30 agosto 2010

Facebook e la Fotografia creare una galleria fotografica, una pagina personale e pubblicizzare la propria attività

Facebook oltre a essere un potente strumento di diffusione di link idioti, notizie completamente inutili e frasi colte scopiazzate qua e la può anche diventare nelle mani giuste qualcosa di veramente utile per tutti.

In questo articolo vedremo come un fotografo può trarre il massimo vantaggio da questo Social Network.

Prima di iniziare dovete leggere questo articolo che ritengo essenziale: Come inserire foto su Facebook visualizzandole ad alta qualità troppo spesso vedo fotografi sia amatori che professionisti che fanno l'errore di inserire le foto direttamente ad alta risoluzione con conseguente ridimensionamento da parte di facebook e abbassamento notevole della qualità, leggendo l'articolo che vi ho postato potete vedere come non incappare in questo inconveniente.

Un altra cosa da chiarire, facebook quando caricate le foto è vero acquista dei diritti sulle foto ma a scopo precauzionale, in realtà non gli frega niente delle vostre opere e i suoi diritti cessano quando le cancellate, anche fotografi della National Geographic le caricano tranquillamente nei loro album.

Dunque iniziamo, ora elencherò le fasi schematicamente in modo che sia tutto chiaro:

  1. Create 2 account di Facebook, uno con vostro nome e cognome e aggiungete i vostri amici veri con cui volete comunicare, un altro sempre con vostro nome e cognome ma cercando di aggiungere dopo il cognome la parola "fotografo" o "Photographer" in caso non ci riusciate inserite un'immagine con voi e la vostra reflex in mano o qualcosa che richiami alla fotografia.
  2. Nel vostro secondo account iniziate a iscrivervi a gruppi e pagine inerenti la fotografia e aggiungete come amici le persone che partecipano a questi gruppi, il 90% è gente interessata al tema del gruppo in cui si è iscritta, dunque stringerete amicizia con altri fotografi e appassionati. Questa seconda fase è molto lunga ed importante, in sostanza dovete riuscire ad arrivare a 5000 amici (oltre non è possibile), man mano che aggiungerete persone facebook vi romperà le scatole minacciando di chiudervi l'account, no preoccupa, aggiungete anche solo 2 o 3 persone al giorno arrivati a un certo punto vedrete che saranno gli altri a farvi la richiesta di amicizia perché avete un sacco di amici in comune.
  3. In contemporanea con la fase 2, potete iniziare a creare la vostra pagina personale al solito come titolo usate il vostro nome e cognome e subito dopo la parola "Photography" o "Photographer" giusto per essere più internazionali. Nella pagina create i vostri album e ovviamente inserite le vostre foto più belle, ricordatevi di compilare le Info in modo tale che la gente possa contattarvi e sapere leggendo la descrizione chi siete. Le caratteristiche principali della pagina sono il poter avere un numero di amici praticamente illimitato e quando inserirete le foto i vostri "fan" vedranno l'aggiornamento sulla loro home, l'unica pecca e che non si possono inviare messaggi a tutti. Mentre il gruppo può ospitare un numero massimo di 5000 utenti e da la possibilità di inviare messaggi a tutti gli utenti ma quando scriverete sulla bacheca di esso le persone non vedranno l'aggiornamento sulla home. Io consiglio di creare la pagina.
  4. Collegate la vostra pagina a Twitter se non ce l'avete createvi subito un account e iniziate ad aggiungere amici (o per meglio dire "seguire"), questo è il mio account http://twitter.com/FotografiaBlog in cui tra i Follower e i Following potete trovare altri fotografi sia italiani che stranieri, in breve più gente aggiungerete coi vostri interessi preferibilmente più amici vi seguiranno. Nella vostra home appariranno gli aggiornamenti dei vostri amici. Tornando a noi, quando collegherete la pagina di Facebook a Twitter i vostri amici su twitter andranno a vedere le ultime foto che avete caricato (e anche i vostri messaggi e link sulla bacheca). Gli italiani su Twitter sono pochi avanti popoliamo questo Social Network che è potentissimo e tutto il mondo lo usa! Leggete questo articolo: Twitter Fotografia - canale Italiano di Fotografia - Twitter Italia
Ricapitolando , se seguirete correttamente questi suggerimenti vi ritroverete con 5000 amici con il vostro stesso interesse, ovvero la fotografia, oltre a far conoscere le vostre opere e portare visite al vostro sito o album Flickr (o quello che vi pare) potete pubblicizzare workshop e altri eventi.
Le pagine per un fotografo professionista non sostituiscono la galleria fotografica ufficiale che ovviamente e più elegante, ma se siete come me fotoamatori a cui piace fare mostre e far conoscere le proprie opere sono davvero eccezionali, le persone vedono subito quando inserite le foto che col metodo che ho mostrato in questo articolo si vedono anche bene. Insomma l'ideale per mostrare di cosa siete capaci (alla pagina si può anche inserire un link al vostro sito web).

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29 agosto 2010

Workshop, la parola magica?


