28 giugno 2011

La fotografia non morirà mai, highlander!

Quando avviene un'innovazione nel mondo della fotografia, arrivano sempre i soliti catastrofisti che annunciano che la fotografia è morta.

Da quando è stata annunciata la "Lytro fotografia" che rivoluzionerà il sistema di  messa a fuoco, già si vedono comparire i primi fanatici col cartellone "THE END IS NEAR".

Praticamente questo sistema piuttosto che catturare un solo piano focale, cattura l'intero campo di luce attorno all'immagine, con un singolo scatto. Un campo di luce include qualsiasi raggio di luce in qualunque direzione, e in qualsiasi punto nel tempo. In pratica cattura molti più dati di luce, da più angolazioni grazie a un sensore rivoluzionario.

Francamente a me le innovazioni in campo tecnologico fanno solo piacere, per esempio grazie all'avvento del digitale la fotografia non è più quell'hobby costosissimo riservato a pochi privilegiati e ai professionisti, ma a chiunque abbia qualcosa da dire. La fotografia è tutt'altro che morta, in questi ultimi anni si sta diffondendo in modo incredibile!

Il fotografo, ovvero colui che sta dietro l'apparecchio fotografico sarà sempre importante, perché non esistono formule matematiche che possano riprodurre l'anima e la creatività, la fotografia non è solo un insieme di tecniche e di regole di composizione, se vi basate solo su queste sarete dei fotografi mediocri anche con la fotocamera più costosa del mondo.

Anche se ho raramente problemi di messa a fuoco, un AF più preciso non mi dispiace, e la possibilità di poter ricavare due immagini "diverse" da una sola mi piace ancora di più.

Questa immagine qui sotto è stata realizzata col sistema Lytro, potete cliccarci sopra per variare la messa a fuoco.



Comunque le foto presentate con questo innovativo sensore non mi sembrano dei capolavori degni di Richard Avedon, anzi, la maggior parte sono orrende con qualsiasi messa a fuoco, la fotografia è ancora salva tranquilli.

Solo una categoria di fotografi ha veramente motivo di aver paura dell'innovazione, quella dei fotografi professionisti, in particolar modo i matrimonialisti (ma non solo).
Si i fotografi col negozietto hanno paura, quelli da cui andavamo a stampare i rullini o a comprare la macchina fotografica (cosa che adesso non facciamo più, la stampa la facciamo dal web e le fotocamere le compriamo al centro commerciale), perché più avanti si va e più facile ed economico diventa fotografare, generi come quello del matrimonio soffrono oggi di un'eccessiva concorrenza che ha abbassato notevolmente i prezzi rendendo difficile vivere di questo mestiere.

Ma questo è un argomento che ho già trattato e di cui ha parlato ampiamente la TAU VISUAL.

Comunque, morte o non morte della fotografia rifatevi gli occhio coi capolavori dei grandi maestri: I MAESTRI DELLA FOTOGRAFIA

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26 giugno 2011

Illuminazione con il flash - Corso di Fotografia

In questa puntata del video corso di fotografia vediamo come gestire l'illuminazione sfruttando il flash.

Se volete approfondire l'argomento andate a questo articolo: Fotografia in studio come utilizzare i flash, le luci e creare uno studio fotografico



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24 giugno 2011

Pentax Q è la compatta più inutile del mondo


Bello il nuovo giocattolo della Pentax, la Pentax Q, peccato che qualcosa di più inutile al mondo non poteva essere fatto, sinceramente mi chiedo che motivo ha di esistere una macchina fotografica del genere.

La fotocamera in questione è una compatta ad ottiche intercambiabili al modico prezzo di 800$, circa 560 euro per intenderci, prezzo che poi varia a seconda dell'ottica usata (quella nel kit è un equivalente 47mm f1.9).

