31 marzo 2012

Se modifico foto altrui posso usarle? Risponde TAU Visual

E' vero che, modificando abbastanza dettagli di un'immagine di altri, posso utilizzarla, dato che si tratta di una nuova opera?

Risponde a questa domanda Roberto Tomesani per Associazione Nazionale Fotografi Professionisti - TAU Visual.


Modificando una foto, la si puo' usare?


30 marzo 2012

La lanterna magica dal 1420 al 1940 - Storia della Fotografia

Come ho scritto nell'articolo sulle origini della fotografia l'invenzione della lanterna magica è convenzionalmente attribuita a Athanasius Kircher ma alcune fonti fanno risalire l'invenzione di tale strumento al 1420!


Recenti ricerche illustrano che un tomo sulla lanterna magica possa essere esistito ai tempi di Salomone. Aristotele sviluppò la base teorica delle scienze ottiche. Con Friar Roger Bacon, nato ne 1214, l'arte-scienza della luce e delle ombre raggiunse il punto che permise lo sviluppo di dispositivi atti alla realizzazione di spettacoli di intrattenimento della magia dell'ombra. Leonardo da Vinci inventò la lente "bullseye", un primitivo ma efficace condensatore.

Il primo riferimento su qualcosa di simile a una lampada di proiezione viene dal Liber Instrumentorum di Giovanni de Fontana. L'illustrazione mostra un uomo che regge una lampada o una lanterna, e sul muro una larga proiezione dell'immagine del diavolo. Il dettaglio della lanterna mostra la sagoma di una piccola immagine del diavolo. Giovanni lo descrive come "un'apparizione notturna per terrorizzare gli spettatori". Chiaramente il dispositivo non ha una lente di proiezione, per cui l'immagine proiettata non sarebbe stata molto definita, benchè senza dubbio avrebbe servito al proprio scopo. L'immagine sulla lanterna è dritta così come quella proiettata, che è piuttosto corretto otticamente. Diversi attuali giocattoli per neonati funzionano così e producono immagini piuttosto efficienti. Benchè non ci siano particolari prove che Giovanni de Fontana abbia inventato la lanterna magica, William Tebra afferma fortemente nei NMLJ Volume 2- Number 2, che Giovanni de Fontana "abbia descritto il concetto reale di lanterna magica".


Molti anni dopo (1589), Giovanni Baptista della Porta pubblicò Magiae Naturalis Libri Viginti, in cui descrisse l'antica arte della scrittura su specchi di proiezione. Il libro fu pubblicato in inglese come Natural Magick nel 1658.

Nel 1646 Athanasius Kircher, un sacerdote gesuita tedesco, pubblicò Ars Magna Lucis et Umbrae, in cui migliorò il lavoro di Giovanni Baptista della Porta includendo delle modifiche per proiettare con l'ausilio della luce del sole o di una candela, usando una lente convessa come obiettivo per mettere a fuoco le immagini.

Un mistero.

Kircher è uno dei più famosi nomi nella storia della lanterna e spesso per errore gliene viene accreditata l'invenzione. Una sua successiva pubblicazione nel 1671 include illustrazioni di una lanterna magica proiettante immagini.


Mostrano l'errore piuttosto ovvio di non avere una lente di proiezione per mettere a fuoco le immagini. Così otticamente sono molto simili alla lanterna di Giovanni de Fontana del 1420, anche per il fatto che l'immagine nella slide è dritta come quella proiettata sullo schermo. Questo è corretto per le lenti da proiezione, così suppongo che chiunque abbia disegnato l'immagine conoscesse le basi dell'ottica benché mancasse la lente.

Tecnicamente la lanterna magica è un congegno in grado di proiettare su una parete o su uno schermo delle immagini raffigurate su vetro; in pratica è una camera oscura all’interno della quale è posta una sorgente di luce, che può essere una semplice candela, una lampada, una luce a gas oppure elettrica.

Dietro la sorgente di luce è posto uno specchio riflettore concavo il quale trasmette il fascio luminoso ad una lente che concentra i raggi sul vetro contenente il disegno: l’immagine, attraverso un obiettivo, viene ingrandita e proiettata a distanza.

Si tratta di un procedimento che sarà poi applicato ai proiettori per diapositive.

Lo schema ottico della lanterna magica.

Molto presto ci si rense conto che una sequenza rapida di immagini crea l’illusione del movimento e che anche la sovrapposizione di più vetri dipinti contribuisce a rendere ancora più realistiche le situazioni rappresentate.

La lanterna magica, è un congegno che incontra parecchio successo per i molteplici settori nei quali può essere proficuamente utilizzato.

