30 luglio 2011

Mi presento: Anh Vu nuovo collaboratore/autore del blog


Non fraintendete, ma non sono un fotografo professionista, sono solo uno dei tanti fotoamatori a cui piace documentarsi, leggere ogni tipo di notizia che riguarda il mondo della fotografia e che soprattutto ama divertirsi a fare tante foto.

Mi chiamo Anh Vu, sono uno studente laureando in ingegneria dell'Informazione presso l'Università degli studi di Brescia. Sono nato in Italia ma ho origini vietnamite.

La mia passione per la fotografia è nata qualche anno fa, quando mi decisi ad acquistare una degna fotocamera compatta: la Canon IXUS 960 IS. Ho praticamente un Hard Disk di giga e giga di fotografie scattate con questa fantastica macchina che mi ha accompagnato per diversi anni.
Successivamente, dopo aver considerato la mia irrefrenabile voglia di migliorare la qualità e la tecnica fotografica, sono passato alla reflex con la Canon EOS 450D, che attualmente uso.

Grazie al sito di Marco Crupi ho trovato tanti articoli che mi hanno aiutato sia in fase di composizione che in fase di post-produzione e ora sono qui che scrivo per questo blog.

Possiedo anche un blog personale e mi farebbe davvero piacere se deste un'occhiata: TeraPixel

Potete trovarmi su:

Se volete scrivermi potete farlo a questo indirizzo e-mail.

Penso sia tutto. Spero di avere una bella permanenza su questo blog e specialmente possiate apprezzare i miei post. Un saluto a tutti i miei nuovi colleghi e a tutti i lettori di questo sito.

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29 luglio 2011

Il fotografo Marco Glaviano parla di bellezza e di moda - Intervista


Una breve biografia del fotografo, ma la video intervista a fine articolo è assolutamente da non perdere!

Nato a Palermo nel 1942, Marco Glaviano ha iniziato la sua carriera artistica con una laurea in architettura presso l'Università di Palermo. Glaviano ha iniziato a sperimentare con la fotografia dopo aver lavorato come scenografo e musicista in un gruppo jazz. 

Col tempo ha iniziato a dedicarsi a tempo pieno della fotografia e nel 1967 si trasferisce da Roma a Milano per intraprendere una carriera nel campo della fotografia. Dopo aver lavorato come fotografo professionista per otto anni, Glaviano pubblica il suo lavoro in riviste di moda europee. 

Glaviano ha portato il suo talento e il suo lavoro negli Stati Uniti, si trasferisce a New York nel 1975 dove ha fotografato le più grandi modelle del mondo negli anni '80 e '90. Artefice del boom delle top model, con la complicità di John Casablancas, il patron di Elite, la celebre agenzia di modelle, Marco ha realizzato i primi calendari con protagoniste del calibro di Cindy Crawford, Angie Everhart e Paulina Porizkova. 

Alla sua carriera di fotografo delle supermodels, Glaviano ha alternato lavori sui set cinematografici e ritratti di musicisti. Cinque i libri fotografici al suo attivo. (potete vedere il resto della biografia e le sue foto dal suo sito web marcoglaviano.net).


26 luglio 2011

Aprire partita IVA come fotografo e prezzi in fotografia professionale

Altro articolo sui prezzi e sulla partita IVA in fotografia professionale.

Va considerato come un collegamento al post: Iniziare l'attività di Fotografo professionista e risorse utili

Roberto Tomesani per Associazione Nazionale Fotografi Professionisti - TAU Visual

Prezzi in fotografia professionale



Aprire partita iva come fotografo



Minimi e superminimi - fotografo professionista



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25 luglio 2011

Giovanni Gastel fotografo di moda e d'arte - Intervista

Altro articolo sui Fotografi Italiani (vi consiglio di guardare a questo link per vedere i grandi fotografi del nostro paese).

Andando in giro per la rete mi sono imbattuto in questo fotografo, le sue fotografie mi hanno molto colpito e ho iniziato a documentarmi su di lui per farlo conoscere anche a voi, il suo nome è Giovanni Gastel, credo possa essere una grande fonte di ispirazione per chi si vuole occupare di fotografia di moda e di ritratto.

Oltre a un video in cui viene intervistato vi invito prima a leggere la sua biografia e a visitare il suo sito personale http://www.giovannigastel.it/.

Giovanni Gastel è uno dei nomi più noti internazionalmente della fotografia italiana.
Da trent'anni collabora con le principali riviste di moda ed é uno dei grandi protagonisti della comunicazione pubblicitaria. Vive e lavora a Milano, quando gli impegni professionali non lo portano in giro per il mondo. Lavora prevalentemente in Polaroid di grande formato e con il banco ottico 20x25. Cultore della sperimentazione, ha introdotto nella fotografia di moda contemporanea le tecniche "old mix", la tecnica "a incrocio", le rielaborazioni pittoriche e lo still life ironico. Erede dello stile aristocratico e sofisticato che caratterizza l'antica noblesse milanese (é nipote di Luchino Visconti), riflette nel suo stile cultura, eleganza e charme. A volte rarefatte, oniriche e simboliche, a volte surreali e smitizzanti, le sue immagini raccontano un percorso inarrestabile di ricerca creativa che, letto a ritroso, rispecchia l'evoluzione del costume degli ultimi venticinque anni.
Tre i volumi sinora pubblicati: Gastel per Donna (Edimoda, Milano 1991), I gioielli della fantasia (Edizioni Idea Books, Milano 1991) e il catalogo Gastel in occasione della sua personale alla Triennale di Milano del 1997, curata da Germano Celant. Tra importanti campagne pubblicitarie e centinaia di servizi redazionali, l'autore persegue una propria ricerca personale rivolta alla fotografia d'arte (altri dettagli http://www.giovannigastel.it/biography.aspx).

