27 febbraio 2017

Come impostare Lightroom, importare le foto e gestire cataloghi e libreria


La seconda lezione del corso di Adobe Lightroom è dedicata completamente ai cataloghi di Lightroom. Se vi siete persi la prima lezione vi rimando al seguente link: Introduzione a Lightroom, capire l'interfaccia e i cataloghi

Il video qui di seguito è stato realizzato da "Emanuele Brilli Photoshop and Photography".

Gli argomenti della lezione comprendono:

  • Le prime impostazioni in Lightroom.
  • I cataloghi. Cosa sono e come gestirli?
  • Prendiamo confidenza con la libreria.
  • Importazione delle fotografie.


24 febbraio 2017

5 posti a Firenze che si possono fotografare in una sola giornata

Lo scorso fine settimana sono stata a Firenze, una città che per me è una seconda Roma: la conosco a memoria eppure mi stupisce ogni volta come se fosse la prima. In questo articolo voglio consigliarvi 5 luoghi turistici da non perdere a Firenze da poter visitare in una sola giornata, che siate semplici turisti o fotografi in cerca di qualche scatto.

1. Piazza del Duomo

Foto di Vidibio

Foto di Federica Girardi

Il nucleo del centro storico di Firenze è questa piazza che offre una concentrazione di meraviglie architettoniche rare da trovare altrove, a partire dalla Basilica di Santa Maria del Fiore risalente all’inizio del 1200 e progettata dall’architetto Arnolfo di Cambio. Arricchita dalla spettacolare cupola di Brunelleschi, viene terminata nel 1436 ed è conosciuta tutt’oggi come la più grande cupola autoportante in muratura; troviamo poi il Battistero di San Giovanni, il più antico edificio di Firenze; e il campanile di Giotto il quale, costruito tra il 1334 e il 1359, vanta ben 84,70 metri di altezza. I monumenti così vicini tra loro offrono uno scorcio perfetto da fotografare!

2. Santa Maria Novella

Foto di Shaun Merritt

La chiesa di Santa Maria Novella è una delle chiese più importanti a Firenze, caratterizzata dalla bicromia romanica dei marmi, in colore bianco e verde, fu iniziata nel 1246 e terminata nel 1300, è da sempre considerata un simbolo della città gigliata. La piazza antistante dona inoltre un grande impatto scenico alla struttura, grazie anche alla sua forma a cinque lati.

3. Santa Croce

Foto di John Marino

La chiesa di Santa Croce nasce nel 1294 su progetto di Arnolfo di Cambio e negli anni ospitò i sepolcri dei grandi ingegni italiani: da Michelangelo a Galileo, da Machiavelli a Ugo Foscolo, il quale desiderò a lungo di riposare nel “tempio delle itale glorie”. Per chi ama la cultura la chiesa di Santa Croce è una tappa fondamentale, per me rappresenta uno dei luoghi più affascinanti che possiamo trovare nel nostro Bel Paese. Anche Santa Croce, così come tutte le chiese toscane di epoca romanica, è caratterizzata dalla bicromia verde e bianca dei marmi, punta di diamante è forse la statua dell’illustre poeta Dante Alighieri posta sulla scalinata antistante alla facciata, presa sempre d’assalto dai turisti!

4. Piazza della Signoria

Foto di Marco Crupi

Piazza della Signoria è da sempre sia il simbolo del potere civile della città, rappresentato da Palazzo Vecchio, sia un salotto d’arte grazie alla presenza della Galleria degli Uffizi e alle numerose opere d’arte esposte nella piazza, prima fra tutte il David di Michelangelo. Per chi ama fotografare le statue marmoree questa piazza è un piccolo paradiso.

5. Ponte Vecchio

Foto di Marco Crupi

Ponte Vecchio è il ponte più caratteristico della città e, forse, il più famoso d’Italia. Costruito per collegare il centro di Firenze all’Oltrarno, dal 1565 ospita diverse botteghe di orafi e artigiani. Le foto più suggestive del ponte sono scattate dal Lungarno o dai ponti limitrofi (Ponte Santa Trìnita e Ponte alle Grazie), da dove possiamo ammirare la sua unicità architettonica.

Con questi cinque punti ho voluto riassumere ciò che possiamo visitare in una singola giornata a Firenze; a differenza di Roma la città è molto piccola e il centro è raggiungibile a piedi dalla stazione principale di Santa Maria Novella. Per chi viaggia con la macchinetta fotografica consiglio due luoghi magici: Piazzale Michelangelo e il Forte di San Giorgio: entrambi ci offrono un meraviglioso panorama della città, degno di essere immortalato!

L’unico vero viaggio verso la scoperta non consiste nella ricerca di nuovi paesaggi, ma nell’avere nuovi occhi” – Marcel Proust

Federica Girardi

22 febbraio 2017

Irix lancia l'obiettivo 11mm f/4 ultragrandangolare con visuale da 126° e distorsioni minime


Termini come "ultragrandangolare" e "distorsione minima" raramente vanno d'accordo, tranne che per il produttore di lenti Irix, con il loro nuovo obiettivo 11mm f/4 a distorsioni ridotte per fotocamere reflex full-frame Canon, Nikon e Pentax.