Si possono proiettare disegni o testi a scopo didattico oppure allestire veri e propri spettacoli durante i quali un intrattenitore commenta le immagini o ne spiega il significato; lo scopo didattico può riguardare opere letterarie, oppure prediche religiose, oppure divulgazione di immagini di luoghi, ambienti, opere d’arte.

Il commento è affidato spesso ad un vero e proprio imbonitore, che col suo racconto rafforza le già eloquenti apparenze dove cavalieri Crociati combattono contro i Saraceni, dannati bruciano nel fuoco dell’Inferno o santi volano in Paradiso.

Sarà la fotografia a far compiere a queste proiezioni il passo decisivo, dall’epoca del dagherrotipo all’intuizione vincente dei fratelli Lumière, fino a quello che sarà lo spettacolo cinematografico.

Un utilizzo molto “privato” della lanterna magica è legato alla pornografia, fenomeno esistente da sempre a livello di disegni, che trae naturalmente grande giovamento dalla possibilità di ingrandire e di far muovere, anche se in maniera rozza, le immagini.

Ma il settore trainante è quello delle rappresentazioni fantastiche, degli animali mitologici, dei luoghi immaginari, perché siamo in un’epoca in cui non esiste una demarcazione netta tra reale e fiabesco.

Anche vasti strati del sapere scientifico sono ancora pervasi dal paranormale ed è in questo contesto che il mondo della magia trova nella lanterna magica (il bisticcio lessicale è voluto) un alleato insostituibile, anche perché le proiezioni devono necessariamente essere effettuate al buio, cioè nella situazione più favorevole per condizionare le menti ed amplificare le superstizioni.

Un vetrino da proiezione.

È uno strumento che crea parvenze, illusioni, suggestioni e sono in molti a servirsene, tenendolo nascosto e inafferrabile, mostrandone solo gli effetti; che la manipolazione delle percezioni e quindi dei giudizi sia anche un’importante leva di potere è un fatto noto da tempo immemorabile.


Si potrebbe parlare ancora a lungo di questo congegno: sembra che a metà del Settecento se ne servisse anche Giuseppe Balsamo, il conte di Cagliostro.


La lanterna magica che vedete in questa immagine è datata tra il 1870 e il 1880. In questo periodo l'arte della proiezione di immagini fisse o in movimento raggiunge lo zenith della genialità tecnica durante l'era Vittoriana. Le più squisite tra le slides osservabili con queste lanterne erano completamente dipinte a mano, ma vi erano usate anche immagini fotografiche.

La lanterna magica giocò un ruolo molto importante nella società Vittoriana. Veniva utilizzato per lezioni di sobrietà e religione ma era usato anche nell'educazione, per la dimostrazione di principi scientifici e per trasmettere le ultime notizie degli eventi mondiali. Gli spettacoli spaventosi "phantasmagoria" si svolgevano nei salotti Vittoriani erano l'equivalente degli odierni film horror.

Il XVIII secolo vide la nascita di "phantasmagoria". Uno spettacolo di luce ed ombre molto popolare da subito dopo la rivoluzione francese di Parigi dei tardi anni 1790. Il principale esponente di questi spettacoli terrificanti era un belga, che si faceva chiamare Robertson e teneva le sue "sedute spiritiche" in una cappella cappuccina abbandonata a Parigi.

Qui le sue ombre e i suoi fantasmi venivano alla vita tra i resti mortali dei monaci che adornavano le mura della cappella. Ai fini del racconto la lanterna veniva mossa avanti e indietro alle spalle dello schermo semitrasparente, Il fantasma di Robertson sembrava così mostrarsi e scomparire.


La prima metà del XIX secolo vide una progressione, dal lanternista itinerante "galante show", che per pochi pence intratteneva i figli della gente ricca o dei passanti - alla spettacolare e bello spettacolo delle lanterne di Mr. Childe e Mr. Hill negli anni 1840, al politecnico della Royal Regent Street. Questi spettacoli comprendevano l'uso di molte lanterne e una grossa quantità si grandi slide dipinte a mano per produrre "visioni dissolventi", effetti multipli e illusioni di movimento. Le slide dipinte da questi uomini erano le più belle mai prodotte tra quelle dipinte a mano. L'uso della bella ma altamente pericolosa limelight permise a queste immagini di essere mostrate ad un grosso pubblico. Dietro lo schermo venivano riprodotti i suoni e la musica appropriata.

Gli stabilimenti di Carpenter and Westley furono i primi a produrre commercialmente lanterne e slides in Gran Bretagna dal 1826 in poi. Impiegarono diversi trai migliori pittori di miniature di quei giorni che per loro crearono alcune tra le più squisite trasparenze della storia della lanterna magica.


