Poster Art, quando le fotografie invadono le città

Tra le tipologie di arti la fotografia è forse quella più immediata. Per questo motivo molti artisti la preferirono alla pittura, liberandola spesso dalla tecnica e trasformandola in pura espressione artistica: dalle eclettiche rayografie di Man Ray agli scatti di reportage di Steve McCurry, nei quali le persone sembrano raccontarci la loro storia. In pochi però sanno che la fotografia è al centro di una nuova arte: la Poster Art, la quale esibisce sui muri delle strade fotografie a grandezza poster. Tale tecnica appartiene al mondo della street art e, lì dove i graffiti si fermano arriva l’affissione di immagini spesso provocatorie e con funzione di denuncia.

Sono molte le installazione di poster che hanno fatto scalpore negli ultimi anni e tra queste vi è il caso della città messicana Ecatepec de Morelos, dove nel quartiere criminale di Cerro Gordo, sui muri delle case appaiono quindici poster giganteschi che riproducono i volti delle vittime del narcotraffico del rione. Si tratta del workshop fotografico “Dare un volto alle vittime della violenza” organizzato dalla Fundaciòn Murrieta. L’idea viene ripresa dal progetto del fotografo JR che nel 2006 affisse nella città di Parigi le gigantografie di ragazzi che abitavano le periferie. Una denuncia sociale priva di filtri, volta sia a commemorare le vittime di una guerra ancora in atto, sia a smuovere le coscienze di chi li guarda.


La poster art e le sue immagini provocatorie arrivano anche in Italia nella città di Bologna, dove nel luglio 2016 in via Irnerio vengono affisse 24 fotografie in bianco e nero raffiguranti baci omosessuali, in risposta alla strage di Orlando (12 giugno 2016) nella quale persero la vita 49 persone per mano di un killer omofobo all’interno di un night club della città. I poster fanno la loro comparsa sulle bacheche della via bolognese grazie alla campagna “Shoot Me Orlando” e al Cheap Festival, che dal 2013 promuove la street art. Nei giorni successivi anche altre città italiane vengono coinvolte da questa propaganda, tra cui Roma e Firenze.


Particolare è l’esempio di Roma, dove la poster art assume un carattere culturale in onore dello scrittore e regista Pier Paolo Pasolini. A 40 anni dal suo omicidio il quartiere Monteverde ha voluto ricordarlo valorizzando i luoghi nei quali lo scrittore trasse ispirazione per il romanzo Ragazzi di vita (1955), ambientato tra le case popolari di via Donna Olimpia che tutt’oggi svettano come grattacieli nel panorama del rione. In via Federico Ozanam il muro delle case popolari è invaso da una serie di fotografie in bianco e nero formato poster che ritraggono la vita di Paolini e i suoi ragazzi di vita, persone che all’epoca vivevano in quelle strade e, non solo presero vita all’interno delle pagine del romanzo, ma diventarono anche gli attori dell’omonimo film.

Foto di Federica Girardi

Le fotografie sono inoltre corredate da aforismi e scritti dell’artista che incuriosiscono i passanti e li convincono a fermarsi a leggere e scattare qualche foto con gli smartphone. Queste foto hanno il potere di rendere il mio quartiere più interessante, spingendo i passanti ad avvicinarsi alla cultura.

La poster art si fa mezzo della fotografia forse perché è l’unica arte capace di sbalordire senza dover leggere né capire, azioni che nel nostro secolo – ahimè – stanno finendo nel dimenticatoio. Tutt’oggi il potere delle immagini è forte, poiché ci mostrano la vera realtà e aiutano a non dimenticarla, a non far finta che non esista. E’ come se camminando ci sentissimo osservati da quegli occhi enormi e, allo stesso tempo, obbligati a ricambiare lo sguardo.

Foto di Federica Girardi

Federica Girardi
facebook.com/federicagirardiphoto

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