Quest'ottica da 11 millimetri è il secondo importante contributo di Irix al mercato fotografico, il primo fu una lente da 15 millimetri annunciata lo scorso anno.

L'obiettivo Irix 11mm offre ai fotografi un campo visivo di 126 ° con una distorsione minima garantita grazie a una formula ottica speciale che include 4 lenti ad alta rifrazione, 2 lenti ED e 3 lenti asferiche.

Sarà disponibile in due versioni: Blackstone e Firefly. Entrambi dispongono dello stessa schema ottico, il Blackstone è il più costoso, $ 825, poiché dispone di una struttura in alluminio e lega di magnesio, un anello di messa a fuoco in metallo scanalato e un rivestimento anti graffio. Il corpo del Firefly non possiede queste caratteristiche, per tenere il prezzo più basso, $ 595, sull'anello di messa a fuoco dispone di una gomma antiscivolo ed è più leggero del 12% rispetto al Blackstone.

Di seguito potete vedere un primo piano del Blackstone, seguita dalla versione più leggera Firefly:

Blackstone

Firefly

Per ulteriori informazioni su uno di questi obiettivi vi rimando al sito del produttore: irixlens.com

Non è stata comunicata la data di uscita sul mercato delle due lenti.

21 febbraio 2017

Introduzione ad Adobe Lightroom, capire l'interfaccia e i cataloghi


La prima lezione del corso di Adobe Lightroom è dedicata all'introduzione al software.

Il video qui di seguito è stato realizzato da "Emanuele Brilli Photoshop and Photography".

Gli argomenti trattati sono:

  • Il primo avvio di Lightroom
  • Le prime impostazioni
  • Accenno ai cataloghi di Lightroom
  • Presentazione dell'interfaccia


20 febbraio 2017

Come sono diventato fotografo professionista

Foto di Max Allegritti

Il seguente articolo è stato scritto da Max Allegritti.

Ricordo ancora quella domenica di settembre, a pranzo dai miei genitori. C’era una luce intensa che illuminava il volto di mia sorella, con la quale discutevo sulle difficoltà che avevo in ufficio. Era il 2007, lavoravo come impiegato in una multinazionale metalmeccanica e la fotografia era un ricordo del passato, di quando mio zio fotografo mi portava con sé a tenere il flash durante i matrimoni.

“Perché non ti trovi un hobby? Quando eri alle medie ti piaceva fotografare. Prova, no?”. Mi comprai così la mia prima reflex, una D40 pagata quasi 500€, mi venne da piangere quando la pagai. Ricordo ancora la prima foto scattata: la collina di Montevecchia, dal finestrino dell’auto, ancora prima di arrivare a casa col giocattolo nuovo.

Fu subito amore e, come dicono i giovani, mi prese “la scimmia”. Cominciai a fotografare qualsiasi cosa, fossero foglie, porte, finestre. mele, arance, persone, tutto. Facebook doveva ancora arrivare in Italia e c’erano ancora i forum di discussione, così mi iscrissi a quello che ritenevo più serio (era gestito da una nota e storica rivista di fotografia) e cominciai a fare domande, informarmi, leggere, provare, testare. Leggevo qualsiasi cosa parlasse di fotografia, osservavo centinaia di fotografie al giorno su Flickr. Mi confrontavo sul forum con chi ne sapeva più di me.

Non avevo tempo di fare un corso di fotografia, così dovetti arrangiarmi per capire i tanti concetti e mi comprai qualche libro. Diaframma, tempo di scatto, ISO, micromosso, messa a fuoco, profondità di campo: tutto imparato on line, col tempo e facendo prove sul campo. Scoprii ben presto che la fotografia era uno strumento con il quale potevo esprimermi; potevo osservare un albero e riprenderlo nel modo che più mi piaceva per dargli un significato. O una foglia, o una goccia d’acqua. Scoprii insomma, col tempo, che la fotografia mi apparteneva.

I miei occhi cominciavano a guardare qualsiasi cosa ci fosse in giro e nella mia testa ragionavo su come fosse meglio rappresentarla, se a colori o in bianco e nero, e se il bianco e nero fosse stato spento oppure no. Mi comprai una macchina a pellicola, iniziai a sviluppare i rulli in bianco e nero e successivamente iniziai anche con le pellicole a colori. Che uso ancora oggi e che adoro. Cercavo costantemente di migliorare, sottoponendo le mie fotografie alle critiche più dure di chi ritenevo più bravo di me, senza difendere a spada tratta le mie immagini. Scoprivo che foto che ritenevo bellissime venivano considerate banali e scialbe. E immagini per me inutili, nate quasi per gioco, erano ritenute degne di nota e che potevano far nascere qualcosa di più interessante.