Dopo il 1860 la qualità della maggior parte delle slides iniziò a deteriorarsi, incisioni e disegni furono trasferiti sul vetro a mezzo fotografico e poi colorate a mano. In contrasto alle slide le lanterne, invece, continuarono a migliorare tecnicamente. Furono prodotte lanteren biunial, triunial e persino quadriunial, ovvero lanterne con 4 tubi proiettori, queste erano per proiezioni multiple di viste in dissolvenza e movimento meccanico delle slides.

Con l'avvento del cinema i giorni dei grandi spettacoli con lanterne finirono. Ad ogni modo, la lanterna magica fu sempre utilizzata per la proiezione delle singole slides in scuole e istituti fino a tempi recenti. Slide fotografiche e stampate furono prodotte fino al 1940.

Fonti:

29 marzo 2012

Fujifilm X-Pro1 specifiche e test sul campo

Video test sul campo della fotocamera a ottiche intercambiabili Fujifilm X-Pro1

QUI trovate la scheda tecnica e ulteriori dettagli sulla Fujifilm X-Pro1.


27 marzo 2012

26 marzo 2012

Guida completa alla fotografia HDR, tecnica fotografica e tutorial per Photoshop - Corso di Fotografia - Lezione 28

Il corso di fotografia online è estrapolato dal libro di fotografia intitolato "Manuale di Fotografia - Occhio, Mente e Cuore" in vendita a 3 euro in versione Ebook PDF su lulu.

Questo articolo fa parte del Corso di Fotografia Digitale Online.

Foto di Bruno Ciampi Flickr.com/photos/brunociampi/

La fotografia HDR (acronimo di High Dynamic Range) consiste nel superare i limiti fisici del sensore aumentando la gamma dinamica estesa grazie alla possibilità di combinare in post produzione o in fase di scatto tre o più foto con diverse esposizioni, questo comporta che le scene fotografate debbano essere statiche ed è quindi necessario un treppiedi.

Molti sono convinti che questa tecnica porti ad avere foto molto contrastate con colori super saturi, non c’è niente di più sbagliato, quel tipo di foto è solo un'orrenda post produzione che raramente può risultare interessante se ben realizzata. La fotografia HDR dovrebbe apparirci più realistica di una normale foto, poiché l’occhio umano è in grado di distinguere maggiori dettagli di un sensore, sia nelle luci che nelle ombre.

Ma da cosa è caratterizzata una vera foto in HDR? Da una gamma dinamica superiore a quella del sensore della propria fotocamera, ombre aperte ed alte luci contenute anche in presenza di forti contrasti, una foto impossibile da fare con un normale sensore, perché chiuderebbe le ombre oppure brucerebbe le alte luci.

Da questa spiegazione si evince che non è possibile ottenere un HDR da un singolo scatto perché non si supera alcun limite di gamma dinamica del sensore, in un solo scatto non possono esistere le informazioni che sono contenute in più scatti.

Per ottenere una foto HDR, come già detto prima bisogna fare almeno 3 foto posizionando la fotocamera su un treppiedi e utilizzando la funziona di bracketing dell'esposizione, il diaframma deve rimanere il medesimo in tutti gli scatti sennò si avranno variazioni di PDC:

  • La prima foto per esporre le alte luci 
  • La seconda con un esposizione media 
  • La terza esponendo per le ombre 

La mia fotocamera mi consente di scattare con la funziona BKT fino a 7 foto da poter poi fondere in fase di post produzione, ottenendo un'immagine con una gamma dinamica notevolmente superiore alla singola foto.

COME REALIZZARE UNA FOTO IN HDR - TUTORIAL PHOTOSHOP

Oltre alla guida qui in basso consiglio la lettura dei seguenti articoli sulla fotografia HDR:


La seguente guida è stata scritta dal fotografo Gianluca Nespoli.

In questo tutorial vedremo come creare un'immagine HDR tramite Photomatix e la successiva ottimizzazione della stessa tramite Photoshop, il tutto partendo da tre scatti effettuati in formato RAW.

Gli scatti di seguito utilizzati sono stati eseguiti con una reflex Canon 30D ed un obiettivo Canon 10-22mm. Diaframma f/9 con tempi di 1/8s, 0.5s e 2s. Come potete notare i tempi agli estremi sono esattamente a + e - 2 stop dal valore di riferimento di 0.5s.

Le foto sono state scattate al museo delle scienze di Londra, ambiente ideale per sfruttare la tecnica hdr, sistemando la camera su di uno zaino in quanto da regolamento interno del museo è vietato usare il cavalletto, in modalità bracketing e autoscatto inserito in maniera da evitare qualsiasi movimento della camera al momento degli scatti.

