromatica sulla pelle, ma anche sugli abiti, non c'è nulla di peggio di un tono magenta su una camicia che evidentemente dovrebbe essere bianca...

Se viceversa vogliamo evitare la caduta di luce determinata dai vari schermi ed utilizzare tutta la luce solare disponibile, avremo la possibilità di attenuare le ombre del lato opposto alla luce per mezzo di uno o più pannelli riflettenti, in tal modo la luce che non colpisce direttamente il soggetto verrà riflessa da un pannello posizionato dal lato opposto alla finestra e permetterà di illuminare in misura maggiore o minore anche il lato in ombra; per regolare l'intensità di tale luce riflessa sarà sufficiente allontanare o avvicinare il pannello al soggetto. Personalmente utilizzo per questi scopi dei pannelli in polistirolo, quelli che preferisco sono 100x50 cm e sono spessi 1 cm, queste misure permettono di assemblarli con facilità per ottenere un pannello più grande, sono sufficienti alcuni chiodini per tenerli insieme e possono essere disassemblati con semplicità, inoltre lo spessore non solo facilita il posizionamento dei chiodini ma consente anche al pannello di non flettere.
In alternativa al polistirolo va bene quasi tutto purché bianco, gli altri colori infatti daranno dominanti cromatiche, in casa dei miei genitori ci sono dei ritratti miei da bambino che mio padre eseguiva in salotto usando un quotidiano come pannello riflettente e mia madre come sostegno del pannello...

Se la luce della finestra vi sembra una soluzione povera e poco professionale, vi basti sapere che in commercio si trovano bank dedicati ai flash da studio chiamati "window light", in sostanza un box da applicare ad un flash elettronico che, per meno di duemila euro, simula in studio la luce che offrirebbe una finestra con tanto di tenda -_-, una finestra esposta a sud è la migliore amica del fotografo ritrattista.
Spostandosi in esterni la possibilità di gestire e modificare la luce solare svanisce del tutto, non saremo più in grado nè di controllarne la durezza nè tanto meno il colore, la dovremo usare così com'è. In questo caso quindi conviene scegliere di scattare nelle ore più adatte, con il sole basso sull'orizzonte, cioè nelle prime ore del giorno oppure nelle ultime, in prossimità del tramonto. Anche in questo caso l'uso di almeno un pannello riflettente si dimostrerà basilare, con una luce diretta, infatti, la possibilità di ammorbidire le ombre offerta da un pannello consentirà di rendere al meglio i tratti di un volto, mantenendone la tridimensionalità ma lasciandolo leggibile in ogni sua parte.

Una soluzione niente affatto trascurabile in esterni è quella di scattare con il soggetto in ombra, al riparo di un portico, una tettoia o quant'altro lo terrà in ombra ma attenzione, per i nostri scopi non andranno invece altrettanto bene i lati in ombra degli edifici. Al di sotto di una tettoia, infatti, avremo comunque una luce ben direzionata che ci fornirà quel minimo di differenze tonali in grado di dare dimensioni al soggetto, viceversa in un'ombra fornita da un edificio esposto a nord avremo solo una luce piatta e diffusa che male si presterà a questo scopo.

Infine va preso in considerazione un momento ben preciso, quello esatto del tramonto. La luce del tramonto è, a mio avviso, quella che consente i risultati migliori, purtroppo dura pochi minuti e per riaverla bisogna aspettare il giorno successivo, quindi bisogna farsi trovare preparati e sapere in anticipo che scatto fare; nonostante le difficoltà, però, la luce al momento del tramonto ci offre la possibilità di scattare con il soggetto in pieno sole, ben illuminato ed avvolto da una luce calda e morbida, con ombre allungate che danno dimensione e consistenza alle superfici. Naturalmente proprio la lunghezza delle ombre va tenuta d'occhio, il naso, ad esempio, potrebbe proiettare un'ombra che andrebbe ad oscurare una grossa porzione di volto, quindi dovremo preoccuparci di tenere sotto controllo la posizione del soggetto con estrema attenzione.