Avete capito bene la fotocamera in questione ha il sensore di una compatta, se non sapete di cosa sto parlando allora andate prima a leggere questo articolo: Dimensione dei sensori nelle fotocamere digitali

Ecco un esempio di cosa intendo:

In sintesi questa compatta costa quanto una evil che in confronto ha un sensore enorme ed una qualità di immagine molto superiore, le dimensioni sono più o meno le stesse, a giudicare dalle ottiche non credo proprio entri nel taschino, non è comoda quanto una compatta ed ingombra + o - quanto una evil.

Già mi immagino il commento di qualche genio che dice "si ma prima aspettiamo i test", è una questione di fisica, una macchina fotografica con un sensore così piccolo non avrà mai la qualità di immagine che ha una evil che possiede un sensore molto più grande (ma su questo ho già scritto degli articoli che consiglio di andare a leggervi).

Voglio riportare alcuni dei commenti dei lettori di clickblog.it alla notizia dell'uscita di questa compatta:

Bergam
Mi dispiace molto per Pentax. Gli obiettivi della serie Limited sono capolavori perchè piccoli leggeri ma di estrema qualità. Dovevano fare una macchina come la Fuji x100 ma a lenti intercambiabili… E ovviamente le lenti dovevano essere della serie Limited (o almeno alcuni modelli). Cosa me ne faccio di una macchina dal sensore cosi piccolo? Probabilmente questo sciagurato investimento porterà Pentax al fallimento… Spero di no comunque ma bisogna licenziare i dirigenti subito in tronco e assumere qualcuno che vivanel mondo reale e non in quello dei puffi… Una delle marche migliori distrutta da una dirigenza che alla mattina fa colazione con il Whisky invece che con il tè.
Klimt
non esistono i miracoli…quel sensore è troppo piccolo, in condizioni di scarsa luminosità farà due cose: o foto rumorose, oppure spiattellerà tutti i dettagli con una riduzione del rumore troppo invasiva. Il sensore piccolo FISICAMENTE ti impedisce di giocare con la profondità di campo, e si sà che più il sensore è piccolo meno plasticità hanno le foto. Il termine plasticità non indica un fattore esattamente calcolabile, ma è un fattore che viene percepito da chi fa fotografia.Se Pentax è capace di sovvertire le regole della fisica, allora forse le foto saranno simili a quelle dei sensori 4/3 e a-psc. Ma dubito che pentax abbia tali capacità divine. 
Gionny1701
Se parto dal presupposto di voler mettere in tasca una macchina fotografica, compro una compatta con l’obiettivo zoom collassabile, non una evil con ottica intercambiabile che sporge sempre e comunque a meno che non la si tolga del tutto.Poi se a te piace sentirti dire “Sei contento di vedermi o hai una fotocamera in tasca?”, beh son gusti.
digitanalogico
800 sono i dollari e non gli euro, quindi costerà meno, ma se anche ne costasse 300, col suo bravo 45 (equivalente) in dotazione, tu ne faresti il perno di un corredo di ottiche? il problema non è se è un “bel progetto” ma a che fascia di mercato è rivolto, perché, a quel che vedo, è un oggetto poco più piccolo di una nex (che però ha un sensore molto più grande), predisposto per obiettivi che sembrano quelli delle 4/3 (che però hanno un sensore un bel pò più esteso) e in definitiva privo sia dei vantaggi di una vera compatta che di quelli di una vera evil… fosse un problema di prezzo, sai che ti dico? che se la 5d mark ll fosse costata 1000 euro io me la sarei comprata tre anni fa!

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I Filtri di Photoshop, come usarli e cosa sono - Tutorial

In questo video tutorial vediamo cosa sono i filtri di Photoshop e come usarli.