Creazione della foto HDR




I seguenti scatti verranno usati per realizzare la foto HDR in Photomatix Pro, facile da utilizzare ed abbastanza intuitivo (vi sono molti tutorial in rete per approfondirne le caratteristiche). Lavorando con immagini TIFF a 16 bit il risultato sarà simile all'immagine seguente (32 bit).


In Photomatix bisogna impostare il Tone Mapping, ottenendo un'immagine TIFF a 16 bit per canale.


Configurare il Tone Mapping secondo il proprio gusto risulterà un'operazione piuttosto semplice data l'interfaccia priva di fronzoli. La differenza fra le due foto è evidente ma ancora non proprio soddisfacente, dominante giallognola e un po' slavata. Ciò che si otterrà dopo aver lavorato con Photomatix sarà simile all'immagine seguente:


Ritocco dei dettagli

Passiamo alla fase di rifinitura per rendere l’immagine un po' più accattivante. Principalmente andremo a lavorare sulle luci, sulle ombre, sui toni, sul contrasto e sulla nitidezza.

Aperta l’immagine precedentemente salvata da Photomatix, duplichiamo il livello di sfondo e modifichiamone l’esposizione (Immagine > Regolazioni > Esposizione):


Proseguiamo desaturando il giallo (Immagine > Regolazioni > Tonalità/Saturazione).


Aumentiamo la nitidezza dell’immagine utilizzando una maschera di contrasto:


In questo caso ho preferito aumentare subito la nitidezza invece che farlo alla fine del lavoro, uniamo il tutto e duplichiamo il livello così creato.

Applichiamo il filtro Controllo sfocatura / Gaussian Blur in modalità sovrapponi e bassa opacità (14% può andare bene) così facendo andiamo a caricare maggiormente il colore dell'immagine rendendola più corposa:


Uniamo nuovamente i livelli e duplichiamolo.

Immagine > Regolazioni > Luminosità / Contrasto utilizzando i seguenti valori: luminosità: -3; contrasto: +3. Uniamo nuovamente il tutto e duplichiamo il livello.

Immagine > Regolazioni > Curve.


Uniamo il tutto e duplichiamo il livello.

Si può vedere ancora una dominante giallognola che, personalmente, non trovo adeguata. Ripetiamo quindi la desaturazione del giallo con valore -65 ed impostando, per il livello superiore (modalità normale), un'opacità al 75%. Uniamo il tutto e duplichiamo nuovamente.

Cerchiamo di aumentare la tridimensionalità del soggetto andando ad enfatizzare i punti di luce con lo strumento pennello in modalità sovrapponi / overlay con opacità di circa il 18% ed utilizzando come colore il bianco. Lo stesso procedimento dovrà essere eseguito per le zone in ombra usando un pennello nero (in alternativa potremo utilizzare gli strumenti brucia e scherma).

Le dimensioni del pennello varieranno a seconda della parte che andremo a trattare. Uniamo il tutto ancora una volta e duplichiamo il livello.

Passiamo in modalità 8 bit ed utilizziamo il filtro Effetto pennellate / Paint Daubs:


Abbassiamo l’opacità del livello al 30% e nei punti dove l’effetto risulta essere troppo accentuato (in questo caso sul radiatore del veicolo) utilizziamo lo strumento gomma per rendere visibile il livello sottostante.

Direi che il lavoro è finito!


In conclusione

Come avrete intuito questo non è "IL" metodo ma un metodo che deve essere adattato alla foto da elaborare. Per un buon risultato è importante partire da una fotografia discreta con il più basso rumore possibile, dato che la tecnica HDR tende ad enfatizzare questo rumore. Non tutti i soggetti sono adatti a questo tipo di elaborazione, metalli e superfici riflettenti, invece, daranno notevoli risultati. Partendo da un soggetto molto contrastato l’immagine finale risulterà altrettanto ben esposta e gradevole ma si avrà necessità di più scatti.

Un effetto simile, sebbene più grossolano, si potrà ottenere partendo anche da un solo scatto: sviluppando in maniera differente lo stesso file RAW variandone di volta in volta la luminosità.

Spero di non essere stato troppo noioso o dispersivo ma piuttosto d’aiuto per avvicinarvi a questa tecnica fotografica.

23 marzo 2012

Limitazioni al diritto di fotografare in manifestazioni o luoghi pubblici

L'organizzatore di una manifestazione, un concerto, o di uno spazio aperto al pubblico puo' limitare il diritto di fotografare?


Roberto Tomesani per Associazione Nazionale Fotografi Professionisti - TAU Visual.