In italiano indica un corso di fotografia. E parteciparvi oppure organizzarlo sembra diventata la panacea per tutti i mali…


PDF dell'articolo scaricabile QUI

Articolo di Claudia Rocchini per FOTOGRAFIA REFLEX - marzo 2010

Hai perso l’ispirazione? Partecipa a un workshop. Sei stanco del tuo stile? Partecipa a un workshop. Hai letto di tutto e di più e ritieni che la fotografia ormai non abbia più alcun segreto per te? Ma sì, facciamoci un workshop, sia mai di imparare qualcosa di nuovo. E ancora. Gli incarichi scarseggiano e i compensi sono ridicolmente bassi? Organizziamo un workshop.
Non si piazza più una foto per colpa dei servizi di microstock e della massificazione delle vendite? E io mi metto a organizzare workshop, tiè! Insomma, partecipare a un workshop oppure organizzarlo sembrano essere la panacea per ogni difficoltà o negatività legate alla fotografia, dal semplice neofita che vuole imparare i trucchi del mestiere al professionista alle prese con la crisi di mercato e con la conseguente necessità di inventarsi un riposizionamento.

Perché questo approccio a metà tra l’ironico e il sarcastico, quando io per prima partecipo a workshop e, non contenta, me li organizzo anche su misura? Per saturazione. Non di workshop anzi, fosse per me ne farei uno a settimana. Il problema è la scelta, attività assai faticosa e sempre più difficile perché legata inevitabilmente ad un eccesso di offerta.
Per non parlare di quell’eccesso di informazioni, o presunte tali, che ha progressivamente saturato la nostra disponibilità alla lettura, all’ascolto, alla comprensione. E, portafoglio permettendo, all’acquisto.

Aprite Google e digitate “workshop di fotografia”: circa 13 milioni di risultati.
Fermo restando che un motore di ricerca non è ancora, purtroppo o per fortuna, un motore di risposta, come è possibile scegliere il corso adatto alle nostre esigenze e su quali criteri basare la decisione? E, di contro, come si fa a organizzare un workshop che si distingua nel mare magnum dell’offerta? Per tentare di dare una risposta a queste domande ho scelto di partire da un’analisi generale dell’offerta per capire se è adeguata alle esigenze della domanda. Sia che si tratti di appassionati in cerca del corso ideale sia che si parli di professionisti in fase di studio della concorrenza, la prima sensazione che emerge prepotentemente, scorrendo le pagine delle proposte, è che ormai chiunque padroneggi la tecnica fotografica organizza workshop.


Ciò porta a riflettere sul paradossale (e triste) stato dell’arte del mestiere del fotografo, una professione che, se si riesce a diventare abili imprenditori di se stessi, ancora permette di arrivare a fine mese, seppur con fatica. Ma non vendendo fotografie. Pare infatti che saperle fare e, soprattutto, saperle fare bene, non basti più perché il “fare clic” costituisce ormai solo un 20% del mestiere. Gestire clienti e fornitori, promuovere la propria professionalità utilizzando strumenti e canali adeguati, seguire i flussi di lavoro sono solo alcune delle variegate attività della professione. In aggiunta bisogna tener presente che dall’altra parte ci sarà pure una domanda che sembra non avere le idee chiare su quello di cui ha bisogno, ma che è tuttavia estremamente attenta a cogliere quei segnali, chiamiamoli subliminali, di differenziazione.

Quando fotografi professionisti mi chiedono consulenze di organizzazione workshop e comunicazione, per prima cosa sottolineo che avere consolidate e provate competenze professionali, fotograficamente parlando, è solo il punto di partenza, mentre molti lo ritengono il punto di arrivo. Spesso mi dicono: “Le mie foto parlano da sole”. Vero, per parlare, parlano. Ma cosa dicono? E, soprattutto, a chi? E’ un approccio confuso e blaterato, unilaterale, oppure una fluida conversazione inconscia basata su uno scambio tra pensieri che gradualmente porta al coinvolgimento dell’osservatore/lettore/potenziale cliente?
E ancora: “Come mai tizio o caia, che non sanno minimamente fotografare o post produrre, fanno sempre il tutto esaurito? Avranno santi in paradiso?”. Di norma sarebbe meglio lasciar perdere i santi, a meno che non si sia in grado di gestirli a livello professionale. E non mi riferisco all’aspetto fotografico, ma a tutto ciò che riguarda le pubbliche relazioni e alla conseguente capacità di promuovere la propria reputazione tenendo sempre presente che spesso, per tutelarla, è necessario saper dire di no evitando di chiudersi porte alle spalle. Oppure che è doveroso, quando si dice di sì, avere sempre pronta una strategia di uscita volta a contenere i danni. Mica facile.
Riguardo invece alla presunta o reale incapacità altrui rapportata a un inspiegabile successo sarebbe auspicabile capire a cosa è dovuto realmente, partendo con l’analisi del comportamento dei concorrenti e degli strumenti utilizzati per ritagliarsi una propria nicchia. A cominciare dal loro sito. E qui emerge la seconda obiezione: “Se sono interessati al mio workshop, leggeranno attentamente tutto il mio sito e guarderanno una a una le mie foto”.