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23 giugno 2011

Come rinominare molte foto in automatico con Lightroom - Tutorial

Solitamente, quando importo le foto dalla scheda di memoria sul computer, tendo a non rinominarle. Mi ritrovo così con montagne di foto dai nomi criptici, come DSC_055S.NEF.
Siccome per tenere le foto ordinate uso le raccolte e le parole chiave in Lightroom, i nomi dei file sono (quasi) ininfluenti. Sarebbe però buona prassi rinominarli, usando dei nomi che abbiano un significato. Infatti, ciò può tornare utile in diversi casi, come ad esempio:

  • Se il catalogo di Lightroom dovesse diventare inutilizzabile (ipotesi remota), avrei almeno un po' di aiuto nel rintracciare le foto grazie al loro nome.
  • Quando voglio spostare da una cartella all’altra le foto, non avendole rinominate rischio di avere un sacco di nomi duplicati, meglio che i nomi siano diversi per evitare sovrascritture o rinomine automatiche.
  • Quando devo passare le foto a qualcun altro, probabilmente questi preferisce avere foto con nomi esplicativi, senza doverle guardare una ad una per capire cosa contengono.
Lightroom fornisce una funzionalità piuttosto sofisticata che permette di rinominare contemporaneamente molte foto. Si possono creare anche dei modelli per la rinomina dei file da applicare al momento dell’importazione. Vediamo in dettaglio come usare questa funzionalità.

Aprire la finestra di rinomina

Innanzitutto vai nel modulo Libreria, seleziona diverse foto e premi F2 (o clicca su Libreria –>Rinomina la foto …)

Immagine 021


A questo punto si apre una finestra che mostra come verrebbero rinominate le foto in base all’impostazione selezionata.

Immagine 000

In questo caso sono selezionate le "Impostazioni personali" che avevo usato all’ultima rinomina. Cliccando sul menù a tendina e poi su "Modifica" è possibile cambiare queste impostazioni.

Immagine 001

Stabilire una parte fissa per il nome

Una volta cliccato su "Modifica" si apre la seguente finestra.

Immagine 002


In cima si trova lo spazio che mostra il modello di rinomina creato. Al momento è visualizzato il modello più recente che avevo impostato.

Gli elementi tra parentesi sono dei campi che variano in base alla foto. Si tratta praticamente di segnaposto il cui valore viene deciso al momento della rinomina in base ai dati relativi a ciascuna foto e ai criteri scelti. Il testo che non è tra parentesi (quello all’inizio), invece, rimane uguale per ciascun file.
Modificare la parte fissa è facile, basta cliccare sul testo, cancellare e scrivere come si farebbe su un qualsiasi editor di testo. Qui sotto ad esempio, ho inserito un testo che descrivesse meglio il contenuto delle foto selezionate.

Immagine 003

Appena sopra il riquadro bianco, è visibile un’anteprima col nuovo nome.

Inserire le parti variabili del nome

La parte più utile del modello di rinomina sta proprio nei campi variabili. Per inserirli nel nome, basta posizionare il cursore nel riquadro bianco mostrato qui sopra, nel punto in cui vuoi fare apparire il campo e poi cliccare sul tasto "Inserisci" relativo al campo che vuoi inserire tra quelli riportati sotto. L’inserimento avviene anche non appena cambi tipo di campo, scegliendo da un menù a tendina. Vediamoli in dettaglio.

Immagine 003

Il primo gruppo di campi, Nome immagine, è il meno interessante, perché permette di inserire nel nuovo nome il nome vecchio del file, il nome della cartella e altre cose simili.
Molto più utile, invece è il secondo gruppo: Sequenza e data.

Immagine 003

Il primo menù a tendina serve ad inserire un numero crescente ed offre diverse possibilità:
  • Numero sequenza, inserisce un numero crescente a partire dal numero scelto da te.
  • Numero immagine, serve solo quando si rinominano le foto al momento dell’importazione ed inserisce un numero che cresce per ciascuna immagine importata.
  • Numero totale, inserisce il numero totale di foto che si stanno rinominando.
Così, scegliendo Numero sequenza (1) e partendo da 1, nel nome della prima, nella foto rinominata verrà inserito un 1, nel nome della seconda un 2, ecc...
Il secondo menù a tendina, molto utile, permette di inserire una data nel nome, formattandola nella maniera preferita. Ad esempio, nell’immagine sopra, verranno inserite le cifre del giorno, seguite dal nome del mese e dalle quattro cifre che indicano l’anno.
Il gruppo Metadati presenta altre 2 possibilità.

