La fotografia di Roger Ballen

Roger Ballen ritratto da Marguerite Rossouw

Roger Ballen, nasce a New York nel 1950 e crebbe con la consapevolezza della fotografia come forma d'arte. Sua madre, Adrienne Ballen, lavorò alla Magnum Photos dal 1963 al 1967, in quel periodo fondò Photography House, una galleria che mostrava il lavoro di André Kertész.

Nel suo primo libro di fotografia, Boyhood (1977), rappresenta la sua odissea di quattro anni alla ricerca della sua giovinezza per via della scomparsa prematura di sua madre, un viaggio di riscoperta di se stesso.

Roger Ballen - Peeping, USA, 1977.

Roger Ballen per oltre 30 anni ha vissuto e lavorato in Sud Africa., dove si stabilì nel 1982 e sposò la pittrice Linda Moross. Armato di un dottorato di ricerca in Economia Minerale ebbe una carriera di successo nel settore minerario, che lo portò in zone remote e depresse del paese. Da questa esperienza venne fuori un libro fotografico "Dorps: Small Towns of South Africa (1986)", che racconta il desiderio di congelare il tempo, preservando questi ambienti dalla modernizzazione, proprio come Boyhood aveva cercato di affrontare l'innocenza senza tempo dell'infanzia.

I protagonisti del suo progetto sono gli abitanti e le loro abitazioni, in particolare gli interni pieni di ricordi personali e ornamenti. Ballen paragona i suoi soggetti ai montanari degli Appalachi, congelati in un'epoca precedente. La loro povertà è evidente e lo spettatore sospetta la consanguineità negli interni angusti, gli scandali nelle lenzuola sporche tra i muri scrostati. Inoltre, al di sotto di questa superficie si trova il tema dell'apartheid.

Roger Ballen - Old man, Ottoshoop, 1983.

Le tensioni sottilissime di Dorps le ritroviamo in primo piano nel libro Platteland: Images from Rural South Africa (1995). Quando Nelson Mandela fu finalmente liberato nel 1990, i partiti politici dell'opposizione furono legalizzati e iniziarono i negoziati per una nuova costituzione ed elezioni democratiche, che si tennero nel 1994. In questa fase di transizione, la situazione nelle aree rurali era particolarmente tesa ed i bianchi conservatori cercarono di invertire i cambiamenti, impegnandosi in sabotaggi e violenze contro le comunità nere, mentre elementi reazionari del governo sponsorizzarono simultaneamente il terrorismo contro i neri nelle città.

Roger Ballen - Dresie Casie Twins, 1993.

In Platteland, i bianchi più indigenti della regione sono collocati al centro della scena, assumendo una nuova dimensione tragica come "archetipi ironici di alienazione e immobilità, vittime di entrambe le forze politiche e circostanze personali, difendendosi contro la privazione economica e l'angoscia psicologica in un ostile e inflessibile ambiente", "Sono testimoni dello sgretolamento di un sistema specificamente progettato per elevarli oltre i neri e garantire loro l'occupazione governativa".

Roger Ballen - Sergente F de Bruin, Dipartimento del personale carcerario, Orange Free State, 1992.

Le sue foto sono inquietanti ritratti in cui si percepisce l'orrore di un'era terribile. Come osserva Ballen, "Credo che l'umanità sia intrinsecamente più malvagia che buona e parte della mia motivazione è forzarne il confronto". L'uso di Ballen del flash e il grigiore generale delle immagini, magistralmente stampate dal suo amico Dennis da Silva, rafforza formalmente la sua associazione con fotografi come Diane Arbus, sebbene il lavoro di Ballen sia formalmente antitetico alla fotografia di strada e all'istantanea. 

Roger Ballen - Show Off, 2000.

In Outland (2001), i soggetti di Ballen non sono vittime passive dell'obiettivo, ma attori espressivi che si esibiscono in pose elaborate. Ciò coinvolge il fotografo e lo spettatore nella bizzarra tragedia della vita in cui siamo tutti intrappolati.

Negli ultimi trentacinque anni il suo particolare stile di fotografia si è evoluto. Nei primi lavori in mostra il suo legame con la tradizione della fotografia documentaria è chiaro ma attraverso gli anni '90 sviluppò uno stile che lui stesso descrive come "finzione documentaria". Dopo il 2000, i soggetti delle sue foto che vivevano ai margini della società sudafricana diventarono una sorta di cast di attori nelle serie "Outland" (2001) e Shadow Chamber (2005) che collaborano con lui per creare potenti psicodrammi.

Roger Ballen - Head inside shirt, 2001.

La linea che separa fantasia e realtà nelle sue successive serie Boarding House (2009) e Asylum of the Birds (2014) è diventata sempre più sottile e in queste serie ha utilizzato disegni, pittura, collage e tecniche scultoree per creare scenografie elaborate. Le persone erano quasi del tutto assenti, usate come oggetti di scena o sostituite da bambole o parti fittizie. In alcuni casi le persone apparivano solo con mani, piedi e bocche. 

Gli scenari erano spesso improvvisati e completati dal comportamento imprevedibile degli animali che divennero cruciali per il significato complessivo delle fotografie. In questa fase Ballen inventò una nuova estetica ibrida, ma ancora saldamente radicata nella fotografia in bianco e nero.

Roger Ballen - Take off, 2012.

Nella sua pratica artistica Ballen fu sempre attratto dalla possibilità di integrare fotografia e disegno. Così facendo ha ampliato il suo repertorio e esteso il suo linguaggio visivo. Integrando il disegno nelle sue opere fotografiche e video, l'artista non solo ha dato un contributo duraturo al campo dell'arte, ma ha anche fatto un potente commento sulla condizione umana e il suo potenziale creativo.

Nel febbraio 2017 il nuovo Zeitz Museum of Contemporary Art Africa a Città del Capo ha nominato una sua struttura Roger Ballen Foundation Centre for Photography, garantendo in tal modo che il contributo di Ballen alla fotografia in Africa continui nel futuro.

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