22 marzo 2012

Lightroom 4 novità e miglioramenti

Questo articolo fa parte del Corso di Lightroom.

Gli amici di Total-Photoshop.com hanno realizzato un video tutorial su Adobe Lightroom 4.

Conosciamo tutti i segreti e le novità presenti in Adobe Photoshop Lightroom 4.


Pentax K-01 Specifiche tecniche e test sul campo


Pentax K-01 Mirrorless con Sensore APS-C, recensione e test sul campo.



Specifiche tecniche:
  • Sensore CMOS da 16 Megapixel con sistema di stabilizzazione
  • Display da 3 pollici
  • Gamma ISO da100 a 12.800espandibile a 25.600
  • Stesse funzioni e modalità di scatto presenti sulle reflex
  • Registrazione video Full HD
Prezzo: 570 euro per il corpo macchina e 680 euro con ottica base 40mm pancake f/2.8

21 marzo 2012

Come leggere l'istogramma ed usarlo per avere una corretta esposizione - Corso di Fotografia - Lezione 25

Il corso di fotografia online è estrapolato dal libro di fotografia intitolato "Manuale di Fotografia - Occhio, Mente e Cuore" in vendita a 3 euro in versione Ebook PDF su lulu.

Questo articolo fa parte del Corso di Fotografia Digitale Online.

L’istogramma è uno strumento essenziale in fotografia digitale, molti però non gli danno la dovuta importanza o peggio non sanno cosa sia. Esso serve a capire se l'esposizione è corretta, se abbiamo perso dettagli nelle zone in ombra o nelle zone delle alte luci.

Molti si affidano allo schermo LCD della fotocamera, grosso errore, perché non sempre ci offre un risultato affidabile a causa della retroilluminazione dello schermo (troppo accesa o troppo spenta) o dell'illuminazione dell'ambiente esterno che se troppo intensa può falsare la nostra visione dell'immagine e quindi indurci in errore nel valutare l’esposizione di una foto.

Viene in nostro aiuto l'istogramma che può essere consultato in fase di scatto dallo schermo lcd della fotocamera o dal programma di post produzione da noi usato.

Subito dopo aver scatto una fotografia posso vedere l'anteprima dell’immagine dallo schermino lcd della fotocamera. 


Come mostrato nell'immagine qui in alto posso vedere i dettagli dello scatto, il grafico in alto a destra è l’istogramma. In alcune macchine fotografiche potete visualizzare un istogramma più dettagliato, ovvero diviso nei tre colori RGB.

Istogramma composito

In questa sede ci interessa capire come leggere l’istogramma composito, esso rappresenta la quantità di pixel presenti per le varie luminosità, l'immagine è correttamente esposta quando la zona dove inizia e finisce il grafico non è tagliata.

Nell’istogramma sull’asse orizzontale abbiamo la luminosità divisa in 256 livelli, partendo da sinistra lo 0 indica il nero, andando verso destra 255 indica il bianco, a metà abbiamo il grigio e sull’asse delle Y abbiamo la tonalità all’interno dell’immagine.

Scatto sottoesposto

Se realizzo la stessa foto sottoesponendo la curva si sposta verso la nostra sinistra, però non essendo tagliata tutte le informazioni che ci sono nei neri dell’immagine sono state catturate, quindi in post produzione con photoshop possiamo correggere i livelli senza avere alcuna perdita di informazioni sui neri.

Scatto sovraesposto

In questa versione sovraesposta l’istogramma si è spostato verso destra tagliando la curva, ho bruciato parte dei bianchi, quindi ho perso delle informazioni che non potrò più recuperare neanche con Photoshop.

Da quanto spiegato finora è possibile capire l’importanza dell’istogramma, osservandolo in fase di scatto ci si renderà subito conto se l’immagine è esposta correttamente e se è recuperabile in fase di post produzione.

L’istogramma e Photoshop

Per vedere l'istogramma in Photoshop su sistema operativo Windows basterà premere il tasto di scelta rapida CTRL + L oppure su sistemi macOS basta premere la scorciatoia da tastiera MELA + L.

Col mouse bisogna andare su Immagine -> Regolazioni -> Livelli.

Percorso per aprire la finestra "Livelli".

Si aprirà la finestra dei livelli dove è possibile vedere l’istogramma.



Nella finestra dei livelli ci sono 3 cursori sotto l’istogramma, uno del nero al valore 0, uno dei toni medi al valore 1,00 e uno dei bianchi al valore 255.

Trascinando il cursore dei bianchi alla fine della curva in questo caso vengono esposte correttamente le alte luci rendendo più luminosa la foto.