Immagine 003

Il primo menù dà la possibilità di inserire vari dati che si possono associare ad una foto in Lightroom (ma anche in altri programmi) come il titolo, le parole chiave, il nome dell’autore, eccetera.

Il secondo menù invece permette di inserire i dati EXIF. Potremmo così avere che il nome di ogni foto contenga il valore usato per l’ISO e la lunghezza focale, ad esempio.

Infine, il gruppo Personale permette di specificare che nel nome del file verrà inserito un testo personalizzato.

Immagine 003

Il testo personalizzato serve soprattutto quando si crea un modello di rinomina predefinito. In questo modo, ogni volta che verrà riusato il predefinito si potrà specificare il testo personalizzato senza modificare il predefinito.
Per rimuovere i campi inseriti, basta cliccarci sopra per selezionarli nel riquadro bianco e premere Canc.
Una volta inseriti i campi basta cliccare "Chiudi", così si potrà applicare il modello di rinomina, oppure salvarlo come predefinito, per un uso futuro. Per fare ciò, prima di cliccare su "Chiudi", bisogna cliccare sul menù a tendina in alto e poi su "Salva impostazioni correnti come nuovo predefinito…"

Immagine 005

Un esempio famoso di modello di rinomina

Nel suo libro “Adobe Lightroom 3 per la fotografia digitale”, Scott Kelby, famoso fotografo e divulgatore, presenta un modello per la rinomina che dice molto consueto. Il modello è il seguente:

Immagine 004

Usando questo modello, al momento della rinomina, data e mese verranno pescati dai dati EXIF, il testo personalizzato verrà specificato da te e poi verrà aggiunto un numero di sequenze a tre cifre. Il numero di cifre potrebbe essere inferiore, ma così non si rischia di rimanere a corto di numeri quando si rinominano centinaia di foto in una volta.

Rinominare durante l’importazione

Un consiglio molto valido, che viene dallo stesso Scott Kelby è quello di fare diversamente da me, ovvero di rinominare le foto al momento dell’importazione. Come si fa?

Nella finestra di importazione è sufficiente espandere il pannello Ridenominazione file, attivare la voce Rinomina file e scegliere il predefinito impostato precedentemente (oppure crearne uno sul momento).

Immagine 006
Se nel predefinito erano presenti dei campi che richiedevano un intervento al momento della rinomina, come "Testo personale" e "Numero sequenza", una volta selezionato si potranno impostare.

Se ti sei perso gli altri tutorial per Lightroom  clicca qui: CORSO DI LIGHTROOM

Fatto questo, basterà cliccare su Importa, le foto, una volta importate, verranno automaticamente rinominate nella maniera prescelta.
Per vedere altri tutorial su Lightroom come questo, vai sul mio blog, www.fotocomefare.com, dove trovi anche numerosi articoli sulla fotografia scritti in un linguaggio chiaro e semplice. Mi trovi anche sulla pagina Facebook di FotoComeFare e sul canale Youtube di FotoComeFare.

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22 giugno 2011

Fotografia Astronomica - primi passi: tracce stellari

La fotografia astronomica è forse il tipo di fotografia più difficile a livello tecnico. Infatti i corpi celesti risultano molto deboli per poter essere fotografati perfettamente e non esiste modo di illuminarli, inoltre è difficile farli apparire fermi per effetto della rotazione terrestre. Solo sole e luna, fortunatamente, possono essere ben ripresi con le dovute accortezze e tecniche di ripresa.

Inizieremo a trattare dei vari tipi di ripresa astronomica partendo dalle cose più semplici, utilizzando "una normale" macchina fotografica fino ad arrivare ai tipi di ripresa più complessi, che richiedono apparecchiature un po' più professionali.