Foto di Max Allegritti

Dopo poco quasi due anni la D40 con l’obiettivo di serie divenne “stretta” e passai a una D80, che poi divenne una D200, poi una D300 e così via fino all’attuale D750. Poi arrivò Facebook e cominciai a mostrare le mie foto ad un pubblico più ampio che non fossero i 50 amici del forum. E con Facebook arrivarono altri amici, altri fotografi, altre scoperte. Man mano che passava il tempo accumulavo immagini, fotografie, spunti di riflessione e di stimolo. E critiche, feroci e terribili.

Poi nel 2009 chiesi a un amico di fargli da assistente ad un matrimonio: “Sei sicuro? Guarda che è dura”. “Sicurissimo”. Aveva ragione, fu una mazzata: tornai stremato con un migliaio di foto, di cui forse ne salverei adesso una o due, ma contento. Mi era piaciuto molto e volevo continuare.

Ho investito molti soldi in ottiche, nel tentativo di trovare quelle che più mi si addicevano: credo di aver provato fino a ora qualcosa come 50 ottiche diverse, tra fisse e zoom, ogni volta comprando e rivendendo manco fossi un mercante. È una fase di tutti i fotoamatori: l’acquisto compulsivo, perché si crede che con un’ottica più bella si facciano foto più belle. Ci misi un po’ a capire che non era proprio così.

Cominciai a lavorare costantemente come assistente e presi quindi più confidenza con la fotografia di matrimonio, che richiede attenzione, educazione, discrezione, precisione e forza fisica. Si, forza fisica, perché trotterellare in giro per 12 ore d’estate non è proprio semplice.

Iniziai a pubblicare qualcosa su FB e, di conseguenza, arrivarono quindi primi amici a chiedermi se avessi avuto voglia di fare da fotografo al loro matrimonio. Nel 2013 feci il mio primo matrimonio “in solitaria”. Fu una bella esperienza, molto difficile, ma imparai moltissimo. Cominciavo intanto a capire che concepivo la fotografia di matrimonio in un modo molto diverso da quello del mio collega: mi piaceva sperimentare, provare inquadrature e situazioni di luce nuove, situazioni divertenti e non tipiche della fotografia di matrimonio.

Foto di Max Allegritti

Nel 2014 ebbi l’occasione di lavorare come assistente presso uno studio fotografico di Milano e lì imparai che la fotografia è anche precisione e metodo. E che per fare passi avanti ci vuole una grossa dose di umiltà: scoprii che fotografare una maglia su un manichino era molto più difficile di un matrimonio. Arrivarono così anche le prime richieste di servizi aziendali, principalmente eventi. Nel 2015 decisi di dare una “regola” a quello che stava diventando un vero e proprio secondo lavoro e così aprii partita iva e investii un po' di soldi in un sito web.

Nel 2016 triplicai il numero di matrimoni rispetto al 2015 e così mi trovai davanti a un bivio: mollare il lavoro da stipendiato a tempo indeterminato, in una multinazionale solida, o iniziare una strada nuova, che mi rendeva felice di quello che facevo?

La scelta non fu semplice, di questo devo ringraziare i miei amici e mia moglie, fondamentali nell’aiutarmi a capire se fosse la cosa più giusta da fare.

Riassumendo, quali furono i fattori che mi hanno portato a questo cambiamento?

  1. Umiltà: non nasciamo tutti con il talento di Bresson o il coraggio di Capa. Dobbiamo sempre essere pronti a prendere critiche, anche pesanti, a volte anche violente, a incassare, a non ribattere per il semplice fatto che “l’ho fatta io ed è bellissima”. L’umiltà ti porta a informarti e studiare continuamente, ti porta a non restare mai fermo, ti spinge a cercare sempre qualcosa di più nelle tue fotografie.
  2. Studiare: tecnica, composizione, sguardo, conoscenza degli altri fotografi (che non sono solo HCB, Vivian Maier e McCurry).
  3. Autocritica: pubblico solo ciò che ritengo veramente valido: non mi piace pubblicare dieci foto al giorno, tutte mediocri. Piuttosto ne pubblico una a settimana, ma deve essere perfetta.
  4. Non aver paura di sperimentare: come dice un mio amico, “uscire dalla comfort zone”, cioè uscire da quell’area entro la quale sappiamo che andrà tutto bene. Chi non rischia rimane fermo dov’è e viene facilmente travolto. Dobbiamo però rimanere saldi in ciò che siamo, evitiamo di imitare i grandi, di fare una foto “come la farebbe nome_di_fotografo_famoso”, perché noi non siamo lui..
  5. Networking: fare network, fare rete. Che non vuol dire “averci le conoscenze giuste”, o “essere raccomandato”. Tutt’altro. Fare network vuol dire creare una rete di rapporti di fiducia e di stima reciproca con le persone che si incontrano, siano essi fotografi professionisti o fotoamatori.
  6. Educazione, rispetto: verso i colleghi, verso i clienti, verso tutti quelli che vedono il mio lavoro su facebook. Siamo prima di tutto persone, poi fotografi.
  7. Aver pazienza: a differenza di quanto vogliono farci credere, non si diventa fotografi in 48 ore. A volte ci vogliono anni.