I toni medi però sono ancora scuri, spostando il cursore del tono medio verso sinistra otterrò così un'immagine correttamente esposta, in questo modo i bianchi non appariranno bruciati e i neri risulteranno naturali, l’immagine sarà quindi leggibile, chiudendo e riaprendo il grafico dei livelli noto che l'istogramma della foto è ora più bilanciato.



In caso di bianchi bruciati, come nella foto di esempio a inizio articolo, è impossibile recuperare dettaglio, Photoshop purtroppo non fa miracoli, non ricrea le informazioni che non sono state catturate durante la fase di scatto, un'immagine eccessivamente sovraesposta rimarrà tale, per questo in fase di scatto è bene controllare l’istogramma.

Se la scena che andiamo a fotografare è molto contrastata, ovvero presenta sia delle zone molto luminose che delle zone in ombra molto scure la macchina fotografica non riuscirà a catturare tutte le informazioni disponibili, il fotografo dovrà fare una scelta, dovrà rinunciare ad avere delle informazioni sulle alte luci o sulle ombre. Per fortuna la tecnologia ci viene incontro con la fotografia HDR, vi rimando al seguente articolo del corso per approfondire l'argomento: Fotografia HDR guida completa - Corso di Fotografia - Lezione 28.

Una curiosità: i nostri occhi, in condizioni ideali, riescono a distinguere solo 200 diversi livelli di grigio, i 256 toni disponibili in un’immagine digitale sono più che sufficienti per rappresentare anche le più sottili variazioni di tonalità.

Boxe dilettantistica - sparring - Primo giorno

Una fondamentale premessa

Sembra passato un secolo dall'ultima volta che ho pubblicato delle foto su questo blog, invece è passato solo qualche anno, un anno molto intenso in cui ho realizzato vari progetti fotografici e virtuali, ho scritto un libro, allestito uno studio fotografico, creato un forum di fotografia e un sito di mostre... tutto questo (misto ad impegni personali) ha tolto tempo ai miei generi fotografici preferiti.

Da oggi, oltre agli articoli del corso di fotografia, i vari articoli tecnici, di post produzione e di cultura fotografica troverete anche i miei Photo Post, ovvero articoli con le mie fotografie in cui spiego come ho fatto a realizzarle e le difficoltà legate a fotografare in determinate condizioni, quindi un approccio molto pratico alla fotografia.

Luogo: Palestra Golden Fighter - Messina - Tutte le mie foto sulla boxe: Set sulla boxe - Flickr

Sabato 17 sono andato alla golden fighter a fotografare gli sparring di Boxe, ho deciso di seguire questi ragazzi durante la loro carriera sportiva fino al loro primo match, la maggior parte di loro è agli inizi.

Quando arrivo lo sparring è appena iniziato...


L'illuminazione in palestra per fare fotografia è scarsissima, non ci sono finestre, solo qualche lampada sul soffitto, mi affido alla mia ottica 35mm con apertura massima a f1.8 (apertura che non ho usato), il 18-105mm Nikkor l'ho usato poco e niente con scarsi risultati, in questo posto si vedono tutti i limiti di uno zoom di basso livello rispetto a un'ottica fissa, sono dovuto scendere a compromessi lavorando esclusivamente sui tempi, iso e diaframmi, uso una reflex amatoriale e quindi un po' di rumore è inevitabile, in post produzione accentuo la grana rendendola parte integrante delle mie fotografie creando uno "stile personale" in questo genere  (almeno durante gli allenamenti, sul ring l'illuminazione solitamente è buona).








Con questa foto concludo la prima giornata di sparring, ho voluto usare un'apertura a f2.8 e un tempo di scatto di 1/160 di secondo, ISO standard.

Ho ottenuto foto molto sottoesposte che ho recuperato in post produzione (colgo l'occasione per ricordarvi il seguente articolo: i vantaggi della sovraesposizione in fotografia digitale)

Ecco una delle foto prima dell'elaborazione:


E' molto sottoesposta ma i neri non sono così chiudi da farmi perdere dettaglio, qui entra in gioco l'istogramma, se non conoscete questo argomento allora non perdetevi la lezione 25 del corso di fotografia.

La prossima volta proverò ad andare a tutta apertura impostando un tempo di scatto ancora più rapido, i pugili si muovono molto velocemente e gli elementi di disturbo in una palestra sono tanti.

Per commentare le mie fotografie andate sulla mia galleria Flickr al link http://www.flickr.com/photos/marcocrupivisualartist/

19 marzo 2012

Canon EOS 5D Mark III recensione, test e specifiche tecniche

In questi tre video vedremo tutti i dettagli della Canon Eos 5D Mark III.