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21 luglio 2011

I filtri fotografici in fotografia digitale

Certi tipi di filtri fotografici sono indispensabili anche in epoca digitale, alcuni di essi che servono ad aggiungere delle dominanti cromatiche, scaldare la scena ecc.. si possono ricreare facilmente in post produzione, non ha più senso farlo in fase di scatto, mentre altri sono ancora utili perché il loro effetto non è possibile riprodurlo con photoshop.


ATTENZIONE: può essere che vediate l'immagine nel video parzialmente fuori dai bordi del videplayer, in questo caso cliccare col destro del mouse durante il video e selezionare stretching is None o Fill e visualizzate il video a schermo intero!




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Video tutorial offerto da www.total-photoshop.com

20 luglio 2011

Photoshop Elements – Tutorial timbro clone

È fare comune installare sempre l’ultima versione di Adobe Photoshop per avere chissà quali funzionalità a disposizione. Poi, nella pratica, le funzioni che andiamo ad utilizzare sono sempre le stesse; per me, prima fra tutte è il “timbro clone”, utilissimo a rimuovere elementi indesiderati delle proprie foto.

In questo tutorial l’ho utilizzato in Photoshop Elements, prodotto di fascia inferiore a Photoshop, ma anche molto inferiore di prezzo. L’utilizzo è praticamente identico in entrambi i software, ma lo scopo di questo tutorial è anche quello di farvi conoscere una valida alternativa al prodotto di punta di casa Adobe.

Prima di tutto, ecco un esempio di cosa vogliamo ottenere: rimuovere la grondaia dalla facciata di questa casa.


Lo strumento in generale si utilizza in questo modo:
  1. Selezionare lo strumento “Timbro Clone”.
  2. Posizionarsi col mouse su una parte dell’immagine che si vuole “clonare”.
  3. Premere il taso “ALT” e fare un click col mouse per campionare la selezione.
  4. Posizionarsi sulla parte dell’immagine da cancellare e cominciare a “dipingere” col pennello.

Se provate ad utilizzarlo noterete che, mentre si cancella la parte dell’immagine che vogliamo rimuovere, il timbro clone si sposterà tipo pantografo, muovendosi sulla parte dell’immagine che abbiamo campionato. Ovviamente per avere risultati più precisi possiamo operare anche sull’opacità del timbro. Ed ecco quanto è possibile ottenere come risultato finale.


In questo breve video vi illustro in dettaglio come ho fatto (consiglio la visualizzazione a 720p a schermo intero).



Leonardo
altri miei articoli e tutorial su www.tuttoleo.it

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Spunti di Google+ per ricevere news di Fotografia

Dopo l'articolo "Google+ fa tremare Flickr, nuovo servizio di condivisione foto" torniamo a parlare di Google+ come Social Network utile per noi fotografi

A differenza di Facebook dove si ricevono notizie solo quando un nostro amico o l'autore di una fan page a cui siamo iscritti condividono un articolo
 in Google+ esiste uno strumento chiamato "Spunti" che ci permette di ricevere regolarmente news riguardo l'interesse selezionato. 

Ecco la schermata che si apre all'interno di questa sezione.

Tra gli interessi indicati di default non c'è la fotografia, basta andare sul modulo di ricerca, inserire la parola chiave "Fotografia" e sotto apparirà un pulsante blu con su scritto "Aggiungi Interessi", cliccatelo e dall'apposita sezione spunti potrete andare a vedere le ultime news sulla fotografia proveniente da vari siti (incluso il mio).

Una sorta di aggregatore di Feed by Google che metterà in crisi gli attuali aggregatori (già messi a dura prova da google news).

Se siete iscritti a Google+ aggiungetemi alle vostre cerchie in modo da rimanere in contatto anche li, questo è il link del mio profilo: https://plus.google.com/110275700940996733061/about

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19 luglio 2011

Fotografia Astronomica: tecnica del fuoco diretto con il telescopio

Nei precedenti due articoli abbiamo trattato di tracce stellari e di fotografia in parallelo. Oggi si farà un altro passo andando a trattare di un metodo più complesso per fotografare il profondo cielo: la tecnica del fuoco diretto, utilizzando direttamente il telescopio.

Qui si rende necessaria una macchina reflex da cui si smonta l'obiettivo e si collega il telescopio tramite un anello adattatore chiamato anello T2. Quest'ultimo si inserisce su un accordo montato al posto dell'oculare.
Il telescopio si utilizza così come un obiettivo a lunga focale,e dunque è più semplice riprendere oggetti piccoli e deboli. Solitamente i telescopi, avendo una focale così lunga, hanno un rapporto focale raramente inferiore a f/6. Di conseguenza si avranno tempi di posa lunghi, che possono arrivare anche a 20 minuti con ISO 1600.
Un altro problema che potrebbe verificarsi è la mancata messa a fuoco utilizzando il normale vetrino della macchina fotografica, per cui sarà utile utilizzarne uno più chiaro o un ingranditore.

Dunque, sistemata l'attrezzatura si hanno le seguenti condizioni: tempi di posa molto lunghi e focale lunga. E per l'inseguimento?.. infatti, come detto anche negli articoli precedenti, per evitare l'effetto mosso, o le tracce stellari, bisogna "inseguire" l'oggetto che abbiamo inquadrato per non far risentire la foto del movimento terrestre. A questo ci pensa un sistema di correzione consistente in un sistema ottico che permette di vedere una stella ad alto ingrandimento e una pulsantiera che permette di compensare il movimento su entrambi gli assi. Si rende necessaria dunque una Guida assistita, che si può effettuare in due modi: o si monta un telescopio sulla schiena del telescopio primario usato a fuoco diretto dalla fotocamera e si insegue la stella guida a mano o con l'aiuto della pulsantiera; oppure si effettua una guida fuori asse interponendo un prisma tra il corpo macchina e il telescopio che avrà il compito di deviare parte della luce perpendicolarmente all'asse del fuoco su un oculare secondario che consentirà di eseguire la guida.

Questo tipo di fotografia dona un contrasto elevato, utile soprattutto nella fotografia planetaria, e offre nitidezza e luminosità nettamente superiori per gli oggetti del profondo cielo.