16 febbraio 2017

Breve storia della fotografia di ritratto

Questo articolo fa parte della rubrica: La Storia della Fotografia da Aristotele ai giorni nostri

Nessun genere si sviluppò ed ebbe successo in fotografia quanto il ritratto. Nonostante tutte le innovazioni che si sono sviluppate sin dal suo inizio, la fotografia ha continuato ad essere associata alla rappresentazione delle persone. In "A Short History of Photography" (1931) Walter Benjamin scrive "La rinuncia alla figura umana è la più difficile di tutte le cose per la fotografia".

Data questa possibilità del mezzo fotografico di ritrarre le persone, forse non è un caso che la fotografia si è spesso associata agli ideali democratici. È diventato un luogo comune dire, parlando di storia della fotografia, che la sua invenzione è stata coincidente con un aumento della visibilità culturale e politica della classe media. La fotografia ha soddisfatto il desiderio di ritratti che una volta erano appannaggio dei ricchi e degli aristocratici.

I ritratti fotografici sono un aspetto così centrale e ben incorporato nella cultura visiva contemporanea che spesso passano inosservati. Il ritratto fornisce la struttura visiva su cui è costruita la narrazione della propria identità. Carte d'identità, foto ricordo, foto di nozze ecc... solo per citare alcune delle immagini che fanno da cornice all'individuo.

Il ritratto ha una lunga storia, prima dell'avvento della fotografia veniva effettuato tramite il dipinto. Forme di ritrattistica esistevano anche nell'antichità, ma l'immagine che molti comunemente intendono come un ritratto è una rappresentazione realistica di una persona frontalmente posta in cui sono riconoscibili i tratti del viso e le sue espressioni, questo concetto di ritratto è un'eredità del Rinascimento europeo, che ha celebrato il singolo e perfezionato la rappresentazione della prospettiva e della tridimensionalità.

Il primo ritratto fotografico della storia, Robert Cornelius, 1839

La prima foto di ritratto della storia (considerato anche il primo autoritratto) è stata scattata nel 1839 da Robert Cornelius. Un ritratto frontale col soggetto che guarda verso un punto laterale, l'opposto rispetto ai ritratti nei dipinti classici.

Autoritratto in posa da annegato - Hippolyte Bayard, 1840

Quello di Hippolyte Bayard è considerata la prima bufala fotografica della storia, questa foto è stata scattata nel 1840. All'epoca Sia Bayard che Louis Daguerre erano in conflitto per rivendicare il titolo di "padre della fotografia". Bayard allegò alla foto la seguente lettera "Questo che vedete è il cadavere di M. Bayard, inventore del procedimento che avete appena conosciuto. Per quel che so, questo infaticabile ricercatore è stato occupato per circa tre anni con la sua scoperta. Il governo, che ha fatto anche troppo per il signor Daguerre, ha detto di non poter far nulla per il signor Bayard, che si è gettato in acqua per la disperazione. Oh, umana incostanza! È stato all'obitorio per diversi giorni e nessuno è venuto a riconoscerlo o a reclamarlo. Signore e signori, passate avanti, per non offendervi l'olfatto, avrete infatti notato che il viso e le mani di questo signore cominciano a decomporsi".

Anche se la fotografia di ritratto ha chiaramente preso in prestito dal repertorio della pittura, ha anche sviluppato i propri percorsi visivi grazie alla sperimentazione da parte dei fotografi e all'evoluzione tecnologica del mezzo fotografico.

Il biologo Emil Racovitza - Louis Marie Auguste Boutan, 1899

Un esempio della velocità con cui si evolve il mezzo fotografico è dato dalla foto di Boutan, considerato il primo foto ritratto subacqueo della storia, nel 1893 Louis Marie Auguste Boutan inventò la prima macchina fotografica subacquea, si pensa che questa foto risalga al 1899 perché intorno a questo periodo sviluppò un flash subacqueo. Potete approfondire la storia di questa fotografia al seguente articolo: La prima foto di ritratto subacquea al mondo, scattata nel 1899.

Fotografia del presidente degli Stati Uniti Abraham Lincoln - Mathew Brady, 1862.

Mathew Brady e Nadar, due figure del XIX secolo, pionieri della fotografia di ritratto rispettivamente in America e in Francia, il loro lavoro suggerisce che la fotografia ritrattistica si presta alla creazione di archivi, facendo assumere uno scopo documentario non previsto dal fotografo stesso per le sue foto.