Mica vero, soprattutto se si scrivono metri di testo senza criterio organizzativo o se si decide di pubblicare solo fotografie a bassa risoluzione per timore di furti. Leggetevi qualsiasi forum e noterete che a ogni test vi sono sempre richieste di pubblicare o gli originali dello scatto oppure la foto, anche elaborata, ma in alta definizione. I “furti” vanno messi in conto spese, soprattutto se si vuol convincere qualcuno che vale la pena partecipare a un vostro workshop.
Altro punto dolente in cui mi imbatto molto spesso è quando i contenuti essenziali - chi, come, dove, quando, perché e, soprattutto, quanto costa - sono inseriti in pesantissimi documenti PDF da scaricare a parte o, peggio, quando si costringe il lettore a scrivere una mail per ottenere queste informazioni di base. Per non parlare dei siti poco user friendly, tipo l’ultima tendenza, molto in voga, di far scorrere le pagine del sito orizzontalmente anziché verticalmente, con
il risultato primario di confondere il visitatore ormai abituato da anni di scorrimento verticale.
Un sito non è solo un contenitore di informazioni, ma riflette la personalità, la professionalità e la visione del fotografo. Di fronte a tutti questi casi, che molto spesso viaggiano in gruppo, il lettore o potenziale cliente che non ha tempo da perdere semplicemente passerà oltre, cioè a un altro
workshop e a un altro fotografo, portando con sé anche il rischio di un passaparola non proprio favorevole con amici e conoscenti.

In gergo quanto sopra descritto si chiama reputation management, e consiste in tutto ciò che è legato alla reputazione del fotografo. La sensazione è che sentiremo sempre più spesso parlare dell’importanza di questo aspetto, già diffuso nei fatti nel nostro settore, ma non ancora classificato, percepito né istituzionalizzato. Già oggi il primo criterio di scrematura per la scelta di un workshop è basato sulle informazioni che si trovano on line sul fotografo. Esserci o non esserci fa la differenza. Ma anche esserci in modo non adeguato comporta rischi perché, in questo caso, il motore di ricerca diventa anche se non soprattutto un potentissimo e assai delicato motore di risposta. Sì, lo so, vi starete chiedendo tutto ciò che c’entra con la fotografia. Proprio nulla. Quanto scritto sopra potrebbe riguardare qualsiasi settore, il problema è capire e accettare che viviamo in un’epoca in cui l’apparenza è sempre più sinonimo di sostanza, e la comunicazione non va considerata come un accessorio tutto sommato superfluo o come un costo ma viceversa, se affidata in mani giuste, può rivelarsi un investimento con ritorni spesso superiori alle aspettative.
Tornando invece agli appassionati in cerca del corso ideale, di norma partiamo esaminando il programma del workshop, che potrà essere di un giorno, di un weekend, oppure un vero e proprio viaggio fotografico. Facciamo che ci piacciono le foto, ci piace il programma, ci piace il fotografo, ci piace anche come comunica. Insomma, ci piace tutto. L’accendiamo? Non ancora.
Prima di scegliere è opportuno farsi qualche domanda. Scomoda, ma utile per tutti i generi e per ogni formula di workshop.

Quanti tra voi si sono chiesti che cosa hanno effettivamente bisogno di imparare, e cioè che cosa è opportuno apprendere prima ancora di quello che vi piacerebbe fare? Quanti sono in grado di valutare il proprio livello fotografico - tecnico, artistico, empatico - non in base all’attrezzatura posseduta, ma riferendosi alle reali capacità e competenze? In ogni fotografo esistono due anime, spesso davanti allo specchio e in lite tra loro: da una parte c’è la tendenza a sopravvalutare i propri lavori, una sorta di orgoglio artistico che ci prende soprattutto quando portiamo a casa LO scatto della giornata; dall’altra ci si snerva continuamente perché basta un nonnulla per farci mettere in discussione le nostre capacità, vedi per esempio una tiepida osservazione proprio su quella foto che ci ha reso così tronfi e orgogliosi. E non dite che non vi è mai successo perché mentite in primis a voi stessi. Sento spesso dire anche in buona fede: “Non mi interessano i giudizi altrui, io fotografo per me stesso/a!” Ma quando mai. Nel momento in cui si condivide una propria fotografia on line si cerca inconsciamente o meno l’approvazione e tutti, prima o poi, vorremmo tanto vedere una nostra fotografia pubblicata da qualche parte. Personalmente parlando, nel tempo e man mano che le mie capacità aumentavano, sono arrivata al punto in cui l’imbarazzante approvazione di amici e familiari, che spesso non hanno una formazione fotografica, mi andava decisamente stretta, perché mi impediva inconsciamente di progredire.