Un altro articolo che vi consiglio di leggere per approfondire l'argomento è il seguente: Fotografia astronomica, fotografare la luna e i pianeti - telescopi da usare - Celestron, Newton e Cassegrain

Se volete approfondire l'argomento o visualizzare le mie foto, mi trovate su Facebook e Flickr.

Claudia Prontera

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Canon G13 la compatta micro 4/3 - Rumors


Canon powershot G13, esistono vari rumors riguardo questa compatta, sia su quando uscirà che sulle caratteristiche tecniche.

La Canon G12 è una compatta fantastica, l'unico limite che ha è il suo piccolo sensore (che rispetto alla media delle compatte è più grande).

Se non sapete niente sulle dimensioni dei sensori allora prima di continuare consiglio la lettura di questo articolo: Dimensione dei sensori nelle Fotocamere digitali - Digital Camera sensor size

Io non amo molto le attuali micro 4/3 con ottica intercambiabile, sono più leggere di una Reflex ma non sono per niente tascabili, dal mio punto di vista sogno una compatta come la G13 con un sensore micro 4/3 da 16 Megapixel ad un prezzo che si aggiri intorno ai 600-700 euro, per la street photography e il reportage sarebbe la macchina fotografica perfetta.

Compatte con un sensore da reflex o quasi esistono e sono la Fuji X100, la Leica X1 che potete vedere cliccando qui e le compatte della sigma della serie DP, ma sono poco versatili dotate di un'obiettivo fisso e con un prezzo molto elevato.

La G13 micro 4/3 sarebbe la seconda fotocamera del professionista da portare sempre dappresso con una qualità accettabile e una grande versatilità.

Ecco le specifiche tecniche che vorrei vedere nella Canon G13:

- Schermo LCD snodabile leggermente più grande rispetto a quello della G12.
- Sensore da 16 Megapixel e di dimensioni: 17.3 x 13mm (Sistema Micro 4/3)
- 1080p Video
- Obiettivo 28-140mm F1.8-4.5 (più luminoso rispetto alla versione precedente).

Questa sarebbe la Canon G13 dei miei sogni, a voi piacerebbe una compatta di questo genere?

Argomento correlato: Canon G12 vs Nikon P7000 vs Panasonic Lumix LX5 Confronto compatte

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17 luglio 2011

Assistente Fotografo - Figure professionali nel mondo della Fotografia

Fotografia by http://www.faustocapalbo.com/

Oggi proseguiamo l’esplorazione delle figure professionali legate al mondo della fotografia e cerchiamo di capire quale sia il ruolo dell’assistente fotografo.

Intorno alla figura dell’assistente fotografo c’è molta confusione: alcuni lo considerano indispensabile e danno al suo lavoro un giusto valore, altri ritengono che non sia fondamentale avere un buon assistente per ottenere scatti migliori.

Iniziamo a veder quali sono i compiti di un assistente: si tratta in linea di massima di aiutare il fotografo a montare il set, impostare le luci e trovare l’esposizione corretta.

Per questo motivo è molto importante che l’assistente abbia buone competenze in campo fotografico e sappia maneggiare l’attrezzatura con sicurezza e tranquillità.

Può succedere che all’assistente vengano richiesti compiti anche meno tecnici, come stirare i capi da fotografare, scaricare i file e post-produrli, controllare che le scarpe delle modelle siano pulite e non sporchino i fondali ecc…

Ovviamente questo dipende dal fotografo al quale l’assistente fa capo: alcuni fotografi danno molta fiducia all’assistente, consentendogli di partecipare alla parte di progettazione creativa dello scatto e considerandolo un vero e proprio “fotografo in seconda” sul set.

Ma chi scegliere di fare l’assistente di un fotografo professionista?

Fino a qualche anno fa, quella dell’assistente fotografo era una figura professionale autonoma; esistevano ed esistono tuttora corsi appositi per imparare a svolgere i compiti di un assistente al meglio.

In questi casi l’assistente è regolarmente assunto e riceve uno stipendio dal fotografo per cui lavora.

C’è poi chi sceglie di proporsi gratuitamente come assistente presso uno studio fotografico per poter osservare da vicino come si lavora nel mondo della fotografia professionale e imparare quindi i trucchi del mestiere che raramente nelle scuole vengono insegnati.

Questa esperienza è sicuramente molto utile per chi sogna di diventare un giorno un fotografo professionista ma l’aumento di offerte di assistenti che lavorano gratuitamente ha contribuito a svalutare questa figura professionale: gli stipendi si sono abbassati e i fotografi evitano spesso di assumere assistenti a pagamento, poiché sanno che molti giovani sono disposti a fornire le stese prestazione senza ricevere uno stipendio.

Una scelta del genere comporta però l’assenza di una garanzia sulle qualità dell’assistente assunto. Per risolvere, almeno in parte, questa situazione, TAU VISUAL (Associazione Nazionale Fotografi Professionisti) ha creato un sito apposito http://www.fotografi.org/ dove gli aspiranti assistenti fotografi possono compilare una scheda personale e inserire un annuncio; allo stesso modo i fotografi possono registrarsi e accedere al database con tutte le schede degli assistenti per poi contattare quelli che ritengono più idonei.

Due video di Tau Visual su questo argomento:

Assistenti fotografi: cosa è richiesto, e cosa no....



Assistenti fotografi: come proporsi?



Ciao, Sara - Potete contattarmi sulla mia Pagina Facebook e su Flickr

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16 luglio 2011

22 scorciatoie da tastiera per accelerare l'uso di Lightroom - Tutorial

Se la missione principale di Lightroom è quella di ottimizzare e accelerare il flusso di lavoro di ogni fotografo, le scorciatoie da tastiera sono lo strumento per portarlo alla velocità della luce.

Se non ne avete mai sentito parlare sappiate che le scorciatoie da tastiera si trovano in ogni programma e sistema operativo e servono ad attivare determinate funzioni premendo uno o più tasti sulla tastiera invece che cliccando con il mouse sull’interfaccia.