Soldato tedesco, 1940. (August Sander, Die Photographische Sammlung/SK Stiftung Kultur – August Sander Archiv)

Questa tendenza è esemplificata dal lavoro del fotografo tedesco August Sander, per lui il ritratto fotografico è diventato uno strumento per vedere, studiare e documentare come l'individuo è modellato dalla società e collocato all'interno della cultura e della storia.

Muratore, 1928. (August Sander, Die Photographische Sammlung/SK Stiftung Kultur – August Sander Archiv)

Nel suoi progetti fotografici inerenti il ritratto: Anlitz der Zeit (The Feature of Time, 1929) e Menschen des 20. Jahrhunderts (People of the Twentieth Century) - che non è stato completato a causa della nascita del Terzo Reich di Hitler - Sander ha cercato di delineare il contorno visivo dell'ordine sociale della Germania di Weimar.

I ritratti austeri di Sander raffigurano gli individui, ma la loro individualità è secondaria alla sua attenzione rispetto alla loro identità sociale. Infatti Sander non ha mai riportato i nomi dei soggetti ritratti ma solo la loro occupazione o ruolo sociale.

Ogni suo ritratto è distinto, ma le foto di di Sander seguono la logica del confronto, i meccanismi di gerarchie sociali diventano evidenti nelle differenze e somiglianze tra le immagini, soprattutto in abbigliamento, postura e disposizione dei soggetti.

Foto di Alfred Stieglitz

Nei circoli di Alfred Stieglitz, i fotografi realizzavano ritratti l'uno dell'altro per costruire un'immagine di ricerca collettiva e di affinità. I grigi crepuscolo e i toni artigianali dei ritratti pittorialisti di Stieglitz e di Edward Steichen servivano ad elevare la fotografia a forma d'arte. La fotografia venne spesso paragonata con disprezzo a semplice strumento di riproduzione della realtà, a causa del procedimento meccanico e automatico richiesto per la produzione delle immagini. 

Lo scopo dei pittorialisti alla fine de XIX secolo fu quello di apportare la manualità e il senso estetico necessario per rendere la fotografia un'opera comparabile a quella delle arti maggiori. I fotografi che parteciparono a questo movimento utilizzarono le tecniche e i processi che più rendevano l'immagine simile ad un disegno, adoperando la stampa alla gomma bicromata o al bromolio, gli obiettivi soft-focus o la stampa combinata di più negativi su un unico positivo.

Edward Steichen - Autoritratto, 1901.

Per questi motivi, il processo preferito dei primi pittorialisti fu quello della calotipia, dove la superficie irregolare del supporto cartaceo rendeva confusi i dettagli. Spesso gli stessi pittorialisti provenivano da esperienze di pittura o scultura e convertivano le regole delle arti alla pratica fotografica. Influenzati dal movimento dell'impressionismo, i pittorialisti abbandonarono lo studio in favore degli spazi aperti, per meglio catturare lo spirito e la luce della natura.

Edward Steichen - Gloria Swanson (1924)

Anche altri fotografi appartenenti a forme altamente sperimentali di fotografia negli anni 1920 e 1930, come Man Ray, Florence Henri, Maurice Tabard, e Jaromir Funke fecero numerosi ritratti.

Man Ray - Kiki de Montparnasse

Man Ray ha fotografato figure chiave tra le avanguardie europee cercando di testare la gamma espressiva del ritratto. Il più famoso tra i suoi ritratti è quello fatto all'alter ego femminile di Marcel Duchamp, Rrose Selavy. In questi ritratti, Duchamp si presenta come una modella di moda; indossa un cappello decorato con un disegno geometrico in bianco e nero, le sue mani aggraziate e le dita inanellate sono elegantemente in bilico intorno al collo, il quale è coperto con una pelliccia per attirare l'attenzione sulle labbra, gli occhi sono truccati. Simile nello spirito agli autoritratti del surrealista Claude Cahun. Consiglio di approfondire l'argomento leggendo il seguente articolo: Man Ray e Marcel Duchamp, la fotografia come opera d'arte.

Rrose Sélavy, foto di Man Ray, 1923.

In Europa le condizioni sociali erano profondamente differenti rispetto all'America, inoltre i governi non avevano interesse nell'uso della fotografia, perciò la fotografia che più si sviluppa è la fotografia d’autore, a tal proposito consiglio la lettura di questo articolo: La fotografia d’autore e il rapporto con le avanguardie artistiche.

MEXICO. Mexico City. Prostituées. Calle Cuauhtemoctzin. - Henri Cartier-Bresson, 1934.

Come già accennato la fotografia di ritratto in  America era esplicitamente meno sperimentale e più votata alla rappresentazione dell'attualità.

Jacob Riis - Bandit's Roost (New York, 1888)

La necessità di rappresentare la realtà della sofferenza umana è presente fin dai primi anni del secolo. Jacob Riis, che ha iniziato come reporter per la polizia, ha fotografato gli immigrati che vivevano nelle case popolari di New York, con l'obiettivo esplicito di migliorare le loro condizioni di vita cercando di fare un'opera di sensibilizzazione che portasse verso politiche sociali più progressiste.