Così, un giorno di qualche anno fa, quando ancora utilizzavo una compatta da 4megapixel, ho deciso di fare un esperimento: ho scelto una quindicina di scatti di cui andavo orgogliosa e li ho sottoposti alla prova stampa. Onestamente, mi sono fatta del male ed è stato un duro colpo per la mia crescente autostima di neofita, ma così facendo ho capito che il primo workshop in assoluto di cui avevo necessità era quello in cui mi si spiegava come fare scatti adatti per la stampa, perché un conto è scattare per il web, un conto è fotografare con la speranza che i propri scatti potrebbero anche fare un figurone sulla parete del salotto e, perché no?, magari anche su una rivista. Un workshop sulla stampa può sembrare a molti inopportuno se prima non si conoscono i “segreti” della post produzione. Ecco, io
quel passaggio l’ho saltato perché il mio obiettivo era ed è ottenere buone fotografie in macchina e ho così affrontato la seconda prova stampa con scatti praticamente vergini di post produzione, se non lievi ritocchi. E’ andata decisamente meglio, ai miei occhi intendo, ma sentivo comunque la necessità di
un parere professionale perché ancora non mi ritenevo in grado di capire il mio reale livello fotografico.
Avevo due possibilità: o chiedere una lettura portfolio, a pagamento e non gratuita, oppure partecipare a un workshop che prevedeva di rigore una sessione di conoscenza
con il fotografo e di valutazione portfolio prima di iniziare i lavori, oltre a una doverosa revisione degli scatti a fine workshop. Ecco il primo punto di partenza per la scelta del corso ideale, a prescindere dal genere di fotografia che si predilige: a parte il fatto che si otterrà una valutazione oggettiva del nostro livello, questo tipo di approccio è indice di professionalità e cura, perché il fotografo sarà in grado di capire preventivamente le nostre competenze e di conseguenza adeguare il suo insegnamento alle nostre esigenze. Un secondo punto molto importante è, come
anticipato, la reputazione del fotografo. Abbiamo dato per assodato che sia un eccellente professionista, e che ci abbia convinto in tutto. Tuttavia, visto che dovrà insegnarci i segreti del mestiere, vi siete mai chiesti come è messo a didattica? Sa fare ottime fotografie, d’accordo, ma saprà anche insegnare a farle bene? Sarà poi capace di trasmettere in modo semplice e sintetico concetti complessi?
E ancora, sarà in grado di tenere desta l’attenzione, coinvolgendoci in un crescendo
di interesse e passione, e spingendoci ad approfondire sempre più? Per saperlo basta chiedere in giro, verificare se sul sito ci sono i recapiti di chi ha già partecipato a suoi workshop e contattarli.
Un altro metodo di conoscenza preventiva del fotografo è spulciare i forum per leggere i suoi interventi: sempre più professionisti con occhio avanti frequentano community on line e coltivano il contatto one-to-one. Prestate attenzione a come replica alle domande dei partecipanti al forum, e cercate di capire se ha adeguato il suo linguaggio e i contenuti della risposta alle competenze di chi ha fatto la domanda. E se vi trovate a dover rileggere un paragrafo perché non avete compreso un passaggio, passate oltre. Così come è opportuno continuare a cercare se dopo che ci siamo decisi a inviare una mail per avere informazioni, non otterremo risposte rapide ed esaustive a ogni nostra domanda.

Gli scatti di questo articolo sono di tre differenti workshop cui ho partecipato nel corso del 2009, due di tecnica di ripresa in fotografia naturalistica e uno di scatti in notturna e street life, a mano libera e con il treppiede.
Ringrazio Amedeo Novelli e Simone Tossani per la disponibilità.

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27 agosto 2010

Nikon D3100 Test pratico Sony A33 e Sony A55 con specchio fisso

Test pratico con la Nikon D3100. Sony A33, Sony A55 le due SLR digitali della casa giapponese abbandonano lo specchio reflex ribaltabile per uno specchio fisso, semitrasparente. La soluzione venne adottata per la prima volta negli anni sessanta del secolo passato da Canon col modello Pellix. La soluzione non ebbe seguito, a causa della polvere che si depositava sullo specchio semitrasparente rendendolo, in breve tempo, inutilizzabile.

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26 agosto 2010

Twitter Fotografia - canale Italiano di Fotografia - Twitter Italia


Per rimanere sempre aggiornati sulle ultime news inerenti il mondo della fotografia potete seguire il mio profilo su Twitter http://twitter.com/FotografiaBlog.

Un canale tutto italiano in cui troverete materiale utile sulla tecnica fotografica, tutorial per photoshop, news sulle macchine fotografiche ecc...

La presenza italiana su Twitter è carente, soprattutto per quanto riguarda gli appassionati di fotografia sparsi per questo enorme social network in cui prevalgono gli americani e gli inglesi (e non solo, c'è una presenza massiccia anche di orientali), per questo cerco e spero di riunire tutti i miei connazionali che apprezzano il mio lavoro sul blog.

Per chi non possiede Twitter e non è interessato a usarlo c'è sempre la mia pagina di Facebook sul Blog Fotografico: http://www.facebook.com/pages/Marco-Crupi-Blog-Fotografico/118625721509361.

Grazie a tutti voi che mi seguite, buona luce.

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25 agosto 2010

Come sviluppare la pellicola in bianco e nero in camera oscura

ARTICOLO RIVEDUTO, CORRETTO E AMPLIATO A QUESTO LINK: La Camera oscura e sviluppo pellicola Bianco e nero - Guida e risorse utili 

Articolo scritto da Antonio De Felice.

Fotografare significa, dal greco, scrivere con la luce.

La fotografia si può sinteticamente definire come un procedimento per la registrazione permanente di immagini ottiche.
L’immagine fotografica è il risultato di una coincidenza di fenomeni ottici e di fenomeni fisico chimici. Solo quando la luce attraverso l’obiettivo passa nella macchina ed una sostanza fotosensibile ne è impressionata, si forma l’immagine latente che, trattata e stabilizzata, formerà l’immagine.

L’effetto della luce su determinata sostanza era già noto fin dall’antichità e la relazione fra luce e composti d’argento era conosciuta dagli alchimisti del Medio Evo , ma solo verso la metà del 1700 il fenomeno dell’annerimento dei sali d’argento sotto l’effetto della luce viene sistematicamente indagato.
La ricerca resta confinata al livello di curiosità scientifica di chimici e studiosi fino a quando, agli inizi del XIX secolo, Thomas Wedgwood per primo tenta un esperimento che non riesce, ma dopo la sua morte avvenuta nel 1805, le sue idee, diffuse presso tutti gli studiosi, rendono la nascita della fotografia solo una questione di tempo.