Le scorciatoie da tastiera in Lightroom sono molto numerose e ne esistono sia di globali (indipendenti dal modulo in cui ti trovi) che di specifiche ai singoli moduli. A seconda del modo di lavorare di ognuno di noi si troveranno alcune di queste scorciatoie inutili, mentre altre moltiplicheranno la velocità di elaborazione e selezione delle foto.

In questo articolo illustro le scorciatoie che uso più spesso e da cui traggo maggiore vantaggio. 

Quando trovate scritto “Tasto1 + Tasto2” vuol dire che si deve premere Tasto2 tenendo premuto il Tasto1. Le scorciatoie che elenco valgono sui sistemi Windows, però basta sostituire Ctrl con Command, quando è presente, per ottenere le stesse scorciatoie valide su Mac.

Scorciatoie per l’interfaccia

Alcune scorciatoie permettono di modificare l’interfaccia, per modificare lo spazio di lavoro:

F Premuto una volta rimuove la barra del titolo, premuto due volte espande Lightroom a schermo intero.
Shift + Tab Mostra o nasconde contemporaneamente entrambi i pannelli laterali, quello inferiore e quello superiore.
Tab Mostra o nasconde i pannelli laterali.
G Salta alla visualizzazione Griglia, indipendentemente dal modulo in cui ti trovi.
N Attiva la modalità Vista d’insieme, per confrontare le foto selezionate.
D Apri la foto selezionata nel modulo Sviluppo.
C Attiva il confronto tra due foto selezionate.
Ctrl + L Attiva filtri.

Scorciatoie per la selezione delle foto

Dopo aver importato centinaia di foto relative al medesimo evento, grazie a Lightroom posso effettuarne una cernita velocissima. Anche in questa fase uso pesantemente le scorciatoie da tastiera:

X Segnala una foto come rifiutata.
P Segnala una foto come da tenere.
1-5 Imposta la valutazione della foto.
0 Annulla la valutazione della foto.
6-9 Imposta etichetta colore.
Canc Elimina foto (valido anche nel modulo Sviluppo).
Ctrl + A Seleziona tutte le foto.
Ctrl + Backspace Elimina tutte le foto rifiutate.

Le prime 5 scorciatoie, se combinate con il tasto Shift, dopo aver effettuato l’azione relativa, si spostano alla foto successiva. Ciò è utilissimo perché permette di risparmiare un’azione aggiuntiva per spostarsi tra le foto.

Scorciatoie per il modulo Sviluppo

Nel modulo Sviluppo non uso tantissime scorciatoie, lavoro molto con il mouse, ma ecco quelle che impiego più frequentemente:

R Attiva il ritaglio (funziona anche se ti trovi nel modulo Libreria).
Y Attiva il confronto Prima/Dopo
Freccia a destra / a sinistra Spostati alla foto successiva o precedente nella selezione. Se c’è una sola foto selezionata, ti sposti alla foto successiva o precedente nella cartella o raccolta.
O Se il ritaglio è attivo, mostra o nascondi la griglia di ritaglio, se è attivo il pennello di regolazione, mostra o nascondi la maschera di selezione.

Un paio di scorciatoie globali utilissime

Come in molti altri programmi, anche in Lightroom si possono usare Ctrl + Z e Ctrl + Y per annullare e ripristinare le azioni. In Lightroom diventano comandi ancora più potenti, in quanto permettono di annullare o ripristinare qualsiasi azione: da qualsiasi modifica nel modulo Sviluppo, alle segnalazioni delle foto, alla semplice selezione delle foto, ai cambi di modulo.
Concludo con la scorciatoia per vedere le scorciatoie: Shift + H. Servirà a ricordarti un elenco delle scorciatoie più comuni.

Le scorciatoie da tastiera ti cambiano la vita

Almeno limitatamente all’uso di Lightroom. Se non hai mai usato le scorciatoie da tastiera abituati al più presto a farlo, noterai presto la differenza.
Ti conviene cominciare ad impiegare le scorciatoie relative alle azioni che fai più di frequente e piano piano espandere il numero di scorciatoie memorizzate.
Per trovare le scorciatoie che ti servono, se non ci sono in questo articolo hai due modi:
  • Spulcia i menù di Lightroom fino a trovare la voce che ti interessa e leggi  i tasti da usare a fianco al nome della voce di menù.
  • Sposta il puntatore del mouse sopra ad un elemento dell’interfaccia e leggi la scorciatoia da tastiera tra le parentesi tonde.
Per una lista esaustiva in inglese vai qui: http://www.lightroomqueen.com/keyboard-shortcuts/

Per vedere altri tutorial su Lightroom come questo, vai sul mio blog, www.fotocomefare.com, dove trovi anche numerosi articoli sulla fotografia scritti in un linguaggio chiaro e semplice. Mi trovi anche sulla pagina Facebook di FotoComeFare e sul canale Youtube di FotoComeFare.

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15 luglio 2011

Google+ fa tremare Flickr, nuovo servizio di condivisione foto

Quello che ancora Facebook non è riuscito a fare nel campo della condivisione delle foto online lo sta facendo il nuovo social network di Google, ovvero, creare un servizio di condivisione immagini competitivo e alternativo a Flickr.

Ho aperto da poco un account su Google+ e devo dire che è davvero fantastico, il degno rivale di Facebook ma anche di Flickr ed è solo all'inizio!

In pochissimo tempo sono entrato in contatto con tantissima gente, le foto si possono condividere sia a bassa che ad altissima qualità, senza limiti di dimensioni o di numero, al contrario di Flickr  che per avere spazio illimitato si deve pagare e le foto vengono visualizzate in versione ridotta, senza parlare poi della condivisione di esse, non sono pochi gli account Flickr anche di bravi fotografi ad essere delle lande desolate.

Qui c'è un meccanismo di condivisione foto (simile a quello di facebook) tale che una foto in pochissimo tempo viene visualizzata da molte persone, ho ricevuto nell'arco di qualche ora un sacco di commenti e sono entrato subito in contatto con altri appassionati di fotografia come me (credo grazie al sistema di google capace di leggere i tuoi interessi e in base a quelli riuscire a suggerirti le persone con cui potresti essere amico).