I tempi di posa per la fotografia astronomica sono più lunghi del normale (intorno a 1/125), e possono arrivare anche a impiegare minuti o intere ore.

Per iniziare questo tipo di fotografia è bene avere una macchina fotografica con tempo di posa B, che consente di tenere aperto l'otturatore a piacimento e quindi di poter effettuare anche pose molto lunghe.

Il tipo di ripresa più semplice da effettuare è quella che fa apparire le così dette "Tracce stellari".

Si effettua una ripresa utilizzando tempi molto lunghi, così da mettere in evidenza il moto delle stelle. Le foto più suggestive si ottengono puntando l'obiettivo verso il Polo nord celeste, dove è possibile vedere la stella polare che rimane fissa (o quasi) al centro della foto e le altre stelle invece danno l'idea di ruotare intorno ad essa. Se invece si è in prossimità dell'equatore si otterranno tracce rettilinee. Ovviamente, più è lungo il tempo di posa e più lunghe appariranno le tracce.

Se invece non si vuole mettere in evidenza il moto degli astri si può utilizzare un tempo di posa abbastanza breve. Ovviamente trovandoci in una condizione di scarsa luminosità è bene utilizzare una pellicola più sensibile possibile (o nel caso di una fotocamera digitale alzare gli ISO) e un obiettivo molto luminoso. Solitamente si utilizza un 50mm come ottica base, ma sono molto usati zoom con una focale tra 28mm e 35mm.

In base alla focale utilizzata cambia il tempo di esposizione massimo oltre cui si percepiscono i movimenti stellari. Il massimo tempo di esposizione è dato dalla formula T= 550/f, dove T è il tempo di posa in secondi, ed f è la focale espressa in mm.

Nei prossimi articoli saranno trattati altri tipi di ripresa astronomica.

Se volete approfondire con me l'argomento o visualizzare le mie foto mi trovate anche su Flickr e su Facebook.

Claudia Prontera

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20 giugno 2011

Man Ray - Maestri della Fotografia

Man Ray, pseudonimo di Emmanuel Rudnitzky (Filadelfia, 27 agosto 1890 – Parigi, 18 novembre 1976), è stato un pittore, fotografo e regista statunitense esponente del Dadaismo.

Per capire e apprezzare questo grande artista, più che una biografia su wikipedia che potete leggere a questo link: Man Ray - Wikipedia trovo molto utili queste sue parole:

"Dipingo ciò che non può essere fotografato e fotografo ciò che non desidero dipingere. Se mi  interessano un ritratto, un volto o un nudo, userò la macchina fotografica. E' un procedimento più rapido che non fare un disegno o un dipinto. Ma se è qualcosa che non posso fotografare, come un sogno o un impulso inconscio, devo far ricorso al disegno o alla pittura. Per esprimere ciò che sento mi servo del mezzo più adatto per esprimere quell'idea,  mezzo che è sempre anche quello più economico. Non mi interessa affatto essere coerente come pittore, come creatore di oggetti o come fotografo. Posso servirmi di varie tecniche diverse, come gli antichi maestri che erano ingegneri, musicisti e poeti nello stesso tempo. Non ho mai condiviso il disprezzo ostentato dai pittori per la fotografia: fra pittura e fotografia non esiste alcuna competizione, si tratta semplicemente di due mezzi diversi, che si muovono in due diverse direzione. Fra le due non c'è conflitto."

Sul rapporto fra fotografia è pittura potete leggere questi articoli:

"Non sono un fotografo della natura, ma della mia fantasia", disse Man Ray a Daniel Masclet. "Piuttosto che dare un'immagine convenzionale di un paesaggio, preferisco prendere il mio fazzoletto, torcerlo come voglio e fotografarlo come mi pare". E ancora: "Fotograferei un'idea piuttosto che un oggetto, e un sogno più che un'idea". Queste affermazioni sono la risposta di Man Ray alla controversia storica fra il pittore e il fotografo.