I primi ad ottenere un risultato concreto, cioè a produrre immagini stabili per esclusivo effetto della luce, senza alcun intervento manuale, sono i francesi Niépce e Daguerre i cui risultati furono resi pubblici nel 1839.
Dal procedimento di Daguerre si arrivò a quello di Henry Fox Talbot (1841 ), modificati poi da John Heychel, per cui la fotografia diventa un fatto compiuto e tutti gli sviluppi successivi appartengono alla sua storia.

La storia della fotografia è soprattutto storia di sfruttamento delle scoperte, di commercializzazione delle immagini e dei modi per ottenerle.
La fotografia è diventata oggi un fenomeno sociale.
I quotidiani vi dedicano rubriche; la pubblicità degli apparecchi è massiccia come quella per i prodotti di largo consumo; la tv presenta i fotografi più noti come star dello spettacolo.
Al di là di ogni forzatura commerciale, è indubbio che gli strumenti odierni favoriscano una grande naturalezza di ripresa per ogni soggetto.

Le fotografie in b/n, per la facilità di trattamento e la relativa economicità rispetto al colore, sono ancora preferite da chi vuole seguire personalmente l’intero processo fotografico, dalla ripresa fino allo sviluppo ed alla stampa.
Dal negativo si possono ricavare stampe in numero illimitato di copie di qualsiasi formato, da 7x10 fino a 30x40 cm ed anche gigantografie.
Perciò il processo fotografico, comprende tre fasi:
I° Scatto II° Sviluppo III° Stampa

La prima fase consiste nell’impostazione, composizione e scatto di ciò che si fotografa.
L’impostazione è quel procedimento in cui si sceglie l’obiettivo (normale, grandangolo, zoom o teleobiettivo), il tempo di scatto, il diaframma (quest’ultimi in relazione fra loro) e la messa a fuoco.
La composizione oltre dalla scelta del soggetto, è determinata dalla posizione della macchina, dalla scelta eventuale di filtri, dal gusto e la creatività personale del fotografo, che si può ornare ed abbellire di particolari a suo piacimento, il soggetto fotografico.
Dopo aver seguito queste regolare basilari, si può scattare la foto, tenendo presente che non si può tornare indietro dopo il clic per correggere eventuali errori.
Nella pellicola così si forma un’immagine latente.

Quest’ultima, che è formata da celluloide, viene sviluppata in camera oscura.
Gli acidi utilizzati nello sviluppo e fissaggio sono disponibili sia in polvere che in liquido concentrato, devono essere diluiti in acqua per formare la soluzione desiderata.
Gli acidi, che verranno utilizzati nello sviluppo pellicola, saranno almeno 300 cl di soluzione, che si preparano aiutandosi con i misurini.
In camera oscura ci sarà la tank, un contenitore che si chiude ermeticamente con un coperchio a vite e che consente comunque, attraverso un foro centrale labirintico, di inserire i liquidi ed all’interno di esso si trovano due spirali in nylon, innestate al tubo centrale, una delle quali mobile e rotante.
Tra di esse si inserisce, dopo averle distanziate opportunamente, il negativo da sviluppare, avvolgendolo completamente tra le spire.
Questa operazione va fatta al buio assoluto e dopo aver verificato che le spirali siano asciutte, poiché anche una piccola goccia tra le spire può creare problemi.
Mettere la pellicola nelle spirali è la parte più difficile dello sviluppo di una pellicola.
E’ un’operazione che bisogna imparare ad eseguire perfettamente alla luce diurna, prima di avventurarsi nel buio della camera oscura, ad evitare il rischio di rovinare la pellicola.

La pellicola va fatta entrare dalla parte esterna mentre, in quelle di acciaio inossidabile, la pellicola entra dalla parte interna, cioè dalla spira più vicino al mozzo.
Dopo aver inserito le spirali con la pellicola nel contenitore ed averla chiusa con il suo coperchio, si può accendere con tranquillità la luce e versare con un imbuto il bagno rivelatore, preparato in precedenza e conservato alla temperatura opportuna (20° o 22°).
Ove la temperatura non sia quella consigliata, si prepara una certa quantità d’acqua intorno ai 23°/25° e si userà per preparare le soluzioni; alla fine della manipolazione la temperatura delle soluzioni sarà molto vicina ai 20°.
Si agita quindi, e si capovolge per un attimo la tank ogni 30 secondi.
La durata di questa fase è di pochi minuti, ma varia a secondo della diluizione e della temperatura.

A questo punto si svuota la sviluppatrice, capovolgendola, e vi si può inserire dell’acqua, che ha la funzione di bagno d’arresto, per inserirvi il fissaggio; si agita un po’, si attende qualche minuto, quindi si svuota e si apre il cilindro.
Dopo di ciò, avviene lo sciacquo finale della pellicola che può avvenire anche nella tank.
La pellicola si fa asciugare in un luogo dove non c’è polvere, l’asciugatura preliminare può farsi passando rapidamente, ed una sola volta, le dita da ogni lato della pellicola dall’alta in basso.
Quando la pellicola sarà perfettamente asciutta, si taglia in bande di sei fotografie che si mettono nei porta negativi.
Bisogna, quindi, preparare i prodotti e versarli nei recipienti.

Il primo recipiente conterrà una soluzione di un litro di rilevatore, il secondo un litro d’acqua alla quale si possono aggiungere 15 cc d’acido acetico che servirà come bagno d’arresto, il terzo recipiente conterrà, invece il fissatore diluito anch’esso in un litro d’acqua.