Canon EOS 5D Mark III video di pm studio news

La nuova Canon EOS 5D Mark III, velocità, risoluzione, processore Digic 5+, potenza e possibilità creative. Matteo La Torre ci svela i segreti della macchina.




Canon EOS 5D Mark III - Mario and Nette - Filmato Dimostrativo

Un filmato dimostrativo della nuova Canon EOS 5D Mark III. Splendide immagini ed una storiella simpatica.




Canon EOS 5D Mark III: affianca ma non sostituisce EOS 5D Mark II

Parliamo con Matteo La Torre di Canon del posizionamento della nuova reflex full frame Canon EOS 5D Mark III, che affianca la precedente Mk2 con un prezzo di circa mille euro superiore. Molti sono i miglioramenti della fotocamera, anche sul fronte video.


Olympus OM-D EM-5 recensione, test e specifiche tecniche

Nel primo video test della Olympus OM D E-M5 e primi scatti.

Nel secondo video la descrizione dettagliata della Olympus OM-D EM-5 durante l'esclusivo evento europeo organizzato da Olympus per la stampa internazionale.


Olympus OM D E-M5 presa di contatto e prime foto



Olympus OM-D Hands-on Preview


15 marzo 2012

Guida ai formati delle immagini - Corso di Fotografia - Lezione 22


Il corso di fotografia online è estrapolato dal libro di fotografia intitolato "Manuale di Fotografia - Occhio, Mente e Cuore" in vendita a 3 euro in versione Ebook PDF su lulu.

Questo articolo fa parte del Corso di Fotografia Digitale Online.

Prima di iniziare a fotografare si deve settare il formato in cui le nostre foto dovranno essere memorizzate sulla scheda di memoria, esistono diversi formati e l’utilizzo di essi varia a seconda delle nostre esigenze.

Personalmente imposto sempre il formato che mi da la massima qualità dell’immagine, ovvero il RAW, mentre se devo fare foto con amici e parenti uso il formato Jpeg.

Vediamo qui in dettaglio i vari formati immagine che sul menù della mia fotocamera escono alla voce "Qualità immagine": 

  • RAW: in inglese significa puro, grezzo, questo file contiene senza compressioni tutte le informazioni catturate dal sensore della fotocamera, rispetto al jpeg consente una maggiore libertà di movimento in post produzione senza grandi perdite di dati. Questo formato non essendo compresso è più "pesante" in termini di spazio su disco, per le sue caratteristiche è considerato come il negativo digitale, non è presente su tutte le fotocamere ma solo su quelle di fascia medio - alta. Inoltre scattare in RAW ci assicura almeno uno o due stop di gamma dinamica in più rispetto alle immagini in JPEG. 
  • JPEG: come potete vedere dall'immagine abbiamo tre tipi di JPEG, Fine, Normal e Basic, sono tre livelli diversi di compressione, il Fine sarebbe il JPEG meno compresso e quindi di migliore qualità. Questo è il formato con il quale solitamente si pubblicano le foto sul web, è un compromesso tra dimensione e qualità, più qualità avrà la foto più spazio occuperà su disco e viceversa. Io dopo aver elaborato il RAW in photoshop salvo il file in JPEG nella mia galleria fotografica personale. Vi ricordo che ogni volta che si apre un immagine jpeg per modificarla al momento del salvataggio viene nuovamente compressa, in parole povere perde di qualità, quindi non cancellate mai i file RAW che potrebbero servirvi per fare altre modifiche alle foto. 
  • RAW + JPEG: la fotocamera salva la stessa foto sia in RAW che in JPEG, modalità che ritengo inutile poiché salvando due volte la stessa foto in due formati differenti si possono scattare meno foto poiché la memory card si riempie rapidamente. Con i moderni computer convertire le foto da RAW a JPEG è un’operazione veloce che non richiede più molto tempo. 
  • TIFF: non è presente nel menù della mia fotocamera ma vi spiego lo stesso cosa è, come il raw un'immagine in questo formato non viene compressa, la qualità è pari a quella del raw ma se guardate le dimensioni un file tiff solitamente è grande quasi il doppio, perché? Il RAW a differenza del TIFF non è un formato universale. Ogni fabbricante usa il suo e non tutti i software di elaborazione immagine possono trattare i file RAW dei vari produttori di fotocamere, il formato TIFF invece è universale ma per questo motivo registra le informazioni in modo meno efficiente. 
  • DNG: è un formato di pubblico dominio (ma protetto da brevetto) che si candida come standard per i dati grezzi delle fotocamere e che potrebbe facilitare notevolmente la gestione dei file da parte dei professionisti della fotografia. Inoltre è un formato file senza perdita di dati e consente di lavorare subito con tutti i software che lo supportano, quindi senza dover aspettare aggiornamenti specifici per quel tipo di fotocamera.