Cerco di chiarire meglio quello che voglio dire attraverso le immagini, così vi spiego anche come creare una galleria fotografica su google+, ordinarla e condividerla.

Dopo aver effettuato la registrazione a Google+ si accede al proprio profilo.


ehm non badate troppo al mio ultimo post su google+ ;-D.
Creare una galleria fotografica è facilissimo e si può decidere se renderla pubblica, privata o visibile solo a una o più cerchie.

Carichiamo le nostre foto in un album fotografico, in questo momento sto facendo l'upload delle mie foto sulla boxe.


Una volta finito di caricare le foto nell'album fotografico prima di condividerle potete avere l'esigenza di riorganizzarle o effettuare delle operazioni che Google+ attualmente non permette di fare, quindi dovete andare su Picasa web album da cui potrete gestire le vostre foto in modo avanzato (perché le foto caricate su Google+ finiscono su Picasa).

E' arrivato il momento di condividere le vostre foto con le vostre cerchie, a fine caricamento cliccate sul pulsante "condividi" e vi si aprirà una finestra come questa:


Il mio album sulla boxe è visibile cliccando qui: Album foto Boxe-Pugilato su Google+

Mentre il mio album Man and the Sea su google+ lo trovate cliccando qui.

Il sistema ha ancora bisogno di alcuni piccoli accorgimenti, per esempio non riesco a condividere una singola foto presente nell'album (devo condividerlo per intero) a meno che non me la commentino, ma sono cose che vengono corrette in fretta, google+ è ancora in fase di test ma l'inizio mi sembra davvero ottimo.

In conclusione:

Facebook sono sicuro reggerà la botta e anzi risponderà con vigore a questo nuovo rivale, sarà sempre un utile strumento di promozione e comunicazione per noi fotografi.

Flickr se non si inventa qualcosa di innovativo verrà abbandonato, l'unica cosa che mi manca qui è un sistema di statistiche per le foto simile a quello di Flickr Pro (la versione a pagamento) e di una pagina per gli album fotografici più elaborata e funzionale e Flickr è bello che morto.

P.s. Il mio profilo su Google+ è al seguente link: https://plus.google.com/110275700940996733061

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Effetto zoom, mosso/sfocato radiale - Tecnica fotografica

L’effetto zoom (o mosso/sfocato radiale) è un effetto molto suggestivo da dare alle vostre immagini.

Molti pensano che sia un fotoritocco eseguito magistralmente in Photoshop e di conseguenza, chi non è pratico di questi strumenti, rinuncia subito. Bene, sappiate che non è così. L’effetto, se pur riproducibile in post produzione, è dato da una tecnica fotografica abbastanza semplice e che consiste essenzialmente nello zoomare mentre si scatta.

In dettaglio una fotografia di questo tipo si ottiene in questo modo:

- Impostare la macchina sul programma a priorità di tempi (“Tv” su Canon / “S” su Nikon).

- Impostare come tempo di scatto almeno 1/30 di secondo (una volta fatto pratica, si potranno usare anche tempi più lenti).

- Mettere il soggetto al centro del fotogramma (alla faccia della regola dei terzi!– ndr).

- Zoommare al massimo sul soggetto mettendolo a fuoco.

- A questo punto iniziare a tornare indietro con lo zoom in modo rapido e costante (questa è la parte che richiede più esercizio) e allo stesso tempo scattare senza fermarsi con lo zoom.

Il passaggio di lunghezza focale sarà quello che darà all’immagine l’effetto radiale.


Come obiettivo, consiglio di usare un tele con una ampia gamma di lunghezze focali (tutte queste foto le ho fatte con un 70-200mm); ma la cosa più importante è che la ghiera dello zoom sia “morbida”, cioè ruoti con facilità. Ho provato a fare la stessa cosa con il mio 24-70mm (più “duro” come ghiera di zoom) e l’effetto non è venuto un granché. Da questo si evince che la qualità dell’obiettivo non è fondamentale (una volta tanto!).

Buone zoomate e alla prossima!

Leonardo
www.tuttoleo.it

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13 luglio 2011

Tutorial su come fotografare le gocce - Corso di fotografia - Lezione 59

Il corso di fotografia online è estrapolato dal libro di fotografia intitolato "Manuale di Fotografia - Occhio, Mente e Cuore" in vendita a 3 euro in versione Ebook PDF su lulu.

Questo articolo fa parte del Corso di Fotografia Digitale Online.

Questo articolo e le foto in esso contenute sono stati realizzati da Massimo Allegritti, ed è protetto da Copyright.

1 - Premessa

Nel precedente tutorial "Come fotografare le gocce" ho illustrato la tecnica per fotografare le gocce d'acqua, ma ora che il mio equipaggiamento e la mia esperienza sono cresciuti, ritengo doveroso riscrivere tutto aggiungendo parti che prima avevo volutamente omesso.

Questo testo non vuole essere un "Come fare per" (o meglio un "How to"), ma la spiegazione tecnico-poetica di ciò che c'è dietro i miei scatti.

Green #1 - Nikon D80, AF-S 18-135, 1/200sec a f7.1, ISO250, SB-600.

Scatto completamente manuale, con un biberon come erogatore di gocce, e un 18-135 come ottica. Ma è l’inizio di un cammino.

2 - La preparazione

Fotografare gocce è un'arte. E' come dipingere. Per me è lo stesso. E posso dirlo perchè, in passato, ho dipinto sia con acquerello che con olio. Le sensazioni, le emozioni che si provano durante una sessione di scatto sono le medesime:

  • Attesa, mentre si prepara il set.
  • Tensione e nervosismo, mentre si cerca lo scatto desiderato.
  • Euforia, quando raggiungiamo finalmente l'obiettivo.
  • Delusione, rabbia, quando, dopo due ore, il risultato non ci soddisfa appieno.