Quando usare la luce naturale? La questione è soggettiva, dipende dal singolo fotografo e dalla sua capacità di espressione, in linea di massima non ci sono ambiti espressivi preclusi alla luce naturale, sicuramente però, ragionando in astratto, la luce naturale mal si presta a "drammatizzazioni": la sensualità, la drammaticità, la durezza, difficilmente potranno essere rese in pieno sfruttando solo la luce naturale e nessun altro elemento scenico, a meno di non scattare in condizioni difficili, quindi con pieno sole, con ombre nette e dure, quando il controllo degli elementi della ripresa diventa fondamentale, quando bruciare irrimediabilmente una luce o lasciare irrimediabilmente chiusa un'ombra è un rischio sempre in agguato. Viceversa la luce naturale si presta molto bene a rendere emozioni ed aspetti delicati del carattere del soggetto: un'aria sognante, uno sguardo perso nei pensieri o ancora l'allegria, la spensieratezza, in generale tutti quegli aspetti del carattere che ci fanno dire di una persona "è solare", anche la malizia, variante in chiave ironica della sensualità, si presta bene ad essere illuminata dalla luce solare.

Personalmente non scatto spesso sfruttando solo la luce naturale, se non in caso di ritratti di strada o su specifica richiesta, sono un amante dei flash e preferisco utilizzare questi ultimi, nonostante tutto tra i miei ritratti più apprezzati una larga fetta è costituita da scatti in luce naturale, non è stato infrequente che professionisti a cui ho fornito decine di scatti abbiano poi ingrandito ed appeso in casa ritratti in luce ambiente, probabilmente l'abitudine alla ripresa in luce flash e quindi in situazioni dalla drammaticità elevata proprio a loro fa apprezzare il ritratto più delicato e che coglie lati non sempre mostrati del loro carattere.

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Tecnica fotografica: Il ritratto, la scelta delle ottiche


Questo è il primo di una serie di articoli dedicati al ritratto, essi sono scritti da un fotografo professionista di nome Attilio che già in passato ha contribuito al blog.

Il genere fotografico più praticato nella storia della fotografia è sicuramente il ritratto, ma altrettanto sicuramente è un genere niente affatto facile e scontato, le capacità tecniche, indispensabili, vanno poi coniugate anche con la sensibilità personale del fotografo per rendere un'immagine di una persona un vero ritratto.

Nel voler ritrarre una persona ci si aprono davanti una serie di possibilità davvero infinite per rendere al meglio il nostro soggetto, è indispensabile capire cosa vogliamo mostrare di quella persona, vogliamo mostrarne la bellezza? La sensualità? Oppure la timidezza, la profondità di pensiero, la nobiltà d'animo, l'innocenza, la malizia, l'entusiasmo, o ancora altri aspetti del suo essere?

Tenendo bene in mente il punto di partenza, possiamo iniziare a pensare a come realizzare il nostro ritratto e quindi a come, tecnicamente affrontare lo scatto.
Convenzionalmente le ottiche da ritratto sono comprese tra gli 85mm ed i 135mm di lunghezza focale, la scelta non è casuale visto che tali ottiche consentono una rappresentazione fedele e piacevole dei tratti di un volto, evitando le distorsioni prospettiche delle ottiche più corte e gli schiacciamenti dei piani delle ottiche più lunghe, ciò non toglie che un valido ritratto può essere affrontato con qualsiasi ottica, anche un grandangolo estremo, in tal caso però la capacità interpretativa e di controllo del fotografo dovrà essere assoluta, il rischio di trasformare il nostro soggetto in una caricatura di se stesso è elevatissimo.

La scelta della focale da usare è vincolata anche alle abitudini personali ed all'interazione che stabiliamo con il nostro soggetto: usare una focale corta, un 50mm oppure un 85mm, ci consentirà di scattare a stretto contatto con il nostro soggetto, viceversa la scelta di una focale più lunga ci permetterà una maggiore libertà di azione, di girare con più semplicità intorno al nostro soggetto e di lasciargli più spazio per muoversi e mettersi a proprio agio. In ogni caso l'aspetto più importante è proprio quello di utilizzare lo strumento che meglio ci permette di esprimerci e che meglio lascia spontaneità al soggetto, alcune persone infatti difficilmente riescono ad essere naturali con un obiettivo a mezzo metro dal volto e puntato contro, altre viceversa ci flirtano senza alcuna timidezza e soggezione, sta a noi interpretare i segnali ed agire di conseguenza.