Il negativo viene messo in un ingranditore che proietta l’immagine su un foglio di carta sensibile che permette di ottenere foto dalla grandezza desiderata.
Nella testata c’è un porta negativi in cui si introducono i fotogrammi che di volta in volta verranno stampati, lasciando il lato opaco verso il basso.

Dopo aver messo a fuoco l’immagine, con il diaframma tutto aperto, il diaframma stesso viene portato a 8 e si sistema il filtro rosso davanti all’obiettivo dell’ingranditore, avendo lasciato solo la luce di sicurezza accesa, si estrae la carta e la si posa sul marginatore dove sarà impressionata, dopo aver tolto il filtro rosso, dalla luce dell’ingranditore che è collegato con il timer.

La carta si immerge in una bacinella parzialmente riempita di un liquido rivelatore analogo a quello usato per lo sviluppo del negativo, si agita debolmente la bacinella e sul foglio di carta appare lentamente un’immagine che ora è positiva; dopo circa un minuto, si toglie il foglio, con una pinza, e lo si immerge nella bacinella d’acqua e poi in quella dove si trova il fissaggio.
Dopo un paio di minuti si può accendere la luce e controllare il risultato ottenuto ed il foglio si immerge nell’acqua corrente per alcuni minuti, e dopo si fa asciugare.

Si ritagliano i margini bianchi con una taglierina e la fotografia è pronta.
L’immagine fissata sulla carta resterà a ricordo ed a testimonianza di fatti e personaggi della storia, della politica, della letteratura, delle arti, delle scienze, del cinema e del teatro, dello sport, ecc.
Ricordo, nell’immediato o lontano futuro, di attimi lieti, di persone care, di luoghi visitati e da far conoscere a chi mai li ha visti, di avvenimenti storici e di episodi di cronaca.

Per chi volesse costruire una camera oscura allego il seguente link: COME COSTRUIRE UNA CAMERA OSCURA

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Un Fotoritrattista, i generi fotografici - Corso di Fotografia - Lezione 36

Il corso di fotografia online è estrapolato dal libro di fotografia intitolato "Manuale di Fotografia - Occhio, Mente e Cuore" in vendita a 3 euro in versione Ebook PDF su lulu.

Questo articolo fa parte del Corso di Fotografia Digitale Online.


Ci sono vari generi di fotografia che si eseguono in studio, lo still life, foto di oggetti di piccole o grandi dimensioni; la foto di moda dove brave modelle preparate da esperti truccatori sanno atteggiarsi disinvolte alle richieste del loro fotografo, ed il ritratto commissionato da privati che insicuri si rivolgono ad un fotoritrattista.

Quest'ultimo genere, che mi riguarda, necessita oltre alla conoscenza della tecnica anche di una buona dose di psicologia. Ormai da tanti anni sono un fotografo ritrattista, pratico questa mia professione, ancora, con la classica pellicola bianconero 100 ISO e scatto con una fotocamera Zenza Bronica 4x6 che monta un'ottica di 105 mm.

La mia sala di posa è composta da diversi flash da studio e tre fondali in carta, uno nero uno bianco e uno grigio nuvolato.

Un momento importante è l’incontro fotografo - soggetto (che quasi sempre non si conoscono tra loro), io cerco di non mettere in soggezione il cliente e cerco di parlargli di diversi argomenti, dei gusti fotografici, del tempo, delle difficoltà per raggiungere lo studio ecc... per metterlo a suo agio e rilassare eventuali piccole tensioni, devo farmi conoscere per guadagnare la sua fiducia.

Per i più piccoli ci sono diverse esigenze di approccio a seconda dell’età; a disposizione sui miei scaffali ci sono giochi, peluche, caramelle e cerco di parlare anche con loro di argomenti familiari, della scuola, degli amici ecc... per distrarli e coinvolgerli.

Con i più vivaci catturerò le loro migliori espressioni grazie alla velocità del lampo flash.

Sappiamo che la conoscenza della luce è l’elemento più importante in fotografia, in sala di posa diventa essenziale.

Anche con una sola fonte luminosa si possono fare ritratti bellissimi, ma con la combinazione di diversi illuminatori, ben dosati, si hanno più possibilità creative.

Immaginiamo di avere a disposizione tre flash con applicati altrettanti ombrelli diffusori, per ottenere una luce più morbida ed ombre meno nette (questo è il mio modo di fotografare) ne sistemiamo uno (luce principale) ad un lato del soggetto, un secondo dal lato opposto ma ad una distanza doppia del primo (servirà da schiaritore) il terzo sopra la testa per dare un effetto “silhouette” sui capelli e sul collo.

Questo è un modo elementare per eseguire un ritratto classico poi la fantasia e la creatività del fotografo cambierà disposizione e quantità dei flash.

A questo punto, con un buon esposimetro-flash, troverò il diaframma da usare, quindi alcune indicazioni rivolte al cliente per assumere semplici ma essenziali posture ed il ritratto è fatto!

Lo sviluppo della pellicola e la camera oscura per la stampa sono una ulteriore opportunità per migliorare e personalizzare l’opera.

La mia non più giovane età e la mia esperienza (oltre 50 anni di lavoro) mi aiutano molto sia nella ripresa che nella tecnica, ma devo confessare che ancora, quando porto a termine un'opera provo grande gioia ed emozione e questo mi sprona a continuare, sento però, con rammarico che queste sono ultime boccate di ossigeno ad un genere di fotografia che sta morendo.