È come nella pittura, o nella scultura, bisogna iniziare una sessione ben sapendo cosa si vuole ottenere. Nessun pittore o scultore si metterebbe davanti a un foglio bianco, o davanti a un blocco di marmo, senza aver bene in mente cosa vuol ottenere, sperando che venga fuori qualcosa di buono. Il risultato sarebbe soltanto un insieme di macchie di colore o un pezzo di roccia preso a martellate.

Quindi, definito l'obiettivo, facciamo di tutto per ottenerlo, tenendo bene in mente una cosa fondamentale: mai cambiarlo. Se vediamo che luce, colori, effetti, non ci piacciono, non tentiamo di cambiare e stravolgere il tutto, solo perchè abbiamo messo in piedi il set e quindi dobbiamo tirar fuori uno scatto per forza. In quei momenti ci affanniamo nel tentativo, quasi disperato, di tirar fuori qualcosa di buono, ma il risultato sarà mediocre. In certe situazioni, invece, smontiamo tutto e resettiamo il cervello. Ci riproveremo il giorno dopo, a mente lucida.

3 - La materia

Le gocce possono assumere soltanto determinate forme ma a questa particolare caratteristica si aggiunge, per fortuna, una buona dose di casualità che rende ogni scatto diverso dal successivo.

Sempre. Non mi è mai successo, in svariate decine di migliaia di scatti, di avere due immagini perfettamente identiche.

Mi spiego meglio.

Le forme che si possono presentare sono principalmente quattro:

  • Singola goccia, o sequenze di gocce: catturate in fase di caduta.
  • Corona: ottenuta facendo cadere una goccia su un piano sul quale è posto del liquido.
  • Stelo: ottenuta facendo cadere una goccia in un recipiente colmo di liquido. Lo stelo è ottenuto dal "rimbalzo" della goccia che, a sua volta, genera una goccia che staccandosi dallo stelo risale verso l'alto fino a un punto morto, per poi ricadere.
  • Collisione: ottenuta facendo cadere due o più gocce. La prima genera lo stelo sul quale va a collidere la seconda, generando la classica forma a fungo (o a ombrello o a cappello). Se la 2° goccia va a scontrarsi con la goccia generata dallo stelo, la collisione può anche avvenire in posizione elevata rispetto a quest'ultimo, con effetti davvero interessanti. E' possibile anche ottenere collisioni multiple facendo cadere più gocce.

Orange #1 - Nikon D200, 50/1.8, 1/125 a f18, ISO200, SB-600.

Se ne deduce che, avendo a disposizione solo quattro, massimo 5 soggetti, fotografare gocce porta in sé il grosso rischio della banalità e della noia. È qui che il nostro occhio e la nostra voglia di sperimentare faranno la differenza. A meno di accontentarsi di aver catturato uno stelo da mostrare orgogliosi a parenti e amici, che non sanno che di queste immagini è piena la rete.

In questo scatto, realizzato manualmente, si vede molto bene lo stelo e la goccia creatasi dal rimbalzo.

L'acqua è materia e come tale ha un comportamento dettato dalle leggi fisiche. Proprietà come densità, tensione superficiale e densità possono impattare in maniera significativa sul risultato finale.

A - Dimensione della goccia

La dimensione della goccia influisce pesantemente sulla dimensione della corona o dello stelo.

Più è grande, più la corona sarà ampia e alta, o lo stelo sarà alto.

B - Tensione superficiale

La tensione superficiale è quella forza che tiene insieme le molecole di liquido. Pensiamo quiandi allo stelo che si genera a seguito della caduta della nostra goccia: esso è formato da acqua che "torna su", ossia da molecole d'acqua che si attraggono tra loro. Se abbassiamo questa forza, ossia riduciamo la tensione superficiale, otterremo steli più alti e più sottili, perchè l'acqua, risalendo, sarà meno "legata". Per ridurre la tensione superficiale è sufficiente utilizzare del brillantante per lavastoviglie (ne bastano poche gocce) o dell'imbibente, di quelli usati per evitare le macchie di calcare sui negativi.

C - Densità

La densità del liquido impatta sulla forma di corone e cappelli, non impatta invece su steli e gocce singole. Densità maggiori permettono forme più "controllabili", in quanto il liquido, essendo più "colloso", tenderà a formare forme più compatte e omogenee. Il latte è più denso dell'acqua e per questo permette di ottenere corone e cappelli più uniformi. Bisogna fare molta attenzione a non aumentare troppo la densità in quanto, a un certo punto, questa impedisce la creazione di corone. Come addensante io utilizzo della Gomma di Xanthan o della gomma di Guar, sciolta nel liquido che andrò a far cadere (principalmente acqua).

4 - La fisica

Non si può catturare un istante, se non si conosce come si è generato. Perchè solo sapendo come si genera possiamo decidere quando catturarlo.

Procediamo per piccoli passi.

La goccia inizia la sua caduta da una certa altezza H, partendo da ferma. Cadendo con accelerazione G, pari all'accelerazione di gravità, va a toccare il liquido, o il piano, dopo un tempo che si può calcolare invertendo l'equazione del moto uniformemente accelerato: H=1/2GT^2 , ossia T=radicequadrata di 2G diviso h. Se H è 30cm, T è circa 0.250 secondi, precisamente dopo 0.247 secondi. In quel preciso istante la goccia sta cadendo alla velocità V=G*T, ossia 2.42 m/s, ossia a 8.72Km/h. Supponendo che la corona si generi secondo la stessa legge, generalmente una corona non è più più alta di 0,5cm. Se ne deduce, facendo qualche rapido calcolo, che il tempo di creazione di una corona è di circa 30ms. Quindi la nostra corona si sarà formata dopo 280ms dalla caduta della goccia. Attenzione, però, che è un "essere in divenire" che nasce al contatto della goccia col piano, raggiunge la massima fioritura dopo 30ms e muore dopo altri 30ms.