Oltre ai formati di registrazione sulla scheda di memoria esistono anche i formati di esportazione, ovvero i formati con cui si esportano le immagini da un software di elaborazione dopo la post produzione.

A noi fotografi interessa principalmente conoscere due soli formati di esportazione:


  • Formato di esportazione da Adobe Photoshop (.psd): Esportando le fotografie in questo formato si salvano tutti i settaggi e i livelli applicati all'immagine, in questo modo è possibile poter modificare i parametri a nostro piacimento ed esportare la foto in un altro formato. Faccio un esempio pratico: Salvo la foto dalla fotocamera al pc, il file è in formato RAW, lo apro con photoshop, regolo luminosità, contrasto, creo livelli ecc..., a questo punto ho due alternative, o salvo direttamente in JPEG e così facendo se avessi dei ripensamenti dovrei modificare di nuovo da zero il file RAW, oppure salvo in formato .psd che mi permette di tornare indietro sulle modifiche effettuate e di esportare il file in JPEG o in altri formati.
  • Formato di esportazione JPG: ne abbiamo appena parlato, ricordatevi che quando caricate una vostro foto su internet che sia sul vostro portfolio online, su un forum ecc... di ridimensionarla, un’immagine per esempio di 4288×2848 pixel risulterà pesantissima da caricare e inutile a una visione web dove al massimo conviene caricare immagini a non più di 1200 pixel per lato maggiore. ATTENZIONE quando lavorate sul Jpeg e poi salvate il lavoro il file viene ulteriormente compresso, non elaborate mai più di una volta lo stesso jpeg, perché viene compresso ad ogni nuovo salvataggio!

14 marzo 2012

La foto iconica delle Olimpiadi del 1968, Black Power, Tommie Smith e John Carlos, 1968


L'organizzazione delle Black Panthers fu fondata ufficialmente a Oakland (California) nel 1966, per iniziativa di due ex-compagni di scuola, Huey P. Newton e Bobby Seale. L'obiettivo dei due era di sviluppare ulteriormente il movimento di liberazione degli afroamericani fino ad allora pesantemente discriminati, socialmente, politicamente e legislativamente. Il movimento di liberazione stava conoscendo negli anni sessanta un rapido sviluppo grazie all'opera di attivisti come Malcolm X e Martin Luther King.

Grosso risalto per l'organizzazione in occasione dei giochi olimpici di città del Messico nel 1968 quando i due velocisti neri Tommie Smith e John Carlos con pugni chiusi e mano guantata di nero (simbolo della lotta delle Black Panthers), ricevevano le loro medaglie restando immobili sul podio dei vincitori.


È stato uno dei momenti sportivi più potenti e controversi del ventesimo secolo, e un evento spartiacque nel movimento per i diritti civili. Dopo aver fallito nel convincere i propri compagni di colore a boicottare le olimpiadi di Città del Messico del 1968, Tommie Smith e Jhon Carlos riuscirono a vincere l'oro e il bronzo nei 200 metri nell'evento di atletica leggera. Determinati a usare il grande scenario delle olimpiadi come piattaforma di protesta, Smith e Carlos accettarono le medaglie a piedi scalzi (per evidenziare la povertà della comunità afro-americana), indossando perline (in onore delle innumerevoli vittime di colore uccise dallo schiavismo e il razzismo), e stringendo in aria i pugni con dei guanti neri (il saluto del "black power").

Una tempesta di scandalo colpì Smith e Carlos imemdiatamente. Per non aver rispettato la "bandiera a stelle e strisce" e i giochi olimpici, la IOC forzò la commissione dei giochi olimpici degli stati uniti a ritilarli dalla staffetta, bandirli dal villaggio olimpico edespellerli dal team olimpico degli stati uniti. La maggioranza dei bianchi americani si sentirono oltraggiati dalle loro azioni, ed entrambi gli uomini subirono una violenta reazione al loro ritorno in patria. Nondimeno la loro leggenda crebbe, e l'immagine in bianco e nero che vedete in alto è diventata il simbolo per la lotta verso l'uguaglianza degli atleti di colore in America.

Popolarizzata dalla sua apparizione nel film del 2000 "remember the titans", questo poster da la possibilià di celebrare un momento storico che significa così tanto per così tanti. In un belissimo e classico bianco e nero, è un vero must per tutti coloro siano interesati a Smith, Carlos e al movimento per i diritti civili - così come a coloro che vogliono semplicemente visionare un classico momento della storia delle olimpiadi!