"La fotografia non sa mentire, ma i bugiardi sanno fotografare". - Lewis Hine.

Una generazione più tardi, Lewis Hine ha iniziato la sua attività di fotografo sociale fotografando gli immigrati che arrivavano a Ellis Island. Nel 1908, Hine iniziò a lavorare per il National Labor Committee documentando il pericoloso lavoro minorile.

Spinner, Whitnel Cotton Mill, North Carolina - Lewis Hine, 1908

Bambino al lavoro in una vetreria. Indiana - Lewis Hine, 1908

Sia Riis che Hine hanno creato fotografie di persone che rivelano il loro posto all'interno di condizioni sociali, storiche ed economiche.

Influenzato dalla coscienza sociale di Hine e dal modernismo romantico di Stieglitz, l'opera di Paul Strand è meglio conosciuta come un adempimento alla "straight photography". Con la sua attenzione all'austerità fatta di forme astratte Strand ha creato alcuni dei ritratti più conosciuti e interessanti del secolo, quali: Blind (1916) e Washington Square Park (1917).

Paul Strand - Blind, 1916.

Paul Strand - Washington Square Park, 1917.

"Documentaria è la fotografia della polizia scattata sul posto di un delitto. Quello è un documento. Vedi bene che l’arte è senza utilità, mentre un documento ha un’utilità. Per questo l’arte non è mai un documento, ma può adottarne lo stile. È quello che faccio io" - Walker Evans.

Il ritratto era una parte importante, ma implicita dei progetti documentaristici commissionati dalla Farm Security Administration nel 1930. In Let Us Now Praise Famous Men (1936), Walker Evans è riuscito a documentare la vita dei mezzadri poveri durante la Grande Depressione.

Floyd Burroughs, mezzadro dell'Alabama sotto il portico con i suoi vicini. Foto di Walker Evans, 1936.

Walker Evans - Annie Mae Burroughs, Hale County, Alabama, 1936

In un altro dei ritratti più famosi del secolo "Annie Mae Burroughs" Evans ha creato un design sottile ma convincente, le forme e le linee del soggetto sembrano risuonare con le assi di legno alle sue spalle.

Walker Evans, Penny picture displays, Birmingham, Alabama, 1936

La sua foto iconica "Penny picture displays" è composta da un totale di 225 ritratti, nel complesso ci sono più di un centinaio di uomini, donne e bambini: una comunità. Evans ha esplorato gli Stati Uniti del 1930 con l'occhio disinteressato di un archeologo che studia una civiltà antica. La foto potrebbe essere interpretata come una celebrazione di democrazia o come una condanna di conformità. Evans non si sbilancia su nessuna delle due interpretazioni.

Migrant mother - Dorothea Lange, 1936

Migrant Mother di Dorothea Lange è un ritratto ma è anche una fotografia documentaristica, ed è sicuramente un capolavoro del tempo diventato icona della Grande Depressione. Questa foto ci porta quindi ad un'altra tematica che è quella della classificazione delle foto, la quale viene approfondita nel seguente articolo: Il ritratto fotografico e la classificazione delle fotografie.

Aristide Briand indica Salomon e urla: "Eccolo! Il re degli indiscreti!"

Erich Salomon, conosciuto anche come "Il re degli indiscreti", è considerato uno dei pionieri del fotogiornalismo. Ha fotografato i potenti ed i personaggi pubblici del suo tempo.

Erich Salomon, il ministro degli Esteri tedesco Gustav Stresemann in viaggio per Parigi per la firma del patto Briand-Kellogg 1928.

Questa foto è considerata la prima paparazzata della storia della fotografia, la persona ritratta è Stresemann, l’allora ministro degli esteri tedesco in viaggio per i negoziati del Patto Briand-Kellogg.

Margaret Bourke-White. Gandhi, 1946

Le immagini di Margaret Bourke-White sono la dimostrazione della sintesi che Life chiedeva ai suoi fotografi: dare corpo alle parole attraverso le immagini.

In questo ritratto diventato iconico del Mahatma Gandhi, sottolinea il significato dell'arcolaio, simbolo dell'indipendenza indiana, collocandolo in primo piano e facendone l'elemento dominante.

Diane Arbus - Identical Twins, Roselle, New Jersey (1967)

"Credo davvero che ci siano cose che nessuno riesce a vedere prima che vengano fotografate". - Diane Arbus.

Diane Arbus non esprime alcun giudizio filosofico attraverso i suoi scatti, bensì si limita a documentare le sfumature emozionali del mondo circostante, esplicitando la descrizione psicologica del soggetto, in quanto rappresentato generalmente nella sua realtà privata. La Arbus preferiva stringere rapporti intimi e personali con le persone che ritraeva.