Nel 1926 Man Ray scrisse: "il fotografo, del resto, non si limita al semplice ruolo di un copista, E' un meraviglioso esploratore di aspetti che la retina non registrò mai".

La Royografia, le solarizzazioni, il sovrasviluppo, i forti ingrandimenti sono alcuni fra i contributi più noti di Man Ray a un'attività professionale  che, fra le sue mani divenne un'arte. "Ogni volta che mi allontanai dalla pratica ortodossa fu solo perché il soggetto richiedeva specifiche tecniche per sottolineare aspetti che mi sembravano importanti".

Paradossalmente, Man Ray fu in tal modo il creatore di un gran numero di innovazioni tecniche in fotografia, benché la tecnica fotografica fosse una delle cose gli interessavano meno.
Man Ray non amò mai la macchina fotografica né provò mai ammirazione per essa, ai suoi studenti diceva "Se volete fare fotografie, gettate via la macchina fotografica", e ancora: "Un certo disprezzo per i materiali usati per esprimere un'idea è indispensabile alla più pura realizzazione di tale idea".

Man Ray diventò fotografo per necessità, dopo la sua prima personale di dipinti (Novembre 1915), si trovò a dover affrontare il problema di come procurarsi le fotografie delle proprie opere necessarie per la stampa, per i collezionisti e per i galleristi. Difficoltà finanziarie oltre al fastidio di dover trasportare i dipinti da Ridgefield a New York, si aggiunsero alla sua insoddisfazione nei confronti del lavoro dei fotografi professionali, inducendolo ad assumersi personalmente il compito. Fu perciò la pura necessità a metterlo sulla via che gli avrebbe dischiuso in seguito tante possibilità e prospettive.

Dal fotografare proprie opere al tentativo di cimentarsi nel ritratto fotografico il passo era breve.

Probabilmente le prime fotografie dada furono quelle del readymade Man (1918), un frullino per sbattere le uova, e dell'assemblage Woman (1918) costituito da due  specchi parabolici e sei mollette da bucato che pinzano una lastra di vetro.

Benché non tutte le fotografie di Man Ray fossero fotografie di suoi oggetti, praticamente tutti i suoi oggetti furono soggetti di fotografie; per esempio Portemanteau (1920), un manichino per l'esposizione di abiti in una vetrina, combinato con un nudo femminile, che fu pubblicato per la prima volta col titolo Dadaphoto nel numero unico di "New York Dada". Fin verso la fine degli anni quaranta, la massima parte degli oggetti di Man Ray furono composti principalmente per ottenere soggetti insoliti di fotografie non convenzionali. Una volta che erano stati utilizzati a questo scopo spesso venivano messi da parte, distrutti, dimenticati o perduti.

Nel corso delle sue ricerche nel campo del ritratto fotografico non convenzionale, Man Ray si imbatté in "quella che è stata chiamata solarizzazione, un processo di sviluppo in virtù del quale i contorni del viso sono accentuati da una linea nera come nel disegno". La solarizzazione gli forniva un'altra opportunità di usare la luce come un pittore usa i suoi pigmenti, dopo aver disegnato col cliché-verre e dopo aver dipinto con la royografia, Man Ray poté combinare in una fotografia la linea nera asciutta del cliché-verre e le sontuose tonalità della royografia.


Commentando una della più famose solarizzazione di Man Ray (che vedete nell'immagine qui sopra), Marcel Jean scrisse: "Il primato della materia sul pensiero rimodella i contorni di una donna nuda rivelando meraviglie ignote del corpo femminile".

Fotografò anche pittori e scultori, tra cui Pablo Picasso.
Gertrude Stein fu fra i primi esponenti del mondo letterario americano che Man Ray conobbe e fotografò . Seguirono Ernest Hemingway, Ezra Pound, William Carlos Williams, T.s. Eliot, Havelock Ellis, Aldous Huxley, Virginia Woolf, James Joyce, Sinclair Lewis.