Ho volutamente omesso di fare differenziazioni tra pellicola e digitale, nel caso del ritratto il problema può essere considerato trascurabile, al variare del formato di supporto sensibile, infatti, varia l'angolo di campo abbracciato dalle nostre ottiche ma non il comportamento ottico, quindi i problemi di prospettiva, distorsione e schiacciamento dei piani focali rimane invariato nell'uso della pellicola o di una macchina digitale APS-C, si tratterà solo di fare un passo avanti o uno indietro se il nostro soggetto non entra o si perde nell'inquadratura.

Ulteriore aspetto fondamentale nella scelta dell'ottica per il ritratto è l'apertura massima di diaframma. In linea del tutto teorica un'ottica con apertura massima f/2,8 è il minimo sindacale per pensare di avere un ottica adatta a fare ritratti, potendo disporne sarebbe preferibile avere lenti con aperture f/2 o ancora f/1,4. Poter disporre di un diaframma molto aperto comporta molteplici vantaggi, su tutti la possibilità di sfocare tutto ciò che non ci interessa o che, peggio, distrae attenzione dal nostro soggetto, inoltre avremo la possibilità di utilizzare sfondi qualitativamente pessimi ma che sfocati renderanno invece molto: immaginate di avere un cespuglio di rose, la probabilità che siano tutte perfettamente fiorite è quasi nulla, comunque relativa ad un paio di giorni al massimo, potendole sfocare efficacemente avrete uno sfondo perfetto anche se la maggior parte di queste sono sfiorite ed appassite.

Una brutta tenda, un brutto muro, qualsiasi elemento che abbia la giusta distribuzione di colore diventerà ottimo come nostro sfondo dove ambientare i ritratti.
Poter disporre di un diaframma molto aperto consente anche un uso della luce più agevole, un normale flash a f/1,4 sarà sufficiente ad illuminare tutto il nostro soggetto anche se lo riflettiamo su un pannello, a f/4 sarà ben 3 stop più chiuso, se abbiamo potenza nel flash per aumentarne l'illuminazione benone, altrimenti i nostri scatti saranno sottoesposti senza appello. In esterni il problema si ripete e si aggrava: le ore migliori per scattare sono l'alba ed il tramonto, quando il sole è basso e la luce è calda, in queste situazioni scattare ad 1/250 f/1,4 a 100 ISO non è affatto improbabile, avere un diaframma minimo di f/4 significherebbe scattare ad 1/30 e quindi mosso del soggetto e micromosso del fotografo probabilmente presenti; avere già un diaframma f/2,8 consentirebbe di scattare ad 1/60, un tempo che scongiura in larga parte il mosso del soggetto ed in una certa misura anche il micromosso amplificato dalla lunghezza dell'ottica.

Infine, ma non ultimo, un diaframma aperto consente di dare profondità al soggetto: un volto che riempie il nostro fotogramma, scattato a f/1,4, con la messa a fuoco perfettamente centrata sull'occhio più vicino al fotografo, consentirà di avere le parti più distanti dei lineamenti che inizieranno a mostrare una leggera sfocatura pur rimanendo leggibili, effetto che consentirà una percezione di tridimensionalità nell'osservazione del ritratto.

Obiettivi specialistici: ci sono sul mercato ottiche dedicate al ritratto che consentono un controllo della sfocatura, tali ottiche pur mantenendo un controllo eccellente del fuoco in condizioni normali, consentono di ammorbidire, tramite un apposito comando progressivo, la resa dell'ottica rendendo il risultato più morbido, l'effetto è apparentemente simile a quello di un filtro flou, sebbene con qualche differenza, in generale se la fotografia di matrimonio non è il vostro mestiere io tenderei ad evitarli, il costo è significativo e l'uso davvero specialistico. In contrapposizione ci sono le ottiche Macro, nate per tutt'altri utilizzi ed usate a volte, più di frequente negli ultimi anni, per scattare ritratti. L'uso di queste ottiche presenta un unico inconveniente, l'estrema incisività, per cui qualsiasi difetto della pelle del soggetto viene inesorabilmente tirato fuori. Se volete una resa netta e contrastata ed il vostro soggetto ha una pelle perfetta, utilizzatele tranquillamente, viceversa dovrete passare molte ore davanti al computer a mascherare rughe, pori della pelle e difetti vari.