La dimensione della corona varierà molto in base a:

  • Dimensione della goccia
  • Densità della goccia
  • Altezza di caduta della goccia
  • Quantità e qualità del liquido su cui è stata fatta cadere la goccia.

Fate bene attenzione che se fate cadere la goccia su un piano asciutto non otterrete nulla: il liquido si infrange sul piano senza creare alcun effetto. La corona è infatti generata dal liquido posto sul piano, e non da quello in caduta.

Il Re e i suoi cavalieri - Nikon D300, Nikon AF 60mm f/2.8 D Micro, 1sec a f22, ISO200, SB-800, trigger autocostruito.

Se invece facciamo cadere la goccia in un recipiente con del liquido, abbiamo detto che si formerà uno stelo.

Anche in questo caso le dimensioni varieranno in base a quanto valido per le corone, con l'aggiunta di un parametro importante che è la tensione superficiale. I tempi saranno un po' più lunghi, ma le tolleranze non cambiano: se vogliamo catturare un determinato istante dovremo essere precisi al millesimo di secondo.

Per ottenere collisioni, la seconda goccia dovrà essere fatta cadere dopo un tempo T necessario affinché la prima goccia generi lo stelo. Per una goccia in caduta da circa 35cm di altezza, questo tempo è di circa 60ms. Variando questo tempo la collisione può avvenire sulla testa dello stelo o in corrispondenza della goccia ottenuta dal rimbalzo della prima. In questo caso si ottengono cappelli staccati dallo stelo, estremamente affascinanti e d'effetto.

In questo scatto, realizzato con un trigger, la seconda goccia si scontra con quella staccatasi dallo stelo. Ho fatto partire il lampo del flash qualche ms prima del solito, in modo da catturare il momento di impatto delle due gocce, che va a formare una magnifica corona.

5 - L'attrezzatura

Abbiamo quindi capito che per catturare certi istanti bisogna essere precisi e, soprattutto, veloci. Trattandosi di frazioni di millesimi di secondo, è chiaro che non sarà possibile lavorare in luce naturale.

Ecco quindi il primo accessorio: il flash.

Sarà lui a illuminare la scena e a "congelare" la nostra goccia, corona o stelo che sia. Va bene un flash qualsiasi, non necessariamente compatibile con la vostra fotocamera, purchè sia controllabile da remoto via cavo o via wireless e che abbia la possibilità di controllare manualmente la potenza del lampo.

Vi serve poi un'ottica macro, principalmente per due motivi:

  • La distanza di messa a fuoco ridotta vi permette di ottenere il massimo dalla vostra goccia, ossia di ingrandirla il più possibile e ottenere il massimo dei dettagli.
  • La possibilità di utilizzare diaframmi molto chiusi vi permette di avere una elevata profondità di campo senza ledere alla qualità dell'immagine.

Per farvi un esempio, il Nikon AF 60mm f/2.8 D Micro ha una distanza di messa a fuoco di 21 cm, permette un ingrandimento 1:1 e ha una apertura minima del diaframma pari a F45. Ciò vuol dire che fino a f22 - f26 può essere usato senza grossi problemi.

Una valida alternativa è il 50/1.8 con tubi di prolunga. In termini di nitidezza è pari al 60mm micro, ma ha un'apertura minima inferiore, f22, alla quale però soffre di una corposa diffrazione ottica.

Vorrei soffermarmi su quest'ultimo parametro, ossia l'apertura del diaframma.

Il vero, grosso problema da affrontare quando si fotografano le gocce è la profondità di campo. Una
PDC errata porta a non avere a fuoco tutto il soggetto e ciò può essere fastidioso (a meno che non sia voluto).

Faccio un esempio.

Big Colours - Nikon D200, Nikon AF 60mm f/2.8 D Micro, 0.77sec a f20, ISO200, SB-600, Trigger HiViz.

Per avere una buon ingrandimento di una corona si dovrà stare a circa 30cm dal soggetto. A questa distanza, alla focale di 60mm, che su sensori APS-C diventa 90mm per il fattore di moltiplicazione, la profondità di campo è circa 1.28cm a f16 e 1.82cm a f22. Volendoci avvicinare ulteriormente, per ottenere un ingrandimento maggiore, supponiamo a 25cm, la pdc diventa 0.84cm a f16 e 1.19cm a f22.

In questa immagine la corona si è allargata più del previsto, andando oltre la pdc che avevo calcolato. Il risultato è la parte frontale fuori fuoco. L’immagine non è completamente da buttare, ma se fosse stata completamente a fuoco sarebbe stata perfetta. Notare le macchie arancioni sullo sfondo nero, causate da eccessiva luce di fondo (comunque facilmente cancellabili in pp).

Capite quindi che, onde evitare immagini poco nitide, è necessario un cavalletto e far sì che le gocce cadano sempre nello stesso punto. Per questo possiamo costruirci una struttura di legno dal quale far cadere le nostre gocce. Ma cosa usare?

Per corone e steli, un contagocce è perfetto: si ottengono grandi gocce e si può controllare molto bene il momento della caduta. Dobbiamo fissare il contagocce alla struttura, ma in modo che sia possibile ricaricarlo quando il liquido al suo interno è terminato.

L'ultimo accessorio che raccomando è un comando a filo: ci permetterà di scattare senza mettere le mani sulla macchina, col rischio di spostarla e compromettere la MAF.

Per i miei scatti uso la seguente attrezzatura:

  • Nikon D300 
  • Nikkor AF 60mm f/2.8 D Micro
  • Scatto remoto a filo nr. 
  • 2 Flash: SB-800 + SB-25 
  • Cavalletto con testa a tre assi 
  • Un trigger elettronico per il comando del flash 

6 - La tecnica

Abbiamo quindi tutto.

La nostra reflex digitale, il nostro cavalletto, il flash (meglio se due), la nostra struttura da cui far cadere le gocce e un punto in cui farle cadere, piano o bacinella che sia. E adesso? La prima cosa che dobbiamo fare è mettere a fuoco. Nulla di più semplice.