Una delle più famose fotografie di Man Ray è Le violon d'Ingres, che si rifà a un dipinto di Ingres La sorgente. In questo ritratto la modella Kiki appare nella medesima posa della modella del pittore francese, Man Ray trasferì l'immagine delle "effe" del violino, riproducendole, per contatto, sulla fotografia del dorso di Kiki.

Le fotografie di Man Ray sono il risultato di una tecnica rigorosa al servizio della sua sensibilità e della sua immaginazione. Egli sottolineò ripetutamente che, dopo tutto, la rigorosa preparazione tecnica della sua giovinezza lo aveva molto aiutato in seguito, quanto meno gli aveva insegnato quali tecniche accademiche dovessero essere evitate.

Una curiosità: Man Ray usò sempre obiettivi a grande lunghezza focale per fotografare il soggetto dalla massima distanza possibile, non soltanto per evitare distorsioni ma anche per assicurare un certo distacco fisico ed emotivo dal soggetto.

Man Ray morì il 18 novembre 1976. Venne seppellito nel cimitero di Montparnasse. Il suo epitaffio recita: "Non curante, ma non indifferente".

In questo bellissimo video che ho trovato su YouTube potete ammirare le sue fotografie più famose.





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19 giugno 2011

Fingere la Profondità di campo con Photoshop - Tutorial

In questo video Tutorial per Photoshop vedremo come simulare la profondità di campo in post produzione.

Il metodo non è quello che tutti (o quasi) conoscete, cioè usare semplicemente lo strumento di controllo sfocatura!



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17 giugno 2011

Corso di Lightroom - Chiarezza, curva di viraggio, correzione lente

Questo articolo fa parte del Corso di Lightroom.

Corso di Lightroom 3 Quarta Lezione - Chiarezza, curva di viraggio, correzione lente

Argomenti di questo Tutorial per Lightroom:

- Altre nozione sui pennelli.
- Chiarezza. Luminosità e contrasto.
- Curva di viraggio.
- Correzione lente.



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14 giugno 2011

Sensibilità ISO, tempi di posa e diaframma - Corso di Fotografia

In questo video del corso di fotografia parliamo della Sensibilità ISO e di come si relaziona rispetto ai tempi di Posa e al diaframma.

Approfondimenti su Tempi e Diaframma li trovate a questi articoli:



Il video è stato inserito dall'utente di YouTube thepierluz sul suo canale.



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13 giugno 2011

La fotografia di Giorgio Lotti


Giorgio Lotti, uno dei più importanti fotografi italiani che ha tracciato la storia del fotogiornalismo italiano, nasce a Milano nel 1937.

Nel 1957 inizia a lavorare collaborando come free-lance per alcuni quotidiani e settimanali quali “Milano Sera”, “La Notte”, “Il Mondo”, “Settimo giorno”, “Paris Match”. Nel 1964 entra nello staff di Epoca sotto la direzione di Nando Sampietro dove rimane fino al 1997, anno di chiusura del giornale. Ha lavorato fino al 2002 a Panorama.

Nel 1973, per un reportage fatto in Cina viene insignito, dalla University of Photojournalism, Columbia, del premio “The World Understanding Award”.

Ha partecipato inoltre a numerose edizioni del Sicof a cura di Lanfranco Colombo. Nel 1995, nel corso del 16° Sicof viene premiato con l”Horus Sicof 1995” per il ruolo svolto nel
campo della fotografia italiana.

È stato premiato dalla città di Venezia per i suoi reportages sulla Serenissima e nel 1994, a Modena, riceve il prestigioso premio letterario “Città di Modena”.

Alcune immagini sono conservate nei musei americani, di Tokio, Pechino, al Royal Vìctoria Albert
Museum di Londra, al Cabinet des Estampes di Parigi, al Centro Studi dell’università di Parma, alla
Galleria Civica di Modena.

Negli ultimi dieci anni si è dedicato alla ricerca fotografica nel campo del colore e dell’arte.

Quella che avete appena letto è la sua biografia presa dal sul suo sito web ufficiale.