Concludo con le mie osservazioni personali: io uso preferibilmente due ottiche per i ritratti, un 50mm f/1,4 ed uno zoom 70-200 f/2,8 stabilizzato, con una netta preferenza per quest'ultimo. Il motivo che mi fa scegliere questa lente è che mi permette una grande libertà di movimento intorno al soggetto, soprattutto in esterni mi consente di scattare anche da distanze importanti lasciando il soggetto nella posizione scelta, inoltre scattando a lunghezze focali dai 100mm in su mi consente di non stargli troppo addosso, in modo da lasciarlo libero di muoversi con naturalezza ed avere quindi un atteggiamento privo di soggezione nei confronti della macchina fotografica.

Quest'ottica la utilizzo anche per i ritratti di strada, infatti la possibilità di scattare da diversi metri di distanza, nonostante l'ingombro dell'ottica, permette facilmente di scattare prima che il soggetto percepisca la mia presenza, lasciandogli sul volto l'espressione del momento.

Il 50mm invece lo utilizzo nel caso di modelli professionisti, dove la paura dell'obiettivo è stata superata ed il rapporto con il fotografo è più maturo e diretto, in tali casi un 50mm consente di avere un contatto molto stretto e di ottenere risultati diversi da quelli che probabilmente riempiono già il loro book fotografico. Il 50mm lo trovo comodo anche nel caso di ritratti informali, in situazioni dove più che la perfezione formale conta il cogliere l'espressione momentanea, in tal caso, luce permettendo, un 50mm a f/8 permette di scattare al volo senza curarsi troppo attentamente della messa a fuoco.

p.s.

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14 marzo 2009

Come emulare la tecnica fotografica di Dave Hill, tutorial per Photoshop (tutorial n°4)


Questa più che una tecnica fotografica la definirei una tecnica di fotoritocco.

Dave Hill è riuscito a dare in post produzione un effetto che è piaciuto molto al pubblico e ha suscitato vari tentativi di emulazione, un utente di Flickr denominato O Casasola  ha ottenuto un risultato molto simile a quello di Dave Hill la sua idea si basa sull’effetto High Pass di Photoshop.

Ho tradotto la guida in Italiano.

La guida era in inglese, l'ho tradotta e corretta in modo da farmi capire anche dagli utenti meno esperti.

1°) Apriamo un'immagine, duplichiamo il livello.

2°) Scegliamo Filtro->Altri->Passa Alto. Inseriamo il valore 4 per il raggio.

3°) Sul menu "Livelli" scegliamo "Luci Vivide" sulla paletta dei livelli. Uniamo i livelli.


4°) Duplichiamo il livello.

5°) Andiamo su Filtri->Altri->Passa alto e scegliamo il valore 7 per il raggio.

6°) Impostiamo il blending mode del livello su "Colore", impostiamo l'opacità del livello al 40% e riuniamo i livelli nuovamente.


7°) Duplichiamo di nuovo il livello, Filtro->Sfocatura->Sfocatura Gaussiana 9 pixels.

8°) Aggiungiamo del rumore Disturbo->Aggiungi Disturbo sul valore 3%

9°) Dal menu Livelli scegliamo Aggiungi maschera di livello -> Nascondi tutti ( Hide all )

10°) Utilizzando lo strumento "Lasso" selezioniamo solo la zona degli occhi impostando Seleziona ->Bordi 6 pixel.

11°) Ora invertiamo la selezione: Selezione->Inverti.

12°) Utilizziamo il pennello, opacità 30% e pennelliamo l'intera immagine, infine uniamo nuovamente i livelli insieme.


13°) Il passo finale è aumentare il contrasto dei bordi ( Sharp ).

Filtri
->Contrasto->Maschera di contrasto

AMOUNT 100%
RADIUS 30.0 pixels
THRESHOLD 0


L'aspetto mostrato in fotografia sarà dovuto alle luci multiple utilizzate per creare i chiaroscuri. La lucentezza del viso si ottiene bagnando la pelle del soggetto.
I risultati migliori possono anche essere sbalorditivi:


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