Articolo e fotografia realizzati da Aulo Ieri aulofotostudio.it/

    24 agosto 2010

    Sensore da 120 Megapixel CMOS APS-H sviluppato da Canon


    Canon ha annunciato che ha sviluppato un sensore da 120 megapixel 29,2 x 20,2mm CMOS APS-H.

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    Potete leggere il resto della notizia a questo link: http://www.dpreview.com/news/1008/10082410canon120mpsensor.asp

    22 agosto 2010

    Fotografia in studio come utilizzare i flash, le luci e creare uno studio fotografico - Tecnica fotografica e Tutorial Photoshop


    Articoli sulla fotografia in studio, impareremo come utilizzare i Flash e gestire le luci, come allestire uno studio fotografico e l'attrezzatura che occorre, inoltre è importante sapere come muoversi in questo ambito, ovvero la tecnica fotografica.

    Ovviamente non mancheranno i Tutorial Photoshop inerenti questo argomento.

    LEZIONI SULL'ATTREZZATURA E LA TECNICA FOTOGRAFICA PER LA FOTOGRAFIA IN STUDIO:

    - Luce e illuminazione per foto e video, come usarle come mezzo espressivo

    - Lo studio fotografico - Parte 1

    - Lo studio fotografico - Parte 2

    - Esposimetro ed esposizione

    - Fotografare con il flash: capire il numero guida

    - Fotografare con il Flash: sincronizzazione

    - Le impostazioni del flash, cosa significa TTL e come utilizzarlo in manuale

    - Come funzionano i flash da studio, le torce flash

    - Utilizzare il Flash per scatti Macro

    - Gestire e impostare la luce in studio

    - Schemi di illuminazione

    - SlowSyn e RearSync: impostare la velocità del Flash

    - Creare un set fotografico fatto in casa - Attrezzatura per studio fotografico professionale - parte 1

    - Creare un set fotografico fatto in casa – Tecniche di scatto con il Flash - parte 2

    - Studio fotografico per il ritratto e tutorial photoshop

    - Creare un set fotografico fatto in casa - Foto Still Life - parte 3

    - Creare un set fotografico fatto in casa - Materiali - parte 4

    - Still Life come fotografare oggetti riflettenti

    - Fotografare in Studio: impostare le luci, il set e il soggetto

    - Il ritratto, l'ausilio del flash (singolo e multiplo)

    - Come fotografare le gocce d'acqua e riflettere al loro interno delle faccine

    - Bilanciamento del bianco

    - Il cartoncino grigio medio e come si usa

    - Tecnica da Studio Fotografico: effetto fumo

    - Come tarare l'esposimetro per la propria fotocamera

    - Consigli e concetti utili sull'illuminazione

    - L'illuminazione nella fotografia di prodotto

    - Fotografia in Studio, utilizzare un cono di sicurezza per regolarsi con le proporzioni

    - Fotografia in studio, come ricreare gli scatti all'attrice Kristen Stewart per Chanel

    TUTORIAL PER PHOTOSHOP:

    Per i video tutorial sul fotoritocco delle foto in studio vi rimando a questo link: Tutorial per Photoshop tecniche avanzate di Fotoritocco Professionale. Una raccola completa delle migliori guide per imparare ad usare Photoshop.

    ARTICOLI CHE POTREBBERO INTERESSARTI:


    20 agosto 2010

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    Review by Tutti Fotografi magazine.


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    19 agosto 2010

    Fotoritocco veloce dei capelli Tutorial per Photoshop

    La foto è venuta perfetta ma ai capelli manca quel tocco in più, qualche riflesso, per esempio.
    Come fare in pochi minuti? Ecco un trucco semplice, semplice per tirarci fuori da ogni impaccio velocemente utilizzando Photoshop e la nostra tavoletta grafica preferita (che velocizza ulteriormente ogni tipo di lavorazione). Vediamo il video tutorial.

    ATTENZIONE: può essere che vediate l'immagine nel video parzialmente fuori dai bordi del videplayer, in questo caso cliccare col destro del mouse durante il video e selezionare stretching is None o Fill e visualizzate il video a schermo intero!


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    17 agosto 2010

    Come usare il cartoncino grigio medio per il bilanciamento del bianco - Corso di Fotografia - Lezione 30

    Il corso di fotografia online è estrapolato dal libro di fotografia intitolato "Manuale di Fotografia - Occhio, Mente e Cuore" in vendita a 3 euro in versione Ebook PDF su lulu.

    Questo articolo fa parte del Corso di Fotografia Digitale Online.

    Foto di Wolfgang Lonien Flickr.com/photos/wjlonien/

    In condizioni di luce mista la nostra fotocamera potrebbe avere molti problemi a bilanciare il bianco, in questo caso ci viene in aiuto il cartoncino grigio neutro 18% che viene usato anche per il calcolo dell'esposizione. Alcuni fotografi per il bilanciamento del bianco usano il cartoncino grigio neutro chiaro attorno al 5%, ovvero un compromesso fra il bianco totale ed i grigi più scuri.

    Massimiliano Albani, in un post su un mio forum fotografico ha scritto la seguente guida.

    In condizioni di luce mista trovo molto utile il cartoncino grigio medio 18% per il bilanciamento del bianco, i colori vengono più fedeli di quelli che si ottengono usando un semplice foglio bianco.