Trovo davvero molto interessanti dei video presenti su youtube che condivido qui di seguito.

Convegno di Giorgio Lotti su Fotogiornalismo e ricerca



Intervista a Giorgio Lotti




9 giugno 2011

Messa a fuoco - Corso di Fotografia

In questo video del corso di fotografia parliamo della Messa a fuoco.

Un video utile che spiega chiaramente la teoria e la pratica della messa a fuoco. Prima delle visione di questo video vi consiglio di gli articoli sulla profondità di campo: La Profondità di campo - Corso di Fotografia

Il video è stato inserito dall'utente di YouTube thepierluz sul suo canale.

Se volete approfondire l'argomento dopo la visione andate a questo articolo: Messa a fuoco perfetta correggere Back Focus e Front Focus



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7 giugno 2011

Come realizzare il backup sicuro delle foto ed il migliore servizio di Cloud - Corso di Fotografia - Lezione 24


Il corso di fotografia online è estrapolato dal libro di fotografia intitolato "Manuale di Fotografia - Occhio, Mente e Cuore" in vendita a 3 euro in versione Ebook PDF su lulu.

Questo articolo fa parte del Corso di Fotografia Digitale Online.

Il rischio di perdere le proprie fotografie è un fatto che preoccupa praticamente tutti, non solo i fotografi.

Il mondo della Fotografia si divide in due: tra chi ha perso le foto e chi le perderà.

Questo problema in realtà non appartiene solo ai fotografi che usano il digitale ma anche gli amanti della fotografia all'argento, benché i negativi siano abbastanza resistenti e se conservati bene durino a lungo, prima o poi invecchiano e si rovinano, come tutto nella vita, l'eternità purtroppo non esiste, sembra però che alcuni amanti accaniti dell'analogico ignorino questo semplice concetto e trovino nella facilità con cui si perdono i dati un capo di accusa al digitale, prendendo ad esempio qualche bella stampa fatta da un negativo di inizio secolo.

Il netto vantaggio del digitale sulla pellicola è poter fare migliaia di copie perfettamente identiche di uno stesso file in maniera semplice e veloce.

I propri file non vanno mai tenuti nella stessa partizione di disco dove è presente il sistema operativo, in realtà consiglio di usare un SSD per il sistema e un HD tradizionale di grande capienza per le proprie foto. Ovviamente questo non risolve il problema, si devono sempre fare copie di backup perché prima o poi il nostro sistema operativo (e anche l'hardware) manifesterà sicuramente dei problemi, in casi più gravi può anche smettere di funzionare senza preavviso.

Personalmente conservo una copia di backup delle mie foto in HD esterni, però questo sistema presenta tre svantaggi:

  • Il costo dei suddetti supporti, più si scatta più se ne dovrà comprare. 
  • Il secondo problema è lo spazio fisico occupato.
  • Il terzo è che anch'essi si possono usurare col tempo o rompersi senza preavviso. 

Esistono dei servizi online che offrono grandi quantitativi di spazio di archiviazione, il servizio migliore attualmente è Amazon Cloud Drive che offre spazio illimitato per tutti i generi di file e la possibilità di accedervi da qualunque posizione a soli 70 euro l'anno, una cifra davvero irrisoria se confrontata con servizi dello stesso genere che fino a qualche anno fa chiedevano centinaia di euro al mese.

Finora io ho caricato più di 700 Gigabyte di foto, l'unica pecca è che se si utilizzano fotocamere che sfornano file di dimensioni importanti si deve avere una buona connessione internet.

Inoltre questa piattaforma offre un servizio di backup tramite app per le foto realizzate da smartphone, lo trovo davvero comodo, così non devo sempre avere il pensiero di scaricare le foto che scatto dal mio telefono sul pc.


Da quando sfrutto una piattaforma online per effettuare il backup delle foto mi sento molto più tranquillo perché è davvero improbabile che succedano incidenti a servizi del genere gestiti da grandi multinazionali.