Stanley Kubrick, ammiratore dell'opera di Diane Arbus, le diede omaggio nella realizzazione della celebre sequenza del film Shining in cui Danny, percorrendo i corridoi dell'Overlook Hotel, si imbatte nelle gemelle Grady. La posa delle gemelle e la composizione dell'inquadratura sono infatti elementi che richiamano questa foto.

Korda, (Alberto Diaz Gutierrez), “Guerrillero Heroico”, 1960

Un foto ritratto diventato simbolo di lotta e di un intero periodo storico.

La foto di Che Guevara scattata dal fotografo Alberto Díaz Gutiérrez, detto Korda, con una Leica, all’Avana, nel 1960, in occasione della commemorazione delle vittime dell’attentato alla nave "La Coubre". 

La foto però fu pubblicata molto più tardi, nel 1967, dopo la morte del Che, dall’editore italiano Feltrinelli, che la usò tagliando via le persone e gli elementi di disturbo per la copertina del Diario del Che in Bolivia e per i famosi poster del Che. Peraltro si narra che Korda regalò la foto a Feltrinelli e che non ricavò neanche un centesimo da una delle foto più famose di tutti i tempi!

Dovima with Elephants - Richard Avedon, 1955

Dovima with Elephants - Richard Avedon, 1955

Una foto iconica nel campo della fotografia di moda, realizzata da Richard Avedon nel 1955. Si può dire che il termine "top model" è stato coniato appositamente per Dovima poiché raggiunse lo stato di supermodella prima ancora che il termine divenisse di uso comune, in quanto era considerata la modella più pagata dell'epoca. L'immagine qui sopra, "Dovima with Elephants" è stata scattata da Avedon al Cirque d'Hiver di Parigi, nel mese di agosto del 1955. L'abito è stato il primo abito da sera disegnato per Christian Dior dal suo nuovo assistente Yves Saint-Laurent.

The Ballad of Sexual Dependency - Nan Goldin

La fotografia di ritratto è un aspetto prevalente della fotografia d'arte contemporanea, in particolare quando si trattano temi di politica inerenti il razzismo, la sfera sessuale e di classe sociale. Nel 1980, gli artisti collocarono il ritratto in un campo culturale e psichico delimitato da due intenzioni: mettere in luce le diverse forze sociali che hanno un'incidenza sulla costruzione dell'identità e promulgare le possibilità sovversive della rappresentazione.

Un esempio è il lavoro di Nan Goldin "The Ballad of Sexual Dependency" pubblicato la prima volta nel 1986, una sorta di diario visivo che racconta le lotte per l'intimità e la comprensione tra i suoi amici ed amanti, che lei stessa descrive come "la sua tribù". Il suo libro fotografico divenne ben presto il canto del cigno per un'epoca che ha raggiunto il suo picco nei primi anni del 1980. L'influenza di questo lavoro sulle arti visive lo rende un classico della fotografia contemporanea.

Cindy Sherman, Untitled #147, 1985.

Tra la fine del 1980 e l'inizio del 1990 Cindy Sherman continuò la sua ricerca nel campo degli auto-ritratti fotografando se stessa all'interno di costumi sgargianti, utilizzando protesi, parrucche e un tipo di trucco molto pesante. I suoi lavori sono spesso senza titolo per non impostare un linguaggio descrittivo alle sue immagini, lasciando lo spettatore libero di immaginare una storia e un possibile titolo.

Bill Brandt - René Magritte

Gli autoritratti sono diventati quasi una regola per ogni artista e fotografo, ma c'è un altro interessante "gioco" molto diffuso in campo artistico, fare i ritratti gli uni degli altri, fotografi che ritraggono scrittori, artisti che ritraggono fotografi e vice versa. Robert Mapplethorpe ha ritratto Warhol. Warhol ha fotografato Marylin. Leibovitz a Iggy Pop. Mapplethorpe ha ritratto Leibovitz che ha ritratto Mapplethorpe. Avedon ha fotografato Liz taylor e Barbara Streisand. Leibovitz ha fotografato Sontag e Burroughs. Cartier-Bresson ha fotografato Camus. Cecil Beaton ha fotografato Jean Cocteau e Jean Cocteau a Beaton ecc.. Un non stop di artisti che fotografano altri artisti.

Lorna Simpson, Stereo Styles, 1988

Lorna Simpson. artista e fotografa afro-americana che ha iniziato la sua attività negli anni '80, con i suoi scatti ha esplorato le divisioni etniche. Il suo lavoro spesso ritrae le donne di colore in combinazione con un testo, per esprimere la relazione della società contemporanea con la razza, l’etnia e il sesso.

Afghan Girl - Steve McCurry, 1984

Concludo questa breve storia del ritratto con la foto di Sharbat Gula, meglio conosciuta come "Afghan Girl", una fotografia di Steve McCurry scattata nel 1984. Il suo sguardo sulla copertina del National Geographic divenne il simbolo della condizione dei profughi. È considerata la foto più famosa al mondo.