    Uso il cartoncino in questo modo:

    • Posiziono il cartoncino sulla scena in modo che rifletta la luce nello stesso modo di come la riflette il soggetto. 
    • Scatto una foto naturalmente prendendo per intero la superficie del cartoncino. 
    • Poi lo tolgo e scatto normalmente tutte le altre foto. 
    • In PP con lightroom apro la foto con il cartoncino. 
    • Nella sezione "base" del modulo "sviluppo" prendo il selettore del bilanciamento del bianco e clicco su una zona con luce uniforme nel  cartoncino. 
    • Fatto! Lightroom mi da il valore corretto della temperatura colore che applico a tutte le altre foto. 

    Per effettuare il bilanciamento del bianco in fase di ripresa con il cartoncino grigio dipende tutto dal modello di macchina fotografica, concettualmente però la procedura è sempre uguale per tutte.

    • Posizionare il cartoncino sulla scena in modo che rifletta la luce nello stesso modo di come la riflette il soggetto.
    • Scattare una foto al cartoncino in modo che occupi tutta o la maggior parte dell'inquadratura. Possibilmente con messa a fuoco manuale e con una corretta esposizione (importante per avere una corretta temperatura colore). Nel menù della macchina andare su "WB personalizzato". 
    • A questo punto si seleziona la foto precedentemente scattata e si può uscire dal menù. 
    • Per i prossimi scatti scegliere dalle impostazioni del bilanciamento del bianco l'opzione "Personalizzato". Questa opzione adesso è regolata in base alla foto scelta prima.

    Un altro fotografo il quale nick era sinXphotography rispose nel seguente modo.


    Io utilizzo il ColorChecker (uno strumento suddiviso in caselle colorate che riproducono i colori fondamentali), praticamente si rifà al processo del cartoncino grigio medio, ma è molto più preciso a livello di fedeltà dei colori.

    Si utilizza alla stessa maniera:

    • Bisogna scattare una foto al colorchecker sul set di scatto, con le medesime luci. 
    • In fase di post produzione, con il suo software si produce un file dng che verrà poi utilizzato in Camera Raw o in Lightroom per fare il bilanciamento. 
    • È dotato anche di caselle bianche e grigie, con le quali si può fare il bilanciamento classico.

    È molto consigliato per lo still-life, ma si utilizza benissimo anche in esterni, nonché in servizi in studio.

    Per quanto riguarda il cartoncino, si dovrebbe fare uno scatto solo ad esso, sempre illuminato dalla luce del set, poi provare a impostare il WB personalizzato su quello scatto e dovrebbe funzionare per tutti gli scatti successivi.

    13 agosto 2010

    Effetto Cross Processing Tutorial Photoshop

    Il Cross Processing è un approccio molto interessante e, soprattutto, molto utilizzato. Lo avrete visto migliaia di volte in molti scatti fotografici oppure in molte scene dei telefilm più drammatici in cui traspare una dominante di colore particolare che conferisce un aspetto particolarmente irreale alla scena.
    In questo video tutorial vediamo cos’è esattamente e come realizzarlo con Photoshop e un livello di regolazione Curve.

    ATTENZIONE: può essere che vediate l'immagine nel video parzialmente fuori dai bordi del videplayer, in questo caso cliccare col destro del mouse durante il video e selezionare stretching is None o Fill e visualizzate il video a schermo intero!


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    Effetto flou per le foto dei matrimoni Tutorial Photoshop

    Tempo di matrimoni e cerimonie, stagione di abiti da sposa e di bouquet.
    E, come al solito, c’è bisogno di qualcuno che immortali l’evento e che confezioni l’album di nozze. Sia su carta che in digitale.
    Ma il tempo è tiranno e, come sempre accade in questi casi, ne abbiamo sempre troppo poco per fare tutto.
    Eccovi dunque un breve video tutorial per dare un tocco particolare alle foto degli sposi in pochi click, con Photoshop.

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    9 agosto 2010

    Correggere luci e ombre - Tutorial per Photoshop

    Spesso quando si scatta una foto abbiamo una percezione differente di luci e ombre rispetto al risultato finale.
    A volte questo succede anche grazie ad un utilizzo non corretto del flash o delle luci di schiarita. Comunque accada, niente panico!
    Mettiamo tutto a posto grazie alla regolazione di Luci ed ombre di Photoshop che scopriamo in questo video tutorial in meno di 6 minuti.

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    Correggere le dominanti colore con il metodo LAB di Photoshop - Tutorial per Photoshop

    In questo video tutorial vediamo come intervenire sulle fastidiose e indesiderate dominanti colore che, spesso e volentieri, si creano sulle nostre foto quando scattiamo in condizioni di luce non proprio ottimali. Pensate per esempio quando fotografate sotto le luci alogene di casa o quelle al neon degli uffici. In questi casi, ma non solo, con la regolazione delle curve in LAB possiamo rimuovere velocemente questi effetti indesiderati.

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    Polarizzazione del cielo - Tutorial Photoshop

    Lavoriamo sulla polarizzazione del cielo, ossia su come ottenere un effetto di cambiamento della luce anche spaziando in modo decisamente creativo partendo da una semplice lavorazione su tonalità e saturazione.

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    5 agosto 2010

    Immagine riflessa nell'occhio - Tutorial Photoshop

    Proviamo ad inserire una immagine che si riflette nella pupilla di un occhio in primo piano, applichiamo un viraggio colorato e creiamo una sfumatura per rendere il tutto più elegante e delicato. Realizzato da Luciano Boschetti, fotografo.

    Prima parte

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