Prendete una penna a sfera, di quelle a scatto, e smontatela, ottenendone il guscio vuoto.
Appoggiate il guscio sul piano e fate cadere una goccia. Sistemate la posizione del guscio finchè la goccia non centrerà perfettamente il guscio, passandoci dentro.
Ora mettete a fuoco sul guscio sul bordo esterno del guscio e toglietelo. Abbiamo già fatto il grosso del lavoro.

Ora però dobbiamo fare uno scatto di prova.

Dovendo utilizzare il flash come luce principale, lavoreremo in ambiente semi-buio.

Impostate la macchina nel seguente modo:

  • Modalità M
  • Valore di ISO più basso che potete ottenere
  • Diaframma tra f16 e f22
  • Tempi tra 1/160 e 1/200
  • Flash in modalità M con potenza del flash a 1/64 e parabola a 24mm posto a lato della scena
  • Se disponibile, impostate la macchina in Mirror-UP

Spegnete tutte le luci della stanza in cui siete, chiudetevi dentro e tenete accesa solo una luce di servizio, il minimo per vederci (un po' come in una camera oscura). Caricate il contagocce, premete sul comando a filo per alzare lo specchio e fate cadere la prima goccia.

Dopo una frazione di secondo premete una seconda volta per realizzare lo scatto vero e proprio.

Cosa sarà venuto fuori? Quasi sicuramente nulla.

Avrete ottenuto una bellissima immagine del piano bagnato di acqua o di un bell'effetto onda sul pelo dell'acqua. E' normale.

Non abbiamo ancora la percezione del tempo che passa dalla caduta della goccia al momento dello scatto. Facciamo un po' di prove, alleniamoci, e vedrete che dopo un po' comincerete a capire quando scattare.

Ci possono volere pochi minuti, ma anche una mezzora.

Un consiglio: un'altezza più alta del contagocce permette di avere più tempo tra il rilascio della goccia e lo scatto, ma arrivando a destinazione a velocità più alta si avranno tolleranze più ridotte.

7 - Automatismi

Scattando a mano ci accorgeremo, dopo poco, che la nostra capacità di successo è davvero molto, molto bassa: dopo un'ora e mezzo, mediamente, si saranno realizzati circa 200-250 scatti e solo una decina saranno "buoni". Anche la persona più paziente di questa terra si sentirà frustrata e tornerà a fare dei bellissimi ritratti alla figlia o alla propria fidanzata o gattino. Inoltre, i soggetti che possono essere ripresi sono solo due: corona e stelo. Scordatevi le collisioni. A mano non si possono ottenere, perché il tempo di creazione di un "cappello" è di mezzo millesimo di secondo. Prenderlo è quasi impossibile.


A meno che non ci si affidi a sistemi elettronici che, se opportunamente programmati, fanno scattare il lampo del flash al momento che decidiamo noi.

A tal proposito esistono in commercio svariati dispositivi atti a questo scopo: il più economico e il più facile da usare è quello proposto da HiViz. Si tratta di un circuitino elettronico che si monta seguendo le istruzioni via web e che è subito utilizzabile. Non bisogna essere dei maghi di elettronica per montarlo, visto che tutte le istruzioni sono corredate da chiarissime immagini. Se non volete comprarvi il kit da HiViz, risparmiando qualche soldino, potete sempre farvi da voi l'elenco dei componenti e comprarvelo in un qualsiasi negozio di componenti elettronici. I miei primi scatti di gocce (Yellow, Jelly, etc) sono tutti realizzati con l'HiViz (nella foto).


Un altro, e forse quello più diffuso tra i "professionisti" del settore, è lo StopShot.

A differenza dell'HiViz, ha un display e ha la possibilità di comandare una elettrovalvola. In questo modo si possono erogare più gocce e, di conseguenza, realizzare le collisioni.

Il vantaggio è che è "plugh & shot", ma ha un unico piccolo difetto: costa circa 300$. Conosco molti, sul web, che ne osannano le caratteristiche e che sostengono che è il miglior investimento che si possa fare. Non lo metto in dubbio, sempre che se ne voglia fare un uso professionale. Per noi amatori costa decisamente troppo.

Ci sono anche altri prodotti del genere, ma mi sento di consigliare solo questi due, in quanto affidabili e continuamente aggiornati.

L'ultima alternativa è farsi un trigger da soli, ma in questo caso è richiesta una certa dimestichezza in elettronica e in programmazione.


Il mio trigger, autocostruito, è basato su un microcontrollore Arduino Uno, che ho programmato e collegato a una breadboard con alcuni potenziometri (vedi foto qui accanto). Con questi posso decidere quando far scattare il flash, per quanto tempo tenere aperta la valvola da cui usciranno le gocce e il ritardo tra due gocce. Con questo trigger ho realizzato RedHat e Independence Day.

Con l'uso di automatismi la tecnica di scatto varia leggermente: il tempo di esposizione dev'essere allungato ad almeno 1sec, oppure dev'essere usata la posa Bulb.

Questo per dare il tempo alla goccia di cadere e al flash di scattare, che è ciò che impressionerà l'immagine sul sensore.

Dovremmo fare attenzione alla luce di fondo e fare delle prove a flash spento, in modo che non ci siano effetti di luce indesiderati.

I trigger, una volta tarati, permettono rese elevatissime: ogni scatto è un potenziale successo.

8 - Sperimentare, sperimentare, sperimentare


Non fermatevi alla prima corona o al primo stelo. Solo la sperimentazione e la pazienza portano a risultati che vi possono permettere di uscire dalla massa di gocce presente sulla rete. Provate liquidi e colori diversi, provate diverse posizioni del flash, preferibilmente affiancandone un secondo o montando filtri colorati, variate l'angolo di inquadratura della scena, ma soprattutto, come detto all'inizio, abbiate molta pazienza. Non abbiate fretta di ottenere subito scatti magnifici, come per ogni arte i risultati arriveranno con la costanza e lo stupore di chi si è addentrato in un micro-cosmo che nasce e muore in pochi millesimi di secondo.