Canon EOS 77D e 800D caratteristiche tecniche e prezzo


Le Canon EOS 800D ed EOS 77D dispongono di un sensore CMOS APS-C da 24,2 megapixel e il processore DIGIC 7, con esse è stato presentato il nuovo EF-S 18-55 mm f/4-5,6 IS STM (il più piccolo obiettivo zoom non retrattile nella sua gamma) e il telecomando BR-E1, perfetto per lo scatto remoto senza fili (fino a 5 metri di distanza).

Il sensore è lo stesso di quello presente nella EOS 80D, la messa a fuoco automatica ha un tempo di risposta di appena 0,03 secondi, in modalità Live View e riescono a scattare fino a 6 fotogrammi al secondo.

Le fotocamere hanno una sensibilità fino a 25.600 ISO – estendibile a 51.200 – e quindi possono catturare ogni scena anche in condizione di luce scarsa. I 45 punti AF a croce mettono a fuoco rapidamente, inseguendo i soggetti in movimento con precisione per registrare immagini più nitide. Entrambe le fotocamere includono un sistema di misurazione RGB + IR da 7560 pixel per cogliere anche i più piccoli dettagli, come il tono della carnagione e offrire un’esposizione più accurata.

È possibile acquisire l’eccezionale livello di dettaglio delle foto anche con i video, grazie alla modalità Full HD 60p e filmato HDR, per riprese fluide e stabili persino con soggetti in rapido movimento. Che si tratti di safari, sport o scene in piena luce sulla spiaggia, la messa a fuoco Dual Pixel CMOS segue i soggetti che si spostano, mettendoli a fuoco gradualmente per risultati dall’aspetto professionale. Lo stabilizzatore d’immagine digitale a 5 assi neutralizza le fastidiose vibrazioni, anche nel caso di riprese in movimento o a mano libera.

La EOS 77D offre un totale controllo sulle impostazioni, con una doppia ghiera di controllo per regolare l’apertura del diaframma e la velocità dell’otturatore, mentre il pannello LCD superiore aiuta a controllare ogni parametro. Per i fotografi meno esperti, l’interfaccia guidata di EOS 800D insegna come regolare le impostazioni in funzione della foto che si vuole ottenere.

NFC e Wi-Fi consentono di condividere con semplicità immagini e filmati con dispositivi intelligenti compatibili (smartphone o tablet) o l’unità Connect Station Canon. Per una connessione costante, la tecnologia Bluetooth consente di attivare e sfogliare le foto senza dover estrarre la macchina fotografica dalla borsa, o di scattare a distanza tramite un dispositivo intelligente o con il nuovo telecomando BR-E1.

Il nuovo obiettivo in kit EF-S 18-55 mm f/4-5,6 IS STM è ideale per iniziare con una reflex tuttofare, essendo in grado di riprendere una vasta gamma di immagini, dal paesaggio al ritratto. Il più piccolo zoom nella sua classe, incorpora uno stabilizzatore d’immagine a 4 stop per foto stabili in luce scarsa o con lo zoom alla massima focale e un diaframma circolare a 7 lamelle per una piacevole sfocatura dello sfondo nei ritratti. Per le riprese video, il Servo AF con il pressoché silenzioso motore STM è perfetto per una messa a fuoco automatica senza rumori fastidiosi.

Le nuove EOS 77D, EOS 800D, EF-S 18-55 mm f/4-5,6 IS STM e Telecomando BR-E1saranno disponibili a partire da Aprile al prezzo suggerito al pubblico rispettivamente di 1.019,99 euro, 979,99 euro, 259,99 euro, 50,49 euro.

Canon EOS 77D – caratteristiche principali:


  • Funzionalità e controlli completi
  • Sensore APS-C da 24,2 megapixel
  • Autofocus facile da usare con 45 punti tutti a croce
  • AF Dual Pixel CMOS
  • Controllo wireless Bluetooth e condivisione con dispositivi intelligenti
  • Totale controllo delle impostazioni grazie alla doppia ghiera e allo schermo LCD

Canon EOS 800D – caratteristiche principali:


  • Corpo intuitivo e guida alle funzioni per un primo approccio alla fotografia a ottica intercambiabile
  • Sensore APS-C da 24,2 megapixel
  • Autofocus facile da usare con 45 punti tutti a croce
  • AF Dual Pixel CMOS
  • Controllo wireless Bluetooth e condivisione con dispositivi intelligenti

EF-S 18-55 mm f/4-5,6 IS STM – caratteristiche principali:

  • Versatile gamma zoom da 18 a 55 mm
  • 61,8 millimetri di lunghezza per un peso di soli 215 grammi
  • Stabilizzatore d’immagine 4 stop
  • Autofocus con motore STM silenzioso

Telecomando BR-E1 – caratteristiche principali:

  • Connettività Bluetooth®
  • Portata di 5m da tutte le direzioni
  • Controlli intuitivi
  • Cattura immagini e video
  • Controlli di messa a fuoco e zoom